Referendum. Affluenza definitiva al 58,9%. Vince il NO. Meloni "Accettiamo la volontà degli italiani ma andiamo avanti"

di redazione 23/03/2026 POLITICA
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PRIME PROIEZIONI E VOTI SCRUTINATI

 

QUESITO 1
Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare"?
 
SI 46,2% 11.863.539 voti
NO 53,8% 13.797.006 voti
Affluenza nazionale 58.93%
alla chiusura delle operazioni - 61531 sezioni su 61533
 

 

Con un'affluenza record il "No" ha trionfato al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026, respingendo la riforma che modificava sette articoli della Costituzione italiana (87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110). In questo modo la legge approvata dal Parlamento il 30 ottobre 2025 decade definitivamente, preservando l'ordinamento giudiziario attuale.

Ordinamento dei magistrati invariato


La magistratura resta un "ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere", come sancito dall'articolo 104 vigente, senza separazione rigida tra carriere giudicante e requirente. Non entrano in vigore le norme transitorie per leggi attuative entro un anno, bloccando ogni transizione verso nuovi organi. Tecnicamente, il sistema evita stravolgimenti, mantenendo l'unità funzionale dei magistrati.

CSM Unico e Poteri Disciplinari


Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) continua come unico organo di autogoverno, con elezioni dirette dai magistrati e senza sorteggio di membri laici da elenchi parlamentari. La sezione disciplinare attuale gestisce i procedimenti, evitando la creazione di un'Alta Corte con 15 membri misti (togati, laici e sorteggiati). Assunzioni, trasferimenti e valutazioni restano prerogative esclusive del CSM, senza frammentazione.

Carriere e inamovibilità preservate


I magistrati entrano con un unico concorso e possono transitare tra funzioni giudicanti e requirenti, nei limiti della riforma Cartabia del 2022. L'inamovibilità rimane garantita dal CSM unico, senza consigli distinti per funzione. L'accesso alla Cassazione privilegia i giudicanti, escludendo ampliamenti per i requirenti con 15 anni di servizio.

Sistema disciplinare e processuale intatto


Le procedure disciplinari seguono le norme vigenti, con ricorsi in Cassazione ex articolo 111, senza vincoli a corti interne. I CSM mantengono piene competenze, inclusi trasferimenti e valutazioni, evitando riduzioni a ruoli residuali. Non si attivano due CSM presieduti dal Presidente della Repubblica con togati sorteggiati, garantendo continuità operativa.
 

Petrelli, presidente del Comitato Camere Penali per il Sì: "La magistratura sempre più un soggetto politico"

"C'è un dato con cui ci dovremo confrontare tutti perché oggettivamente nell'ambito di questa campagna referendaria è accaduto un fatto straordinario: una esondazione della magistratura rispetto al suo compito ordinario di organo della giurisdizione". Lo ha detto Francesco Petrelli, presidente del Comitato Camere Penali per il Sì, commentando lo scrutinio del referendum nel corso di una conferenza stampa. "Da Mani Pulite in poi abbiamo dovuto constatare che la magistratura si è fatta sempre più soggetto politico. Però ai tempi di Mani Pulite il consenso che veniva ricercato dalla magistratura eradi tipo mediatico mentre abbiamo assistito ad un salto di qualità che è consistito da parte dell'Anm di fondare un Comitato. Significa che la magistratura ha tracimato al di fuori di quella che dovrebbe essere la sua vocazione di imparzialità istituzionale", ha aggiunto. 

 
17:22 23 Marzo

Anm: "Ha vinto Costituzione, mobilitazione importante"

"Oggi è un bel giorno per il nostro Paese. Non per la magistratura, ma per tutte le cittadine e i cittadini. Questo risultato tuttavia non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza". Così afferma in una nota la giunta esecutiva centrale dell'Associazione nazionale magistrati. "Abbiamo contribuito a preservare l'autonomia e l'indipendenza della giurisdizione, proteggendo la Costituzione. I cittadini hanno democraticamente confermato la bontà delle nostre scelte e delle nostre indicazioni sui problemi reali della giustizia. Ringraziamo tutti coloro che si sono impegnati con noi in questi mesi a difesa della Costituzione", si aggiunge. 

