40 anni fa il disastro nucleare di Chernobyl. Ancora presente il rischio di fughe radioattive

di redazione 25/04/2026 AMBIENTE
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L'esplosione del reattore 4 sprigionò una nube radioattiva che contaminò vaste aree di Europa, soprattutto in Ucraina e Bielorussia, causando decine di morti immediate e conseguenze sanitarie ancora difficili da quantificare. 

L’evento segnò una svolta globale nella sicurezza nucleare, spingendo a standard più rigidi, maggiore trasparenza e cooperazione internazionale, come evidenziato dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea). 

A quarant’anni di distanza, però, il sito resta al centro dell’attenzione per motivi nuovi. Nel febbraio 2025, un’esplosione attribuita dalle autorità ucraine a un drone della Russia ha colpito il 'New Safe Confinement', l’enorme arco protettivo completato nel 2019 per isolare il reattore distrutto. Sebbene non si siano registrati aumenti dei livelli di radiazione, i danni alla struttura potrebbero ridurne la durata e compromettere i piani di smantellamento, già sospesi a causa della guerra. 

L’episodio evidenzia come il conflitto abbia cambiato il concetto stesso di sicurezza nucleare: siti considerati stabilizzati sono ora esposti a rischi militari diretti. Per i lavoratori della centrale, che continuano a operare nell’area, la guerra rappresenta oggi una minaccia più immediata persino della contaminazione.

 

Quarant’anni dopo il disastro di Chernobyl, torna l’allarme sulla sicurezza del sito nucleare ucraino. Secondo Greenpeace, un eventuale crollo incontrollato dell’involucro interno di confinamento del reattore distrutto nel 1986 aumenterebbe il rischio di rilascio di materiale radioattivo nell’ambiente.

Il complesso è oggi protetto da due strutture distinte: il cosiddetto “sarcofago”, realizzato in urgenza dopo l’esplosione del reattore 4, e la più recente struttura di contenimento, una grande arcata metallica installata nel 2016 per isolare e coprire il sito.

L'Ucraina ha ripetutamente accusato la Russia di aver preso di mira il sito sin dall'inizio dell'invasione, nel 2022, e di averlo colpito nel febbraio 2025 con un drone, perforando la struttura.

Nel rapporto diffuso martedì, Greenpeace avverte che, nonostante gli interventi, la funzione di contenimento non è stata pienamente ripristinata. In caso di cedimento dell’involucro interno, potrebbero disperdersi polveri altamente radioattive, residui di combustibile nucleare e altri materiali contaminati presenti nel sarcofago.

«Ci sono circa quattro tonnellate di polveri radioattive e grandi quantità di materiale contaminato», ha dichiarato Shaun Burnie, esperto nucleare dell’organizzazione. «Poiché la struttura non può funzionare come previsto, esiste un rischio di rilascio radioattivo».

Greenpeace segnala che gli interventi sono ostacolati dal conflitto: missili e droni russi continuano a sorvolare l’area di Chernobyl, rendendo complessa la messa in sicurezza. «Quarant’anni dopo la catastrofe, la Russia conduce di fatto una guerra nucleare contro l’Ucraina e l’Europa», ha aggiunto Burnie.

Il direttore della centrale, Serhij Tarakanov, ha definito la situazione «molto pericolosa», avvertendo che anche un’esplosione nelle vicinanze potrebbe generare onde d’urto paragonabili a un sisma, con possibili effetti sulla stabilità delle strutture.



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