Ultimo ripasso sulle modifiche della Costituzione, se vince il sì
(Renato Benedetto) La riforma riguarda sette articoli della Costituzione: 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110.
Cominciamo dall’articolo 104. Che oggi recita: «La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere». A questo la riforma aggiunge: «Ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente».
Oggi, e così rimane se vince il No, i magistrati seguono tutti un unico percorso formativo e fanno un concorso unico, poi assumono una funzione: o fanno i pubblici ministeri, quindi si occupano delle indagini e sostengono l’accusa nel processo, oppure fanno i giudici, quindi prendono le decisioni e pronunciano ordinanze e sentenze. Possono cambiare funzione, passare cioè da pm a giudici o viceversa, una volta sola nell’arco di tutta la carriera e con paletti ben precisi: possono farlo solo nei primi dieci anni di attività e devono trasferirsi in un altro distretto geografico.
Con la vittoria del Sì, le carriere diventerebbero due, separate, senza più alcuna possibilità di passaggi. E questo sarebbe scritto, nero su bianco, sulla Costituzione.
Con due carriere, due sarebbero anche i Csm, ossia gli organi di autogoverno della categoria. Oggi il Consiglio superiore della magistratura, che si occupa delle assegnazioni alla sedi e dei trasferimenti, delle promozioni e dei provvedimenti disciplinari, garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza delle toghe, è unico per tutti i magistrati. La riforma ne prevede invece due: uno «della magistratura giudicante» e uno «della magistratura requirente»; entrambi «presieduti dal Presidente della Repubblica». Membro di diritto del Consiglio superiore della magistratura giudicante, sarà il primo presidente della Corte di cassazione, del Consiglio superiore della magistratura requirente il procuratore generale della Cassazione (che oggi siedono entrambi nel Csm).
La riforma introduce un nuovo sistema di selezione per il Csm: il sorteggio. Oggi, e così resta se vince il No, il Consiglio superiore della magistratura, oltre ai tre membri di diritto, prevede l'elezione: i due terzi, i 20 «togati», sono eletti tra i magistrati (suddivisi tra giudicanti, requirenti e di legittimità, cioè di Cassazione); un terzo, i 10 «laici», è scelto dal Parlamento in seduta Comune, scelti tra giuristi o avvocati esperti. Con la vittoria del Sì, invece i due terzi, i cosiddetti togati, saranno sorteggiati tra i magistrati con requisiti che stabilirà una legge ordinaria; e un terzo, i cosiddetti laici, sarà estratto a sorte da un elenco di giuristi predisposto dal Parlamento.
Il Csm con la riforma perde il potere disciplinare, cioè quello di esaminare eventuali condotte non corrette e prendere provvedimenti. A occuparsene sarà l’Alta corte disciplinare, composta da 15 membri: 3 nominati dal presidente della Repubblica, 3 sorteggiati da un elenco compilato dal Parlamento, 6 estratti a sorte tra i magistrati giudicanti esperti, 3 sorteggiati i magistrati requirenti esperti. I togati, insomma, sono la maggioranza, ma il presidente viene eletto tra i laici.