 
17:15 23 Marzo

Ministro Giustizia Nordio: "Rispettiamo il popolo sovrano. Voto non politico"

"Prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano. Il nostro intendimento era quello di attuare definitivamente il progetto ideato da Giuliano Vassalli con il processo accusatorio e consacrato dall'articolo 111 della Costituzione che definisce il giudice terzo ed imparziale. Abbiamo impiegato tutte le nostre energie per spiegare, in termini accessibili, la complessità di questa riforma. Non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico. Ringraziamo la parte dell'elettorato che ci ha dato fiducia e comunque ci consola l'alta partecipazione al voto che conferma la solidità della nostra democrazia". Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio in merito al risultato del referendum. 

A Treviso, la città natale del ministro della Giustizia, ha prevalso il No con il 50,25%, pari a 21.147voti. Il risultato del capoluogo della Marca è in controtendenza rispetto al dato provinciale dove il sì è al 61,09% provvisorio, e a quello regionale veneto, dove il sì sta vincendo con il 58,12%.

 

La ripartizione delle posizioni tra i partiti

Referendum 2026 - stima ripartizione per partiti
Referendum 2026 - stima ripartizione per partiti (rai)
 

L'affluenza definitiva in Italia sfiora il 59%

Quando mancano un'ottantina di sezioni sulle 61.533 complessive in Italia l'affluenza al voto del referendum costituzionale sulla giustizia sfiora il 59%(58,93%). Lo riporta il sito Eligendo. Il dato non comprende il voto degli italiani all'estero.

 
16:55 23 Marzo

Conte: "Si a primarie del campo largo, ma di cittadini non di apparato"

"Si apre una nuova stagione politica, una nuova primavera. Ce la metteremo tutta per rispondere a questa richiesta di voltare pagina da parte dei cittadini". Lo ha detto il leader del M5s, Giuseppe Conte, commentando l'esito del referendum. "Non possiamo soffocare la voglia dei cittadini di essere protagonisti, quindi ci apriamo alla prospettiva delle primarie", dice ancora Giuseppe Conte. "Ma non primarie di qualche apparato ma aperte anche ai cittadini. Serve una discussione ampia in tutto il Paese per individuare il candidato piu' competitivo per rappresentare il programma".

"Questo e' un avviso di sfratto a questo governo, un segnale politico", ha detto Conte. "Credo che dietro alla vittoria del No ci siano tantissimi giovani", dice Giuseppe Conte nel corso della conferenza stampa in cui aggiunge, a proposito del nodo del voto dei fuorisede, che "a loro questo governo ha dato uno schiaffo".

 
16:52 23 Marzo

Meloni: "La sovranità appartiene al popolo, i cittadini hanno deciso e noi lo rispettiamo"

“Resta un'occasione persa per modernizzare l'Italia, ma questo non cambia il nostro impegno”, ha detto la presidente del Consiglio nel suo video sui social.

 
16:46 23 Marzo

Renzi: "Campo Largo faccia subito primarie"

Dopo l'esito del referendum, come dovrebbe andare avanti il Campo Largo? "Faccia subito le primarie". Risponde cosi' il leader di Italia Viva Matteo Renzi ai microfoni di La7. "E attenzione - prosegue - se non era facile sconfiggere la Meloni su un referendum del genere, sarà molto meno difficile sconfiggerla su inflazione, accise, costo della vita, sicurezza nelle grandi città. "Questi hanno fatto un decreto per dire che per 20 giorni abbassano le accise. Non va bene - incalza - ci stanno prendendo in giro. Quindi - conclude - subito fare le primarie per scegliere il leader."  

 
16:44 23 Marzo

Renzi: "Io mi dimisi da premier, vedremo che farà Meloni"

"Quando il popolo parla, il Palazzo deve ascoltare. Noi dieci anni fa lo abbiamo fatto, Giorgia Meloni avrà lo stesso coraggio? Io mi sono dimesso da premier, da Segretario, da tutto. Vedremo che farà Meloni dopo una sconfitta clamorosa". Lo scrive sui social il presidente di Iv Matteo Renzi.

 
16:41 23 Marzo

I giovani 18-34 anni hanno trainato la vittoria del "No"

Zuppi: "Equilibrio tra poteri preziosa eredità, ora dialogo responsabile"

"Il dibattito che ha preceduto il referendum e i dati di affluenza confermano l’importanza di ragionare sull’esercizio concreto della giurisdizione nel nostro Paese, snodo importante per la custodia del bene comune e il perseguimento della giustizia, che soffre per molte difficoltà. Tenendo sempre conto l’equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che tutti devono preservare, ci auguriamo un dialogo responsabile e costruttivo tra le forze sociali e culturali e le diverse parti politiche, nella ricerca dell’indispensabile consenso possibile attorno a soluzioni di bene". Lo ha detto il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, Conferenza Episcopale Italiana, nel discorso introduttivo del Consiglio Permanente che si svolge a Roma fino a mercoledì.  

