Svolta di Parigi sulla strage di Ustica. L’ambasciata francese, in base a quanto si è appreso, ha inviato nei giorni scorsi una nota alla Farnesina in cui annuncia la disponibilità del trasferimento all’Italia di tutta la documentazione relativa alla strage Ustica. Si tratta anche di documenti del ministero della difesa Transalpina che potrebbero fare riferimento alle passate rogatorie della Procura di Roma. Inoltre le autorità francesi si dicono disponibili ad assecondare ulteriori richieste che arrivassero dall’Italia sul caso. Il materiale copre un lungo periodo che arriva agli anni’90.
La Farnesina, tramite la Presidenza del Consiglio, ha trasmesso l’incartamento al ministero della Giustizia che, a sua volta, l’hai inviato alla Procura di Roma. Alla luce di questa svolta i pm nell’udienza del 30 settembre davanti al gip sarebbero pronti a ritirare la richiesta di archiviazione del procedimento sulla strage che nel 1980 causò la morte di 81 persone.
Le autorità francesi avrebbero dato la disponibilità a trasferire all’Italia tutta la documentazione relativa all’abbattimento della Dc 9 Itavia IH870, decollato da Bologna e diretto a Palermo e precipitato nel Mar Tirreno causando la morte di 81 persone. Era la sera del 27 giugno 1980 e da allora i famiglia delle vittime chiedono giustizia. Si tratta di documenti che coprono un lungo periodo, fino a primi anni 90, e tra questi anche quelli del ministero della Difesa francese che potrebbero fare riferimento alle rogatorie allora trasmesse dalla procura di Roma. Proprio la mancata collaborazione di Francia e Usa aveva costretto gli inquirenti della Capitale a chiedere l’archiviazione il 5 marzo del 2025.
Nella nota dell’ambasciata francese inviata al ministero degli Esteri e trasmessa tramite la Presidenza del Consiglio al ministero della Giustizia e a sua volta alla procura di Roma si dà inoltre atto della disponibilità ad assecondare ulteriori richieste qualora arrivassero. Una notizia che arriva alla vigilia della nuova udienza di opposizione all’archiviazione davanti al gip, in programma per mercoledì prossimo 30 settembre, e in quella sede la procura di Roma sarebbe pronta a ritirare la richiesta di archiviazione. La richiesta di archiviazione riguardava due fascicoli, riunificati, aperti nel 2008 e nel 2022 dai pm di piazzale Clodio, entrambi contro ignoti.
La richiesta di giustizia delle famiglie
“Si devono pretendere altre risposte dalla Francia, dall’America, dalla NATO perché non si può aspettare ancora. Credo che 46 anni siano necessari e sufficienti per indurre anche i paesi stranieri a collaborare in maniera diversa” aveva detto lunedì mattina Daria Bonfietti, presidente della Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica poco prima dell’inizio della conferenza stampa ‘Ustica non si archivia’ in programma al Senato.
“Nel giugno scorso ho voluto sentire anche la presidente del consiglio per chiedere che anche l’avvocatura dello Stato si schierasse come l’associazione dei parenti delle vittime contro l’archiviazione, così mi è stato assicurato e il sottosegretario Mantovano, mi è stato comunicato solo qualche giorno dopo, ha dato questo input all’avvocatura dello stato. Il 30 di settembre vi sarà l’udienza in cui l’avvocatura dello Stato racconterà al Gip i motivi, per cui chiede la non archiviazione. La non collaborazione degli Stati esteri è stata una dei motivi per cui chiedono l’archiviazione. Ma la sensazione che ci possa essere una nuova collaborazione, una nuova disponibilità, quantomeno ad ascoltare che induca il Gip a dire al Pm che non si archivi”, aveva precisato solo poche ore fa Bonfietti. Ora la notizia che i documenti e le informazioni a lungo richiesti possano finalmente essere letti e incrociati con gli accertamenti che nel corso degli anni sono stati fatti.
La storia di Ustica
Esclusa per sempre l’ipotesi del cedimento strutturale che portò la società a fallire per poi essere destinataria di un risarcimento milionario; smentita dai dati scientifici l’ipotesi della bomba; il primo punto fermo è arrivato dalla storica sentenza del Tribunale Civile di Palermo che nel 2011 stabilì che i parenti della vittime dovevano essere risarciti dai ministeri della Difesa e dei Trasporti perché il Dc9 era stato abbattuto: “Missile” o “Quasi collisione” le conclusioni.
Quella sera erano diversi gli aerei stranieri militari nei cieli del Mediterraneo. Lo scenario da war games restituisce l’inseguimento di due caccia stranieri a un Mig libico che cerca lo scudo dell’aereo civile. La carcassa di un caccia libico fu ritrovata in Calabria soltanto il 18 luglio 1980, mentre il Dc9 subì l’impatto laterale del caccia. Erano francesi? Statunitensi? Britannici? La risposta non è stata trovata dagli inquirenti romani che nel corso degli anni hanno aperto due inchieste contro ignoti. Due procedimenti, nessun indagato e lo stesso destino: la richiesta di archiviazione.
Sia per il procedimento avviato nel 2008 che quello di tre anni fa sono destinati al nulla. Il primo fu aperto dopo alcune dichiarazioni dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga che affermò di sapere che quella notte “un aereo militare francese si mise sotto il Dc9 e lanciò un missile per sbaglio”, una tesi poi rilanciata dall’ex premier Giuliano Amato; il secondo è la conseguenza di un esposto presentato dall’Associazione per la verità su Ustica in cui si sollecitavano i magistrati a verificare la pista della bomba esplosa a bordo, esclusa dai periti e dagli ingegneri che hanno nel corso degli anni analizzato i resti. Gli inquirenti, che avevano sollecitato una serie di rogatorie a vari Paesi tra cui Francia e Stati Uniti e ascoltato una serie di testimoni, ritenevano di non aver trovato elementi utili per accertare cosa avesse tirato giù il Dc9.
Per chi indaga nessun elemento sembra avvalorare la matrice terroristica di quanto avvenuto. Tra le centinaia di documenti presenti in atti anche il file audio, ripulito anni dopo, con l’ultimo tratto della registrazione della scatola nera del Dc9 dal quale è emerso che uno dei piloti, pochi istanti prima che Ciampino perdesse il contatto con il volo Itavia, pronunciò la frase ‘Guarda cos’è’. Uno o due caccia statunitensi, secondo un’inchiesta giornalistica dell’Espresso che ha verificato come sui fondali dove furono faticosamente recuperati i resti del Dc9 ci fosse un serbatoio di un aereo militare americano. Caccia che potrebbe aver impattato con l’ala dell’aereo civile facendolo collassare. A suffragio dell’ipotesi anche il ritrovamento di un casco di un pilota Usa e un salvagente della portaerei Usa Saratoga che navigava nel Mediterraneo.
Ustica, Bonfietti: il governo si è mosso e si vedono i risultati
«Avevamo chiesto la non archiviazione e questo sta arrivando, sarà sospesa. È un grande risultato. Ho sempre detto che se non ci riesce la magistratura, può farcela solo la politica. Nel momento in cui il governo si è mosso si vedono risultati. Ora cercheremo di capire che documentazione arriva». È quanto ha detto Daria Bonfietti, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime di Ustica, in relazione alla disponibilità della Francia a collaborare. «Apprendiamo con grande soddisfazione che la richiesta da noi fatta alla presidente del consiglio di rivolgersi a Macron, a metà giugno ha avuto grande risultato», ha affermato la presidente.