Premio Nobel per la pace a Navi Pillay. Giurista sudafricana che per l'Onu ha guidato la Commissione sui crimini a Gaza

di redazione 09/10/2026 CULTURA E SOCIETÀ
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Il Comitato norvegese per il Premio Nobel ha deciso di assegnare il Premio Nobel per la Pace 2026 a Navanethem "Navi" Pillay, giurista sudafricana, per il suo impegno nella promozione della pace e del diritto internazionale.

"La pace richiede giustizia", così il presidente del Comitato Jørgen Watne Frydnes, in un momento in cui "il sistema del diritto internazionale è sottoposto a enormi pressioni e le sue istituzioni sono sotto attacco". Il Comitato denuncia "uno spostamento verso la politica di potenza a scapito dei quadri giuridici e del rispetto globale del diritto e della giustizia", avvertendo che "ogni volta che la forza prevale sul diritto, vengono minate la stabilità, la fiducia e la convivenza pacifica". In un mondo attraversato da un numero di guerre e conflitti che non si vedeva da molto tempo, il diritto internazionale "non è più soltanto un complemento alla pace e alla sicurezza, ma una necessità assoluta", sottolinea il Comitato. 

Il presidente del Comitato ha riconosciuto che "i conflitti che vediamo nel mondo dimostrano che il diritto internazionale non è riuscito a risolverli e a fermarli" e che "ne vediamo quotidianamente le conseguenze strazianti". Tuttavia, ha sottolineato, "il diritto internazionale non è mai stato perfetto e non è mai riuscito a prevenire tutti i conflitti, ma stabilisce gli standard". "Gli strumenti giuridici prevengono atti di guerra e violenza. Questo è un dato di fatto", ha aggiunto, ribadendo che "la pietra angolare di un mondo più pacifico è il rafforzamento del diritto internazionale". Interrogato sulla scelta di premiare una singola giurista anziché un'intera istituzione, Frydnes ha ricordato che Pillay è stata "in prima linea nello sviluppo del diritto internazionale per decenni", dalla difesa di Nelson Mandela e dei detenuti di Robben Island fino al suo ruolo nei principali procedimenti giudiziari internazionali. "Ci sono naturalmente molti altri che meritano un riconoscimento, i giudici e le importanti istituzioni, ma quest'anno ci concentriamo su una delle esperte di diritto più coraggiose e importanti del nostro tempo", ha concluso.

Nelle motivazioni viene ripercorsa la carriera di Pillay. Navanethem “Navi” Pillay è sudafricana di origine tamil. È nata il 23 settembre 1941 a Clairwood, Durban, e si è laureata all’Università del Natal (BA nel 1963, LLB nel 1965). Ad Harvard ha conseguito un LLM nel 1982 e un dottorato in scienze giuridiche nel 1988. 

 

Nel 1967 fu la prima donna ad aprire uno studio legale nel Natal. Difese attivisti anti-apartheid, denunciò le torture e contribuì a ottenere diritti per i detenuti di Robben Island. Fu anche tra i fondatori di Equality Now, organizzazione internazionale per i diritti delle donne. 

Nel 1995, dopo la fine dell’apartheid, fu nominata giudice supplente dell’Alta Corte sudafricana e, nello stesso anno, eletta dall’Assemblea generale dell’ONU giudice del Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Vi rimase otto anni, gli ultimi quattro (1999-2003) come presidente, contribuendo alla giurisprudenza sullo stupro come genocidio. Nel 2003 passò alla Corte penale internazionale, dove restò nella Camera d’appello fino ad agosto 2008. 

La sua nomina ad Alto Commissario ONU per i diritti umani fu approvata il 28 luglio 2008 e lei prese servizio il 1° settembre. Ricoprì l’incarico fino al 31 agosto 2014. Dopo il mandato ha continuato a lavorare in ambito internazionale: è diventata commissaria della Commissione internazionale contro la pena di morte ed è stata giudice ad hoc della Corte internazionale di giustizia nel caso Gambia contro Myanmar sulla Convenzione sul genocidio.

Erano 287 le candidature: 208 persone e 79 organizzazioni. Il premio, assegnato lo scorso anno alla leader dell'opposizione venezuelana María Corina Machado, ha una dotazione di 12 milioni di corone svedesi, un milione in più rispetto al 2025. La consegna avverrà il 10 dicembre a Oslo, mentre gli altri Nobel saranno conferiti a Stoccolma. La settimana dei riconoscimenti si concluderà lunedì con l'annuncio del premio per le scienze economiche.

 

La sua nomina ad Alto Commissario ONU per i diritti umani fu approvata il 28 luglio 2008 e lei prese servizio il 1° settembre. Ricoprì l’incarico fino al 31 agosto 2014. Dopo il mandato ha continuato a lavorare in ambito internazionale: è diventata commissaria della Commissione internazionale contro la pena di morte ed è stata giudice ad hoc della Corte internazionale di giustizia nel caso Gambia contro Myanmar sulla Convenzione sul genocidio.

Erano 287 le candidature: 208 persone e 79 organizzazioni. Il premio, assegnato lo scorso anno alla leader dell'opposizione venezuelana María Corina Machado, ha una dotazione di 12 milioni di corone svedesi, un milione in più rispetto al 2025. La consegna avverrà il 10 dicembre a Oslo, mentre gli altri Nobel saranno conferiti a Stoccolma. La settimana dei riconoscimenti si concluderà lunedì con l'annuncio del premio per le scienze economiche.