 

 

 

 

 

 

CRONISTORIA DEL VOLTO E DELLO SCRUTINIO

 

Affluenza al 58,4%

Secondo i primi dati della piattaforma Eligendo, l'affluenza è al 58,4%. 

15:00 | 23 Marzo

Gli exit poll 

Exit poll di Opinio/Rai 

Sì 47-51% 

No 49-53% 

Exit poll di Swg/La 7

​Sì 47-51%

No 49-53%

​Instant poll di SkyTg24

​Sì 48,5%

​No 51,5%

 
14:27 | 23 Marzo

Cosa succede alle 15, a urne chiuse

Alle 15 usciranno tre exit poll: Opinio/Rai, Swg/La7 e Youtrend/Sky. 

Sempre alle 15 inizierà lo spoglio e il Viminale fornirà i dati aggiornati in tempo reale sulla piattaforma Eligendo.

Il dato definitivo sull'affluenza sarà disponibile tra le 15 e le 16. 

All'interno di questa diretta testuale seguiremo e commenteremo tutti i dati e registreremo le reazioni e i commenti al voto. 

Qui invece l'analisi dei risultati, in video, con il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, i vicedirettori Fiorenza Sarzanini e Venanzio Postiglione, l'inviato Nino Luca, gli editorialisti Maria Teresa Meli, Massimo Franco, Giovanni Bianconi, Goffredo Buccini, Antonio Polito, Fabrizio Roncone.

13:52 | 23 Marzo

Fedriga: «Positivo che tante persone siano andate a votare»

«Mi sembra che tutte le previsioni dei sondaggisti» sul referendum «siano venute meno, quindi secondo me c'è l'incertezza totale. Vedremo cosa accade alle 15 e con grande rispetto del voto degli elettori. Il dato positivo
è che tante persone sono andate a votare, questo è un dato assolutamente positivo». Lo ha detto il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, a margine di un incontro a Trieste, rispondendo alle domande dei cronisti sull'affluenza al referendum.

«Indipendentemente da come andrà il referendum - ha osservato il governatore - sicuramente non possiamo che guardare con grande attenzione a questa voglia di partecipazione da parte dei cittadini».

13:50 | 23 Marzo

Diciottenni e centenari

MILANO - Il referendum chiamava alle urne 3.377 neodiciottenni. Ma a votare si sono presentati anche «veterani» come Luigia Agnese Mandelli, 104 anni il prossimo novembre. La signora ha votato nella sua città, Sesto San Giovanni. E, saputo dell'età «record», dopo il voto, alcuni presenti che hanno scattato selfie con lei. 

​Qui tutte le notizie da Milano 

13:43 | 23 Marzo

Giani: «Affluenza incredibile, orgoglioso dati Toscana»

Quella al referendum «è un'incredibile affluenza», alle 15, quando saranno chiuse le urne, «vedremo dove si è indirizzata». È quanto ha detto il presidente della Toscana Eugenio Giani a margine di un evento a Firenze, commentando i dati sulla partecipazione al voto referendario che ieri sera in Toscana aveva toccato il 52,49%.

Ad ora, ha aggiunto «sono molto felice perché comunque io credo nel referendum, nelle varie forme in cui si esprime, e credo profondamente nella democrazia», che «per un esponente del Partito Democratico è l'essenza».

Secondo il governatore «il fatto che si ritorni a votare» con una percentuale «probabilmente vicina al 60%», «significa che in questo caso i toscani, gli italiani hanno capito quanto fosse importante». Un dato inaspettato alla vigilia e quindi «assolutamente non interpretabile. Comunque sia, mi sento
orgoglioso di vedere la Toscana, la mia città Firenze, in testa alle classifiche nazionali sulle persone che hanno votato. Siamo sempre, e lo diciamo oggi con il treno della memoria, una regione che sa dare alla democrazia il valido contributo delle idee e della partecipazione».

