La mattina scrivo.
Premio per la miglior sceneggiatura alla Mostra del cinema di Venezia 2025.
“In un mondo dove troppe decisioni vengono prese sulla base di meri interessi economici, a spese di qualsiasi altra considerazione, nella cornice di un’avidità generale, io non sono riuscito a fare meglio, a essere più felice, più vitale, più ricco. Cosa devo fare per non vergognarmi di me stesso?”.
Così Franck Courtès riassume il senso delle scelte narrate nell’autobiografico La mattina scrivo dal quale è tratto il nuovo film di Valérie Donzelli.
A 42 anni Paul (Bastien Bouillon) decide di lasciare il ben remunerato lavoro di fotografo per dedicarsi totalmente alla scrittura.
Ha già pubblicato due libri che, nonostante il successo presso i critici, non hanno venduto più di tanto.
Per arrotondare le sue misere entrate comincia a vendere tutto quello che può, dal motorino alle macchine fotografiche, sino a quando non decide di iscriversi a Jobbing, una app che offre lavoretti che bisogna aggiudicarsi in aste al massimo ribasso.
Si potrebbe pensare che La mattina scrivo sia un film che denunci le condizioni disumane del moderno precariato.
Alle prese con esso, improvvisamente Paul si trova senza più un ruolo preciso, costretto a “combattere” contro altri disperati come lui per aggiudicarsi lavori saltuari mal pagati, stretto tra una crescente solitudine sociale e la povertà.
Tuttavia Valérie Donzelli non è interessata a questo tipo di discorso sebbene il suo film descriva bene le nuove forme di sfruttamento.
Al centro del film c’è il percorso del protagonista.
Paul, infondo, potrebbe cercare qualcosa di meglio, come gli ripetono i parenti, ed invece decide, consapevolmente, di abbrutirsi in lavori alienanti e quasi di perseguire la povertà.
La sua sembra quasi una scelta ascetica che corrisponde ad un progressivo spogliarsi delle cose materiali che va di pari passo con la perdita della propria identità, aggravata da una sostanziale mancanza di riconoscimento, innanzitutto da parte dei suoi familiari.
Da questo punto di vista, la scelta di Paul ha un sapore quasi Francescano e la tensione etica che attraversa il tutto il film ricorda quella ricerca di purezza quasi spirituale del cinema di Bresson.
Valérie Donzelli ci descrive la realtà sempre attraverso lo sguardo di Paul che appare caustico e divertito al tempo stesso.
Alla regista bastano pochi particolari per darci un’idea delle situazioni e dei personaggi; Paul costretto a lavorare su uno splendido balcone in una casa in pieno centro con le porte finestre tutte rigorosamente chiuse, tenuto rigorosamente fuori da quel mondo.
Un trasloco difficile durante il quale una donna scioglie in pianto tutta la sua tensione, il togliersi le scarpe se il proprietario di casa dove deve lavorare non le indossa, una cena nella quale il nostro porta la bottiglia di vino più economica e così via.
Esperienze che andranno a formare il nucleo del nuovo libro che Paul sta scrivendo e che finalmente gli restituiranno, almeno parzialmente, il riconoscimento familiare così da poter dire, dinnanzi alla proposta dell’ennesimo lavoretto, “posso solo il pomeriggio; la mattina scrivo.
EMILIANO BAGLIO

