IL vaccino contro il Covid. Sanofi e governo Usa si accordano. "Non potrà essere per tutti". La UE "Vaccino bene pubblico per tutti"

di redazione 14/05/2020 SCIENZA E TECNOLOGIA
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Dieci giorni fa era stata la rivista Nature a lanciare l’allarme sulla necessità di coordinamento per lo sviluppo del vaccino in considerazioni degli oltre 90 candidati a diventare il composto profilattico contro il coronavirus. Sì perché la corsa a trovare il farmaco che potrebbe proteggere da nuove ondate di Sars Cov 2 è scattata nei laboratori di tutto il mondo e almeno sei gruppi di lavoro sono a buon punto con i test su umani. Non stupisce quindi la polemica mondiale scatenata dalle parole del direttore generale del gigante farmaceutico francese Sanofi, Paul Hudson, che ieri aveva dichiarato che sarebbero stati gli Usa i primi ad ottenere la distribuzione di un eventuale vaccino contro Covid 19. Eventuale, c’è da sottolineare, perché né Sanofi né altre case farmaceutiche lo hanno sviluppato.

la Sanofi, anziché ritrattare l'accordo con gli Usa come aveva fatto la CureVac, oggi ha rilanciato. I vaccini andranno anche all'Europa, se sarà "altrettanto efficace" nel finanziare gli studi per il vaccino. "In questo periodo gli americani sono efficaci - ha spiegato il presidente di Sanofi France, Olivier Bogillot - e anche l'Ue deve esserlo altrettanto, aiutandoci a mettere a disposizione molto rapidamente il vaccino". Gli Stati Uniti, ha proseguito il manager, "hanno già previsto di versare centinaia di migliaia di euro, mentre con le autorità europee siamo ancora a livello di pourparler". Alla fine comunque, ha tagliato corto "ci saranno dosi sufficienti per tutti".
 

Le dosi, in realtà, non saranno sufficienti per tutti. Almeno non subito. L'ultimo fra i vaccinati potrebbe essere immunizzato addirittura diversi anni dopo il primo. Spingendo a pieno ritmo tutte le fabbriche del mondo e rinunciando a qualunque altro vaccino, si arriverebbe a 5 miliardi di dosi all'anno. Ai 12-18 mesi necessari - secondo le previsioni più ottimistiche - per la messa a punto di un rimedio definitivo contro la pandemia, andrebbero aggiunti anche i tempi per la produzione e la distribuzione. Dei 110 gruppi al lavoro nel mondo, ognuno con un approccio tecnico diverso dall'altro, un terzo circa si trovano negli Usa, una quindicina in Europa e altrettanti in Cina. Chi prima otterrà l'immunizzazione, prima potrà riaprire la sua economia. E Pechino - in quella che il Financial Times definisce una nuova "corsa allo spazio" - è in testa alla gara, con quattro degli otto prototipi già in sperimentazione sull'uomo, l'esercito coinvolto nei test, dati positivi nelle scimmie, la promessa di iniziare la produzione su grandi numeri da luglio. Per il presidente Usa Trump si tratterebbe di uno scenario pre-elettorale disastroso.

"Piegare la curva del tempo" è l'obiettivo che si è data allora la Casa Bianca. Con l'operazione "Warp speed" gli Stati Uniti hanno scelto 14 prototipi di vaccini e stanno spingendo al massimo per ottenere 300 milioni di dosi per gennaio 2021. Ovviamente, non verranno destinate all'esportazione. Washington intanto accusa la Cina non solo di aver fatto scappare il virus dal laboratorio di Wuhan, ma anche di spionaggio scientifico, attraverso atti di pirateria informatica ai danni degli scienziati americani che lavorano a farmaci e vaccini. A dirigere Warp speed, Trump ha chiamato il generale Gustave Perna (l'idea di attingere dalle forze armate accomuna Washington e Pechino) e un ex manager dell'industria farmaceutica, Moncef Slaoui. Un mix che non garantisce altruismo.