13:27 | 23 Marzo

Va a votare e poi accusa malore, 87enne muore a Cascina

Un uomo di 87 anni è morto stamani a Cascina (Pisa), davanti alla scuola che ospita il seggio dopo aveva poco prima votato per il referendum sulla giustizia. L'anziano era uscito dal seggio 33, allestito nella elementare della frazione di Musigliano quando ha accusato un malore e si è accasciato a terra privo di sensi. A niente sono valsi i soccorsi arrivati tempestivamente sul posto, per l'uomo non c'era più niente da fare. È accaduto intorno alle 10.45. Sul posto i carabinieri e la polizia municipale.

​Qui le notizie da Firenze

12:48 | 23 Marzo

Come sono andati gli altri referendum sulla giustizia  in Italia

(Giacomo Fasola) Il referendum su cui stiamo votando non è il primo che riguarda riforme sulla giustizia. Dal 1987 a oggi gli italiani sono stati chiamati a votare quattro volte su questi temi. Con due differenze importanti rispetto al referendum del 22-23 marzo 2026: in tutti i casi si è trattato di referendum abrogativi, che a differenza di quelli costituzionali prevedono un quorum, e ad eccezione del referendum del 2022 i quesiti erano inseriti in consultazioni più ampie su diversi temi.

L’8 e 9 novembre 1987 un quesito riguardava la responsabilità civile dei magistrati. L’affluenza fu del 65,1% e il Sì vinse con l’80,2%.

Il 15 giugno 1997 si votò anche per l’abolizione del sistema di progressione delle carriere dei magistrati e per l’abolizione della possibilità per i magistrati di assumere incarichi fuori da loro attività giudiziarie. Andò alle urne soltanto il 30% degli aventi diritto e il quorum non fu raggiunto.

Il 21 maggio 2000 il referendum riguardava, tra le altre cose, il sistema di elezione dei membri togati del Csm. La percentuale dei votanti fu leggermente superiore (32%) e nemmeno in questo caso fu raggiunto il quorum.

Ultimo in ordine di tempo, il referendum del 12 giugno 2022 sul funzionamento del Csm, la valutazione dei magistrati, i limiti alla custodia cautelare e la legge Severino. L’affluenza fu molto bassa, al 20,4%, e il quorum rimase lontano.

12:43 | 23 Marzo

Ultimo ripasso sulle modifiche della Costituzione, se vince il sì

(Renato Benedetto) La riforma riguarda sette articoli della Costituzione: 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110.

Cominciamo dall’articolo 104. Che oggi recita: «La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere». A questo la riforma aggiunge: «Ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente».

Oggi, e così rimane se vince il No, i magistrati seguono tutti un unico percorso formativo e fanno un concorso unico, poi assumono una funzione: o fanno i pubblici ministeri, quindi si occupano delle indagini e sostengono l’accusa nel processo, oppure fanno i giudici, quindi prendono le decisioni e pronunciano ordinanze e sentenze. Possono cambiare funzione, passare cioè da pm a giudici o viceversa, una volta sola nell’arco di tutta la carriera e con paletti ben precisi: possono farlo solo nei primi dieci anni di attività e devono trasferirsi in un altro distretto geografico.
Con la vittoria del Sì, le carriere diventerebbero due, separate, senza più alcuna possibilità di passaggi. E questo sarebbe scritto, nero su bianco, sulla Costituzione. 

​Con due carriere, due sarebbero anche i Csm, ossia gli organi di autogoverno della categoria. Oggi il Consiglio superiore della magistratura, che si occupa delle assegnazioni alla sedi e dei trasferimenti, delle promozioni e dei provvedimenti disciplinari, garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza delle toghe, è unico per tutti i magistrati. La riforma ne prevede invece due: uno «della magistratura giudicante» e uno «della magistratura requirente»; entrambi «presieduti dal Presidente della Repubblica». Membro di diritto del Consiglio superiore della magistratura giudicante, sarà il primo presidente della Corte di cassazione, del Consiglio superiore della magistratura requirente il procuratore generale della Cassazione (che oggi siedono entrambi nel Csm).

La riforma introduce un nuovo sistema di selezione per il Csm: il sorteggio. Oggi, e così resta se vince il No, il Consiglio superiore della magistratura, oltre ai tre membri di diritto, prevede l'elezione: i due terzi, i 20 «togati», sono eletti tra i magistrati (suddivisi tra giudicanti, requirenti e di legittimità, cioè di Cassazione); un terzo, i 10 «laici», è scelto dal Parlamento in seduta Comune, scelti tra giuristi o avvocati esperti. Con la vittoria del Sì, invece i due terzi, i cosiddetti togati, saranno sorteggiati tra i magistrati con requisiti che stabilirà una legge ordinaria; e un terzo, i cosiddetti laici, sarà estratto a sorte da un elenco di giuristi predisposto dal Parlamento. 

