Guerra in Ucraina. L'attacco missilistico sul centro commerciale di Kremenchuk. Almeno 20 morti. Zelensky pubblica il video "Nessuno osi affermare che questo crimine non è accaduto"

di redazione 29/06/2022 ESTERI
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Un attacco missilistico russo, il 27 giugno, ha colpito il centro commerciale di Kremenchuk, nell'Ucraina centrale. Secondo l'ultimo bilancio ufficiale, le vittime accertate sono almeno 20. Il ministro dell'Interno di Kiev, Denys Monastyrsky, citato da Ukrinform, ha riferito che non ci sono altri sopravvissuti sotto le macerie. Da un parco vicino alla struttura, arrivano le immagini dell'esplosione.

Il momento preciso dell'esplosione è stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza di un parco vicino al centro commerciale. Si vedono uomini che passeggiano, bambini che giocano: un pomeriggio interrotto da un'esplosione. Un boato ha scaraventato a terra le persone, che hanno cercato di mettersi in salvo gettandosi nell'acqua o nascondendosi dietro agli alberi. Nel video si vede un uomo che corre cercando di portare in salvo un bambino, mentre un altro si tuffa nel lago per sfuggire ai detriti che si sono scaraventati sul prato.

A seguito dell'attacco, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky potrebbe intervenire alla riunione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. L'Ucraina ha richiesto l'incontro proprio in risposta all'attacco missilistico russo contro il centro commerciale pieno di civili e ai recenti bombardamenti in tutto il Paese, hanno dichiarato i diplomatici.

a tenere banco tra i due belligeranti e nelle capitali mondiali è ancora la strage al centro commerciale di Kremenchuk, distante da qualunque zona di combattimento. La carneficina provocata da un missile ha fatto almeno 20 morti, decine di feriti e 36 dispersi, che vengono però ormai dati per deceduti, portando il probabile bilancio a 56 vittime. Kiev non ha dubbi nell’accusare il nemico, mentre da fonti di Mosca sono cominciate a circolare online affermazioni contraddittorie, false e comunque non suffragate da alcun elemento. Tali versioni sono state diffuse da alcuni canali Telegram e da Dmitry Polyanskiy, vice ambasciatore della Russia presso le Nazioni Unite. L’idea che l’attacco sia stato una messa in scena è stata rilanciata anche da un canale televisivo di Mosca. Il ministero della Difesa ha dato una versione ufficiale secondo cui il centro commerciale “non era aperto al pubblico" e che il bombardamento di un deposito di munizioni ha innescato un incendio nell’edificio vicino.

La Bbc ha messo al lavoro 5 giornalisti per verificare la dinamica dell’eccidio. Che il centro commerciale non fosse funzionante sembra del tutto falso. Gli inviati della radio-tv britannica sul posto hanno parlato con acquirenti e dipendenti che si trovavano all'interno della struttura al momento dell'attacco. Nel centro commerciale la situazione sembrava relativamente normale in un video girato due giorni prima che il missile lo centrasse. Un altro video del 25 giugno mostra negozi aperti e persone impegnate in acquisti. Sembra priva di fondamento anche l’affermazione secondo cui non vi fossero donne o bambini, in quanto si tratta in realtà di una sede militare. Testimoni diretti e video smentiscono tale ricostruzione.

Forse il bombardamento di un deposito di armi ha propagato il fuoco al centro commerciale? Secondo la Bbc, i filmati delle telecamere a circuito chiuso mostrano due attacchi missilistici nell'area. Un missile avrebbe colpito vicino all'estremità orientale del mall, mentre l'altro missile l'estremità settentrionale di una fabbrica a 300 metri di distanza. Gli edifici sono separati da un muro, dalla vegetazione e dai binari, il che rende assai improbabile che un vasto incendio si sia diffuso dalla fabbrica all’edificio commerciale. Ciò non esclude che si sia trattato di un errore di lancio e che quindi il mall affollato di civili non sia stato colpito deliberatamente.

La tesi che l’attacco sia una messa in scena o una provocazione (cioè causato volontariamente dagli stessi ucraini) – oltre a essere in contraddizione con quanto detto dal ministero della Difesa - non ha nessun elemento a sostegno, mentre è certo che a colpire sia stato un missile da crociera russo KH-22. Per questo, secondo molti, a partire dal presidente ucraino Zelensky, l’azione è un crimine di guerra. Zelensky ha detto anche che la Russia è uno Stato terrorista. Una definizione, quest’ultima, dalla quale il presidente francese Macron si è dissociato.