 
"Vogliamo un vaccino di tutti. Non possiamo permetterci monopoli, cruda competizione o miope nazionalismo" protestano, con un appello del 14 maggio, 140 leader del mondo. I firmatari vengono soprattutto da Paesi in via di sviluppo, guidati dal presidente del Sudafrica Cyril Ramaphosa, con adesioni dal Pakistan al Senegal. Medici senza frontiere sta promuovendo una raccolta firme perché farmaci e vaccini siano accessibili a tutti. Gruppi no-profit interazionale come Cepi o Gavi, nati per coordinare una risposta equa alle epidemie emergenti nel mondo, hanno raccolto una manciata di miliardi di dollari ciascuna. Ma ce ne vorranno centinaia e gli Stati Uniti ne hanno messi sul piatto già diverse decine. L'Europa, con una sorta di Telethon fra i governi del continente, è arrivata a 7,5 miliardi di euro, di cui 4 da destinare al vaccino, gli altri ai farmaci.

 

L’avvertimento: “Ue sia altrettanto efficace” – Sanofi oggi però sottolineato che non darà preferenza agli Usa se l’Unione Europea si mostrerà “altrettanto efficace” nel finanziare lo sviluppo del vaccino. “In questo periodo gli americani sono efficaci – ha detto a BFM-TV il presidente di Sanofi France, Olivier Bogillot – anche l’Ue deve esserlo altrettanto, aiutandoci a mettere a disposizione molto rapidamente il vaccino”. Ieri Hudson aveva fatto sapere che le autorità americane hanno investito finanziariamente per sostenere le ricerche del gruppo farmaceutico, precisando che l’anticipo sarebbe potuto essere di qualche giorno o di qualche settimana. Un annuncio era stato definito “inaccettabile” ieri dalla sottosegretaria all’Economia francese, Agnès Pannier-Runacher. Oggi sul caso è intervenuto anche il primo ministro francese Edouard Philippe: “La parità di accesso di tutti al vaccino non è negoziabile”. Philippe, che oggi ha parlato con il presidente del consiglio di amministrazione di Sanofi, Serge Weinberg. Quest’ultimo, aveva scritto poco prima in un tweet, “mi ha fornito tutte le necessarie rassicurazioni quanto alla distribuzione in Francia di un eventuale vaccino Sanofi“.

L’Ue: “Vaccino bene pubblico globale”- “La solidarietà e lo stretto coordinamento sono i modi più efficaci e sicuri per rispondere alla Covid 19. Insieme ai nostri partner globali abbiamo raccolto impegni per 7,4 mld di euro: il vaccino contro la Covid-19 deve essere un bene pubblico globale e l’accesso deve essere equo e universale – commenta il portavoce per la Salute della Commissione Europea Stefan De Keersmaecker. – Abbiamo dato 80 mln di finanziamenti alla tedesca Curevac, che ha una tecnologia promettente per il vaccino. Una volta sviluppato, il vaccino deve passare attraverso un processo di approvazione e l’Ema assicurerà un processo il più veloce possibile. Per noi è molto importante che, visto che il virus è globale, ci lavoriamo a livello globale”, conclude De Keersmaecker. 

La mossa di Trump e l’operazione Warp Speed – Intanto il presidente americano Donald Trump, alle prese con i numeri sempre più elevati di morti e contagi, ha scelto un ex manager dell’industria farmaceutica un alto e ufficiale per guidare l’operazione Warp Speed, volta ad accelerare lo sviluppo di un vaccino: si tratta di Moncef Slaoui, che sarà advisor del programma, e del generale Gustave Perna, che svolgerà il ruolo di direttore operativo. Slaoui è l’ex capo della divisione vaccini della GlaxoSmithKline (Gsk), che ha lasciato nel 2017 per fare il finanziere. La Gsk sta lavorando al vaccino anti Covid-19 proprio insieme alla Sanofi. Idem Moderna, nel cui board Slaoui siede come consigliere.



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