Il Csm con la riforma perde il potere disciplinare, cioè quello di esaminare eventuali condotte non corrette e prendere provvedimenti. A occuparsene sarà l’Alta corte disciplinare, composta da 15 membri: 3 nominati dal presidente della Repubblica, 3 sorteggiati da un elenco compilato dal Parlamento, 6 estratti a sorte tra i magistrati giudicanti esperti, 3 sorteggiati i magistrati requirenti esperti. I togati, insomma, sono la maggioranza, ma il presidente viene eletto tra i laici.  

12:40 | 23 Marzo

Ultimo ripasso sulle posizioni dei partiti

(Renato Benedetto) «Non si vota su di me, ma sulla giustizia», ha detto Giorgia Meloni, chiarendo che il governo non cadrà in caso di vittoria del No. E su questo è d'accordo anche Elly Schlein: «Non chiediamo dimissioni, vogliamo batterli tra un anno alle elezioni politiche». Però è inevitabile che questo referendum abbia anche un peso politico: i partiti sono tutti schierati e, il giorno dopo il voto, sicuramente si aprirà il dibattito su vincitori e vinti.

Il centrodestra - Fratelli d'Italia, Forza Italia, Lega e Noi moderati - è schierato compatto per il Sì. Meloni, dopo l'iniziale indecisione per non politicizzare troppo la partita, è poi scesa in campo in prima persona. E se qualcuno ha accusato la Lega di freddezza, il partito di Salvini in realtà è stato nelle piazze con mille gazebo. Forza Italia, soprattutto, rivendica la battaglia nel nome di Silvio Berlusconi. È un voto politicamente importante: delle tre riforme chiave del programma del centrodestra, quella della giustizia è l’unica che andrà a referendum, visto che il premierato è scomparso dai radar e l’autonomia delle Regioni passata in versione light, dopo i rilievi della Corte costituzionale. Un passaggio chiave quando manca praticamente un anno alle elezioni politiche: una vittoria del Sì sarebbe un segnale positivo per la campagna di Meloni e alleati, che si mostrerebbero ancora saldamente al comando; al contrario, la vittoria del No disegnerebbe una sfida più aperta e darebbe slancio al centrosinistra, schierato in buona parte per il No. Questa è la posizione ufficiale del Pd, anche se tra i dem non mancano voci di dissenso: parte della minoranza voterà Sì. Una vittoria del No rafforzerebbe Schlein e la linea «testardamente unitaria”» dell’asse con 5 Stelle e Avs. Anche Giuseppe Conte è in prima fila per il No: dal faccia a faccia con Nordio ai controvideo social in risposta a Meloni, è sempre pronto ad accreditarsi come lo sfidante principale del centrodestra. Per il referendum come per la corsa a Palazzo Chigi. Contro la riforma pure Avs. L’area del No coincide sempre di più con i confini del campo largo che si organizza in vista del 2027. Matteo Renzi ha lasciato libertà di voto ai suoi. Anche Azione è per il Sì, con Carlo Calenda sempre più distante dal campo largo.

12:38 | 23 Marzo

Ultimo ripasso sulle ragioni del Sì e le ragioni del No

(Renato Benedetto)
Le ragioni del Sì
Per i sostenitori del sì, la separazione delle carriere rafforzerà la figura di un giudice terzo rispetto all’accusa e alla difesa, garanzia di imparzialità; il sorteggio dei membri del Csm servirà a ridurre il peso delle correnti (forme associative della magistratura, come fossero i «partiti» delle elezioni dell'Anm, che influiscono anche su quelle per il Csm); l’Alta corte dovrebbe migliorare il sistema disciplinare: tra il 2023 e il 2025 il Csm ha emesso 194 sanzioni a carico di magistrati, circa il 5% degli esposti presentati.

