Carburanti. A Roma e nel Lazio stangata per gli spostamenti di lavoratori e turisti
Nel Lazio la fiammata dei listini ha raggiunto livelli d’allarme, trasformando la mobilità quotidiana della Capitale in una corsa ad ostacoli finanziaria.
Stando all’ultimo monitoraggio della CNA di Roma, la regione sta registrando uno dei picchi più pesanti dell’intero territorio nazionale: il gasolio ha valicato l’asticella dei 2,044 euro al litro, mentre la benzina si è attestata a quota 1,909 euro.
Un’impennata che, rispetto ai valori registrati a febbraio, si traduce in un rincaro netto di 28 centesimi per ogni singolo litro versato nei serbatoi.

La mappa del disagio: il salasso della Roma da cantiere
In una metropoli sconfinata come Roma, dove coprire decine di chilometri tra un quartiere e l’altro è la prassi di qualsiasi giornata lavorativa, l’aumento colpisce al cuore l’economia reale.
Idraulici, elettricisti, edili, meccanici, tecnici della manutenzione, autotrasportatori e addetti alle consegne di prossimità: è l’infinita filiera delle piccole e medie imprese a pagare il dazio più alto.
I numeri contabili tracciati dagli esperti dell’associazione di categoria raccontano una stangata immediata per le ditte che dispongono di flotta aziendale o che effettuano più interventi al giorno.
Un’impresa artigiana con un consumo medio stimato attorno ai 1.000 litri di benzina al mese si ritrova oggi a dover sostenere un sovrapprezzo mensile che supera i 280 euro.
La denuncia di CNA: «Erosi i margini, effetto domino sui cittadini»
A dare voce al malcontento delle imprese è il vertice della CNA capitolina, che chiede una presa di posizione forte per evitare che l’incendio dei prezzi finisca per bruciare i posti di lavoro e i servizi ai cittadini.
«Per le nostre attività la benzina non rappresenta un bene voluttuario o un lusso, ma una materia prima irrinunciabile per la produzione – chiarisce con fermezza Roberto Orlandi, presidente di CNA Roma –. Gli artigiani e i lavoratori romani macinano chilometri ogni giorno per garantire assistenza, consegnare merci e servire la clientela. Mantenere questi ritmi con simili listini significa veder svanire i propri margini di guadagno, bloccare le assunzioni e rischiare, nei casi peggiori, di dover scaricare l’aumento sui prezzi finali al consumo».
L’appello delle categorie produttive guarda alle istituzioni per l’adozione di misure strutturali capaci di mitigare l’impatto sulla spina dorsale della città:
«Proteggere le piccole e medie imprese della Capitale – conclude Orlandi – non significa soltanto tutelare gli imprenditori e le loro famiglie, ma salvaguardare il tessuto dei servizi di quartiere che tiene viva la nostra comunità».