 

Il genocidio a Gaza, Pillay: “Il silenzio è complicità”

Decretato giuridicamente come genocidio quello commesso a Gaza dall'esercito israeliano contro la popolazione civile palestinese. È quanto affermava senza mezzi termini il rapporto stilato dalla commissione d'inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite dopo una lunga indagine guidata da Pillay.

Il testo concludeva che "il presidente israeliano Isaac Herzog, il primo ministro Benjamin Netanyahu e l'ex ministro della Difesa Yoav Gallant hanno incitato al genocidio e che le autorità israeliane non hanno preso alcuna misura contro di loro per punire tale incitamento".    

La commissione concluse che le autorità e le forze di sicurezza israeliane hanno commesso "quattro dei cinque atti genocidi" definiti dalla Convenzione del 1948 per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio. Tra questi, "uccidere membri del gruppo; causare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo; infliggere deliberatamente al gruppo condizioni di vita volte a provocarne la distruzione fisica, totale o parziale; e misure volte a impedire le nascite all'interno del gruppo".

Gli investigatori delle Nazioni Unite hanno stabilito così che, quanto commesso da Israele a Gaza dall'ottobre 2023, è stato fatto "l'intento di distruggere i palestinesi" presenti nel territorio.

"Se applaudite un po' più forte potrei dividere il premio con Trump...": questo il primo commento di Navi Pillay alla notizia del conferimento del Nobel per la Pace 2026, in un video diffuso su X. Risate e applausi al Tribunale di  Norimberga, il video è stato girato da Agnès Callamard, di Amnesty International. La battuta della giurista sudafricana, impegnata per i diritti civili e a capo della commissione Onu sul genocidio a Gaza, si riferiva alle recenti parole del presidente Usa: "Merito ancora il Nobel per la pace, ho evitato la distruzione del mondo".

Le reazioni internazionali

"Congratulazioni all'avvocata e attivista per i diritti umani Navanethem 'Navi' Pillay per il conferimento del Premio Nobel per la Pace. Poche persone hanno dedicato la propria vita alla giustizia, alla pace e alla dignità umana quanto lei": lo ha scritto la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, sul proprio profilo di X. 

Secondo Shabia  Mantoo, portavoce dell'Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti  umani, parlando con i giornalisti a Ginevra: "È una notizia straordinaria, abbiamo  bisogno di più dedizione e impegno per i diritti umani". E ancora: "Auspichiamo  incoraggi e continui a incoraggiare e a ispirare altri affinché  parlino in difesa dei diritti umani di tutte le persone nel mondo e  per promuoverli", ha aggiunto Mantoo, in dichiarazioni rilanciate dal Guardian.

Israele: “Goebbels sta applaudendo dall'inferno”. Hamas: “Questo Nobel messaggio di speranza”

"Ora che il Comitato per il Nobel ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels sta certamente applaudendo dall'inferno". Così su X il ministero degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar, commentando l'assegnazione del premio Nobel per la Pace a Navi Pillay, ex presidente della commissione d'inchiesta dell'Onu che ha accusato Israele di genocidio. "Se esistesse un premio per le menzogne, l'odio e le accuse infamanti di crimini atroci, Navi Pillay non si limiterebbe a concorrere: sarebbe la favorita assoluta. Il suo ruolo nell'incessante demonizzazione di Israele, dettata da motivazioni politiche, e nella promozione della 'menzogna del genocidio' è eloquente. Assegnare il Premio Nobel per la Pace alla Pillay non è un atto di giustizia; è la strumentalizzazione grottesca di un riconoscimento per legittimare l'odio e i pregiudizi contro Israele", conclude il ministero degli Esteri israeliano. 

Il Comitato per il Nobel per la Pace ha dichiarato di non voler prendere posizione sulla questione se Israele stia commettendo un genocidio a Gaza: "Si tratta del suo rapporto, del rapporto della Commissione; naturalmente nutriamo grande fiducia nella sua professionalità e nella sua integrità, ma quel lavoro è opera di una commissione d'inchiesta dell'ONU", ha affermato il presidente del Comitato norvegese per il Nobel. Ha aggiunto che spetta ai tribunali internazionali pronunciarsi sulla questione, sottolineando che il Comitato per il Nobel "non è un tribunale". 

"La vincitrice di quest'anno ha svolto un ruolo fondamentale nel garantire che crimini di guerra, crimini contro l'umanita' e genocidi venissero perseguiti", ha dichiarato Frydnes durante una conferenza stampa. 

E usa X per commentare anche l'esponente del movimento palestinese Hamas, Bassem Naim: "L'assegnazione del Premio Nobel per la Pace a Navi Pillay, dopo che ha guidato le indagini dell'Onu che hanno concluso che Israele ha commesso un genocidio a Gaza, rappresenta un passo significativo verso l'affermazione della giustizia e un messaggio di speranza per i palestinesi, in particolare per quelli di Gaza: la speranza che l'umanità continui a resistere alle forze del male che minacciano la giustizia internazionale. Attendiamo il giorno in cui i criminali di guerra sionisti dovranno rispondere delle loro azioni davanti ai tribunali internazionali".



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