Le ragioni del No
I sostenitori del No sottolineano che nel 2024 solo 42 magistrati su quasi 9 mila hanno cambiato funzione tra giudicante e requirente, meno dello 0,5%. Insomma, la separazione è già nei fatti. E invece, sottolineano, si indebolisce la magistratura, attraverso la riforma del Csm, pilastro dell’indipendenza e dell’autonomia delle toghe: il Csm è diviso in due; scelto con il sorteggio e non con le elezioni (per quanto riguarda i togati, per i laici, scelti invece dalla politica, resta una preselezione); privato del potere disciplinare. C'è chi sottolinea anche che la figura del pm, adesso, non è speculare a quella dell'avvocato per la difesa, che cura solo gli interessi del suo assistito: il pubblico ministero è un magistrato e adesso deve cercare le prove per accertare i fatti, considerando anche quelle a favore di chi è accusato.  

12:21 | 23 Marzo

Ultimo ripasso, per chi non ha ancora votato

Cosa cambia se vince il Sì o il No al referendum sulla giustizia: la spiegazione video

Referendum, la videoscheda: che succede se vince il Sì o il No
 
11:58 | 23 Marzo

Meloni vota a Roma commenta il dato sull'affluenza

«In generale la democrazia è una buona notizia». Così la premier Giorgia Meloni, all'uscita del seggio di Spinaceto, a Roma, dove si è recata questa mattina per il voto al referendum sulla giustizia, rispondendo a una domanda di LaPresse sul dato per l'affluenza.

Referendum Giustizia 2026 | Risultati in diretta, gli exit poll: avanti il No (49-53%) sul Sì (47-51%). Affluenza al 58,4%
11:55 | 23 Marzo

Le stime di Youtrend per l'affluenza

(Claudio Del Frate) Il sito Youtrend (specializzato in analisi dei flussi elettorali) stima che l’affluenza finale al referendum oscillerà tra il 56 e il 60%. 

Nella mattina di oggi, lunedì, la corsa al voto sembra essere più lenta rispetto a ieri. Mentre nella prima giornata di apertura dei seggi l’afflusso dei votanti cresceva a un ritmo del 3% l’ora, oggi la progressione è attestata attorno all1,5. 

Youtrend fa ancora notare che la mobilitazione, oltre che nelle maggiori città, si è molto risvegliata nei bacini elettorali classici del centrodestra, ad esempio Lombardia e Veneto. Il balzo è molto evidente se raffrontato con il referendum dell’anno passato sul jobs act, promosso dalla Cgil e che richiamò la partecipazione di un elettorato prevalentemente di sinistra. 

Le province in cui l’affluenza è maggiormente cresciuta sono nell’ordine Verona, Brescia, Treviso, Vicenza e Sondrio.

11:50 | 23 Marzo

C'è ancora tempo per ritirare la scheda elettorale

MILANO - C’è tempo ancora fino alle 15 di oggi per votare in 1.249 sezioni allestite in 162 scuole della città. Per chi deve ritirare la scheda, l’ufficio di via Messina e il salone centrale di via Larga saranno aperti dalle 7 alle 15. Le sedi anagrafiche decentrate, invece, rimarranno aperte dalle 8.30 alle 15.30.

Qui tutte le notizie  

11:36 | 23 Marzo

Donna denunciata a Ferrara

Pensava di passare inosservata mentre scattava una foto alla propria scheda elettorale, ma il suo smartphone l'ha tradita. E' accaduto ieri a Ferrara, in un seggio nella frazione di Fossanova San Marco durante le votazioni per il referendum.

Una donna di 61 anni ha fotografato con il telefono le proprie operazioni di voto in cabina, pratica vietata per legge. Il volume dello smartphone era però attivo, ed in tutto il seggio è risuonato il «clic». 

Colta in flagrante, la donna è stata denunciata dai carabinieri, a loro volta avvertiti dal presidente di seggio. Inoltre il telefono della donna è stato sequestrato.

11:17 | 23 Marzo

Il confronto tra la percentuale di votanti del referendum 2026 con i precedenti quattro

(Chiara Baldi) Al termine del primo giorno di voto - domenica 22 marzo - per scegliere se cambiare o meno il sistema della giustizia in Italia, l'affluenza è stata al 46 per cento. Un dato record se confrontato con il voto in due giorni di altri due referendum costituzionali (quello del 2006 e quello del 2020) mentre se confrontato con tutti e quattro risulta essere il secondo più alto, visto che nel 2016, con le urne aperte un solo giorno, superò alle 12 il 20 per cento e alle 19 il 57. 

