23 novembre 1980. Quarant'anni dal terremoto dell'Irpinia.

di redazione 23/11/2020 AMBIENTE
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ll terremoto del 23 novembre 1980 è stato il più forte evento sismico che ha colpito l’Appennino meridionale negli ultimi 100 anni con una energia pari a magnitudo Mw 6.9 ed una intensità epicentrale Io pari a X scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS) e a IX ESI-07* (Postpischl et al., 1985; Rovida et al., 2016, Serva et al, 2007). Le regioni più colpite furono la Campania e la Basilicata, ma fu avvertito in quasi tutta Italia, dalla Sicilia fino all’Emilia Romagna e la Liguria.

È una domenica di novembre e sono ore 19.34. Una scossa della durata di 90 secondi colpisce un’area vasta oltre 17 mila chilometri dell'Italia meridionale. Le province più colpite sono quelle di Avellino, Salerno e Potenza. Alcuni dei paesi vicini all’epicentro, tra cui Lioni, Santomenna, Laviano e Muro Lucano, sono quasi rasi al suolo. La violenza del sisma, conosciuto con il nome di "terremoto dell'Irpinia", si abbatte su piazze, strade, case e abbatte campanili, chiese, ospedali.

Le ferite anche materiali inferte 40 anni fa dal sisma - come ha ricordato Papa Francesco all'Angelus - "non sono ancora del tutto rimarginate" e negli anni varie iniziative, "con gemellaggi tra i paesi terremotati e quelli del nord e del centro", hanno accompagnato il "faticoso cammino della ricostruzione". La solidarietà nata da quel disastro si unisce oggi al ricordo di quella drammatica pagina di dolore e sofferenza vissuta nel 1980. Il terremoto ha sorpreso tragicamente chi si trovava a casa di amici o parenti, nel bar della piazza, in chiesa per la Messa vespertina, in auto sulla via del ritorno verso casa. Il bilancio è pesantissimo: quasi 3 mila morti, più di 8 mila feriti, 77 mila case distrutte e 300 mila senzatetto. Complessivamente i comuni colpiti sono 687 (542 in Campania, 131 in Basilicata e 14 in Puglia). È la più grave catastrofe dei tempi moderni in tutto il Mezzogiorno d’Italia, dopo il sisma di Messina all’inizio del Novecento. L’allora presidente della Repubblica italiana, Sandro Pertini, si reca nei luoghi della tragedia. Dopo essere rientrato a Roma, in un discorso rivolto agli italiani, denuncia con forza il ritardo e le inadempienze dei soccorsi. 

In 90 secondi un passato fatto di condivisioni, sacrifici, emozioni, viene raso al suolo insieme a tante case.

Il mostro, come lo chiamano ancora alcuni, si portò via interi paesi.
Portò via, insieme alle mura, anche l’intimo, il più personale che nessuna ricostruzione avrebbe mai più riconsegnato. Famiglie si separarono, amici si persero, sogni si infransero.
Il mostro non si era preso solo il passato, aveva annullato anche il futuro.
Esisteva solo il presente fatto di macerie materiali e umane. Il futuro era diventata una parola vuota. E il passato era sotto le macerie.

Causò gravi danni in oltre 800 località con la distruzione di oltre 75.000 abitazioni e 275.000 gravemente danneggiate. Le vittime furono quasi 3000, i feriti circa 10.000. 

Numerosi e devastanti furono anche gli effetti sull’ambiente naturale, come gli effetti primari, quali la fagliazione superficiale (Westaway and Jackson, 1984; Pantosti and Valensise, 1990; Blumetti et al., 2002) e come gli effetti secondari, quali frane, fratture nel suolo, fenomeni di liquefazione e variazioni idrologiche nelle sorgenti (Cotecchia, 1986; Porfido et al., 2007; Serva et al., 2007). 

Le condizioni geologiche, geotecniche e sismologiche contribuirono a condizionare la ricostruzione, talvolta coinvolgendo l’assetto degli originari insediamenti abitativi. 

Per individuare il concreto fabbisogno finanziario, la legge 80 del 1984 pose come limite il 31 marzo 1984 per presentare le istanze di accesso ai benefici previsti già nella legge 219, corredate da progetto tecnico e perizia giurata. Alla fine le risorse necessarie per l'edilizia privata ammontavano a 15.500 miliardi di lire, quelle per le opere pubbliche a 4.500 miliardi, per un totale di 20.000 miliardi di lire. Quattro anni dopo, al 30 novembre, il fabbisogno era più che raddoppiato: per l'edilizia privata erano necessari 29.674 miliardi di lire, 12.000 miliardi di lire per le opere pubbliche, per un totale di 41.634 miliardi di lire.

 Il capitolo dello sviluppo legato all’articolo 32 di quella legge mostra cifre ancora più grandi: per le infrastrutture servivano 800 miliardi di lire; 1.257 miliardi di lire erano i contributi da dare alle aziende che si andavano di insediare con i bonus previsti dalla legge nelle aree del cratere; per 206 km di infrastrutture stradali servivano altri 1.279 miliardi di lire; per 171 km di infrastrutture idriche da rifare o fare ex novo, 172 miliardi di lire; per 455 km di infrastrutture elettriche, 43,4 miliardi di lire; per altre infrastrutture 112 miliardi di lire. Poi c'erano le concessioni in favore di imprese danneggiate, un contributo del 75% per la spesa necessaria a ripristinarle, con 1016 domande presentate, più della metà delle quali, 579 per la precisione, ammesse a contributo; per questo servivano 1.670 miliardi di lire.

L'ultima finanziaria che ha previsto fondi sulla legge 219/81 è quella del 1988 e metteva risorse per 29.450 miliardi di lire, cui si dovevano aggiungere 13.500 miliardi per Napoli, per una spesa totale di 42.950 miliardi. Di questi, alla provincia di Avellino erano destinati 6.400 miliardi. Complessivamente, la spesa dello Stato per la ricostruzione è arrivata a 57 miliardi di lire.

I soccorsi impegnarono 50mila unità militari, e il numero dei volontari non è mai stato quantificato. Per sistemare i senza tetto, si utilizzarono 32mila roulotte; scuole ed edifici pubblici da cui si ricavarono 27mila posti letto; 2.018 prefabbricati leggeri e 626 containers. Dieci anni dopo, nella sola provincia di Avellino, oltre 2.500 container erano ancora abitati. 

Sono trascorsi quarant'anni dall'immane tragedia provocata dal terremoto che devastò l'Irpinia e la Basilicata, colpendo anche parte della Puglia.
    Quasi tremila persone morirono sotto le macerie delle proprie case, o in conseguenza delle distruzioni di edifici.

Tante vite non poterono essere salvate per le difficoltà e i ritardi nei soccorsi. Il numero dei senzatetto si contò in centinaia di migliaia: sofferenze, disperazione, sacrifici che si sono prolungati per anni nel percorso di ricostruzione. Nella ricorrenza del più catastrofico evento della storia repubblicana desidero anzitutto ricordare le vittime, e con esse il dolore inestinguibile dei familiari, ai quali esprimo i miei sentimenti di vicinanza. Anche il senso di comunità che consentì allora di reagire, di affrontare la drammatica emergenza, e quindi di riedificare borghi, paesi, centri abitati, e con essi le reti di comunicazione, le attività produttive, i servizi, le scuole, appartiene alla nostra memoria civile. Profonda è stata la ferita alle popolazioni e ai territori. Immensa la volontà e la forza per ripartire". Lo afferma in una dichiarazione il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella



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