Pillion

Una storia d'amore che narra della paura di ritrovarsi nudi e fragili dinnanzi a questo sentimento.

di EMILIANO BAGLIO 17/02/2026 ARTE E SPETTACOLO
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Pillion è una storia d’amore, o meglio narra della paura di innamorarsi e di scoprirsi nudi e fragili dinnanzi a questo sentimento.

Il resto è puro corollario anzi, apparentemente, Harry Lighton al suo debutto sembra appoggiarsi a robusti cliché.

Così abbiamo la comunità di motociclisti gay sadomaso, tutti borchie e pelle, con i suoi riti, le scampagnate e le bevute e quel senso di fratellanza che abbiamo già visto praticamente in ogni film di bikers.

Tra di loro spicca Ray, cui dà corpo lo statuario Alexander Skarsgågard.

All’opposto c’è Colin (Harry Melling), magro e con le orecchie a sventola, che vive ancora con i genitori e con la mamma che gli combina gli appuntamenti, magari dopo che si è esibito in un pub a cantare canzoni di Natale con il quartetto vocale messo su con il fratello ed il padre, con tanto di costumi di scena.

Facile indovinare chi sia il dominante e chi il sottomesso e chissà quanto sarebbe stato interessante invertire i ruoli.

Tra i due nasce una storia, in cui Ray è il master e Colin lo schiavo.

Di Ray sapremo poco e nulla, perché Pillion racconta l’educazione sessuale e sentimentale di Colin.

La cosa fondamentale a noi sembra che in questa “strana” relazione, Colin non rinunci mai a quello che è, alla sua identità.

Non siamo di fronte alla storia di un annullamento in nome del sadomasochismo, sebbene la storia tra i due non risparmi momenti duri di totale sottomissione., non si tratta di questo.

In quanti modi può esprimersi l’amore? Pillion ne esplora uno, perché di questo si tratta veramente.

Colin è felice, cammina per strada leggero e raggiante, finalmente ha scoperto la sua vera natura ed i suoi occhi bruciano di passione ed amore verso Ray.

Il nostro scoprirà un mondo nuovo ed il sesso oltre ad intraprendere quel percorso che lo porterà a realizzarsi completamente come persona.

Eppure non rinuncerà mai al suo vero animo, rimarrà sempre il bravo ragazzo che vuole presentare il fidanzato ai genitori, una persona pura capace di emozionarsi giocando con un bastone di legno infuocato accanto ad un falò.

Quello che sembra invece aver paura è Ray, che non dice nulla di sé stesso e sembra non concedere nessun atto di gentilezza nonostante i suoi occhi spesso lo tradiscano.

Pillion alla fine rovescia i ruoli dei due e diventa, appunto, un film che ci mette dinnanzi alla fragilità che proviamo quando ci innamoriamo ed improvvisamente ci ritroviamo nudi, senza quella corazza, nemmeno troppo metaforica, che indossa Ray.

EMILIANO BAGLIO


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