A questa tornata elettorale, alle 12 gli italiani alle urne erano stato il 14,92 (alle 12) divenuti poi il 38,9 per cento degli italiani ai seggi (ricordiamo che si vota anche lunedì 23 marzo e non solo domenica 22), e poi appunto oltre il 45 per cento alle 23. Una volata che rinfranca gli animi dei sostenitori del Sì, che nelle ultime settimane avevano visto circolare sondaggi molto svantaggiosi. Ma appunto, la competizione elettorale ha davanti ancora molte ore per i 51.424.729 elettori, di cui 5.477.619 all'estero.

In Italia sono stati quattro i referendum costituzionali prima di quello convocato dal governo Meloni sulla riforma della giustizia. E tutti e quattro si sono svolti in questo millennio, chiamando alle urne gli italiani visto che in nessuno dei quattro casi il testo aveva ottenuto in Parlamento il via libera delle due Camere, come previsto dall'articolo 138 della Costituzione. Bisogna ricordare che la procedura del referendum confermativo non richiede un quorum minimo di partecipazione per la validità, come nel caso del referendum abrogativo con cui gli elettori possono cancellare leggi approvate dal Parlamento: vince il sì o il no all'entrata in vigore della riforma secondo chi abbia preso un voto più dell'altro, indipendentemente da quanti elettori depongono la scheda nell'urna. Il cui numero ha però sempre decisivamente influenzato la prevalenza dei sì o o dei no nel risultato finale, anche alla luce del risultato dei quattro precedenti referendum confermativi.

Il primo referendum costituzione della storia della Repubblica italiana si svolge il 7 ottobre 2001. Gli elettori furono chiamati a dire sì o no alla riforma del Titolo V promossa dal centrosinistra del governo Amato su funzioni e poteri delle Regioni e sul rapporto con lo Stato. Visto che il voto si svolse in un solo giorno, l'affluenza fu data solo alla fine delle operazioni di voto e si attestò al 34,05 per cento. Il sì alla riforma vinse con il 64,21 per cento.

Il 25 e 26 giugno 2006 gli italiani tornarono alle urne sempre sul tema del rapporto Stato-Regioni questa volta su iniziativa del centrodestra. L'affluenza che alle 12 del primo giorno fu del 10,01 per cento. Alle 19 arrivò a 22,4 per cento, mentre alle 22 del primo giorno di voto si attestò al 35 per cento. Alla fine l'affluenza definitiva fu del 53,8 per cento, ma la riforma voluta dal governo Berlusconi-Bossi-Fini che voleva l'ampliamento della riforma del 2001 introducendo il Senato federale e riconoscendo alle Regioni competenze esclusive su sanità, scuola e polizia locale, venne bocciata con il 61,29 per cento.

Il terzo referendum costituzionale fu quello del 4 dicembre 2016 proposto dal governo di Matteo Renzi (che teneva insieme anche un pezzo di centrodestra che faceva capo ad Angelino Alfano e Maurizio Lupi). Alle 12 - anche in questo caso si votava in un unico giorno - l'affluenza registrata fu del 20,14 per cento: la più alta. Alle 19 raggiunse il 57,24 per cento. In questo caso gli italiani vennero chiamati a promuovere o bocciare insieme, nuovamente alla revisione del rapporto fra Stato e Regioni, anche l'eliminazione del Cnel ed il superamento del bicameralismo perfetto del Parlamento fra funzioni e poteri di Camera e Senato. I no alla revisione vinse nettamente con il 59,12 per cento di voti, con partecipazione finale alle urne del 65,48.

Nel settembre 2020, infine, si è svolto il quarto e fino ad oggi ultimo referendum su una riforma della Costituzione. Il voto si svolse in due giorni, il 20 e 21 settembre con un affluenza che alle 12 del primo giorno di voto si attestò al 12,25% per cento. Alla seconda rilevazione delle 19 la percentuale di italiani che si erano recati alle urne salì al 29,68 per cento. Alla terza rilevazione, alle 23 del primo giorno di urne aperte, l'affluenza si fermò al 39,37 per cento. In quella occasione, in piena pandemia Covid, gli italiani furono chiamati a confermare il taglio dei parlamentari promosso dai Cinque Stelle e che in Parlamento ottenne anche la maggioranza dei due terzi sufficiente per non chiederne la conferma agli elettori. Che fu però promossa lo stesso e vide una scontata larga affermazione del sì con il 69,9 per cento dei voti. L'affluenza definitiva fu del 53,84 per cento.



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