Resta però compatto il fronte occidentale che dal G7, riunito in Baviera, alla Nato, riunita in Spagna, ha ribadito il suo forte sostegno a Kiev: il Cremlino non può vincere questa guerra, è la linea comune. L’Alleanza atlantica, che cerca con il segreatio generale Stoltenberg (nella foto) di convincere la Turchia ad accettare l’ingresso di Svezia e Finlandia, si vede costretta a ricalibrare le sue priorità e a rispolverare di fatto la Guerra fredda. Dal disimpegno del fronte orientale che sembrava irreversibile, si torna al futuro dispiegamento di decine di migliaia di uomini, molti dei quali americani, che si schiereranno in Germania e Polonia e nei Paesi baltici. La fermezza contro Mosca, che porterà ad altre sanzioni e, forse, al tetto al prezzo dell’energia, ha provocato ancora una volta la reazione verbale dei vertici russi.

All’affermazione di Mario Draghi secondo cui Putin non potrà partecipare di persona al G20 indonesiano, il Cremlino ha ribattuto seccamente che non è il premier italiano a decidere sui movimenti del presidente della Federazione. Una tensione tra i due Paesi che segnala il nervosismo del Cremlino in una fase cruciale della crisi.

Non è stato il primo bombardamento  indiscriminato contro un posto pieno di  civili, un edificio senza valore strategico o militare. Era già successo a Mariupol, dove la Russia ha preso di mira il Teatro drammatico con la scritta deti, bambini, l’unico posto in città in cui si potevano trovare corrente elettrica, acqua potabile e provviste e in cui erano rifugiati molti civili durante l’assedio. Era già successo a Kramatorsk, nel Donbas, contro la stazione che ospitava i cittadini che cercavano di fuggire dalla regione orientale: vicino alla stazione  venne trovato un missile Tochka con sopra la scritta za detej, per i bambini, e i russi dissero che il loro esercito non aveva in dotazione quel tipo di arma e che quindi la responsabilità era chiaramente di Kyiv. La bugia era doppia: i russi usano i Tochka e l’attacco era contro i civili. Finora Mosca aveva scaricato la responsabilità, aveva mentito sulle colpe degli ucraini, ora ha cambiato strategia: non mente sull’accaduto, ma mente sul perché. In primo luogo i missili russi, non uno ma due Kh-22, hanno colpito il centro commerciale, non una struttura vicina. Secondo: il centro commerciale era aperto e anche molto frequentato. Che gli attacchi di Mosca siano con precisione diretti contro i cittadini ucraini o che colpiscano a caso senza interessarsi dove cadranno i suoi missili il risultato è lo stesso: fa una guerra del terrore. 

Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha detto che il bombardamento a Kremenchuk è stato deliberato e si tratta di “uno degli atti terroristici più audaci della storia europea… Una città tranquilla, un centro commerciale come ce ne sono tanti con donne, bambini, civili. Questo non è stato un attacco sbagliato. Era un bombardamento russo ben pianificato”. Mentre in occidente i leader delle democrazie del mondo stanno mostrando, dopo una battuta d’arresto, di essere determinati ad aiutare Kyiv, Mosca cerca di distruggere il territorio e il morale dell’Ucraina. Durante il vertice Nato di Madrid, che si chiuderà il 30 giugno, la Russia potrebbe aumentare la brutalità dei suoi attacchi per far capire che Mosca è pronta a tutto, vuole vincere la guerra e chi si ostina a stare con Kyiv perde tempo e risorse. Zelensky ha chiesto ai leader del G7 di aiutarlo a far finire la guerra entro l’inverno, e il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ieri gli ha risposto che se il presidente ucraino vuole, la guerra può farla finire anche subito, basta che chieda “alle sue unità nazionaliste di deporre le armi”. Peskov ha aggiunto che la Russia continua a lavorare ai suoi piani su come rafforzare i confini occidentali e per fermare “l’avanzamento” della Nato  “che va avanti da due decenni e sta continuando”, e ha concluso dicendo che Mosca non ha pensato a quando far finire “l’operazione speciale”. Queste parole sono state pronunciate il giorno dopo l’attacco al centro commerciale di Kremenchuk, il giorno dopo un attacco sui civili che pone la comunità internazionale di nuovo di fronte alla domanda: la Russia in guerra si sta comportando come uno stato sponsor di terrorismo?  



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