The choral

Alice nella città 2025. Fuori concorso

di EMILIANO BAGLIO 26/10/2025 ARTE E SPETTACOLO
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1916, la prima guerra mondiale infuria ovunque.

Anche la società corale di Ramsden, nello Yorkshire, ne patisce gli effetti quando perde il proprio direttore , richiamato al fronte.

La scelta ricade su Henry Guthrie (Ralph Fiennes), stimato professionista che però è mal visto dalla comunità in quanto ha passato molti anni in Germania.

Il nuovo lungometraggio di Nicholas Hytner richiama titoli come Grazie, Signora Thatcher (1996, Mark Herman), ma anche film come Pride (2014, Matthew Warchus) ed ovviamente Full monty (1997, Peter Cattaneo).

Insomma potremmo dire che si inscriva in una certa tradizione cinematografica inglese che cerca di approcciare temi sociali unendo dramma e commedia.

Come suggerisce il titolo stesso, e come nei casi appena citati, si tratta di una vicenda corale con tanta, forse troppa carne al fuoco.

Il coro vuole dare conto delle diverse sfaccettature della società inglese dell’epoca, equamente suddivisa tra gli austeri membri anziani, che incarnano la media ed alta borghesia, ed i tanti giovani chiamati a rinsaldarne le fila che invece appartengono alle classi proletarie.

Metaforicamente però è anche un luogo in cui si concretizza una sorta di afflato di livellamento sociale democratico visto che più che l’appartenenza di classe ciò che conta è il merito.

Hytner, attraverso la molteplicità dei personaggi, cerca di dare un quadro sfaccettato delle vicende dell’epoca, mescolando il privato con ciò che accade al fronte.

La stessa opera messa in scena, Il sogno di Geronte di Edward Elgar, ben presto viene modificata trasformandosi nella struggente storia di un giovane soldato e della sua infermiera.

Insomma, come si sarà capito, tutto nel film è metafora di qualcos’altro.

Nel calderone finiscono le storie di un reduce di guerra, gli amori tra i giovani componenti del coro con tanto di storia interrazziale e persino un accenno all’omosessualità del protagonista.

Il tutto condito da un’insopportabile retorica patriottica di fondo in un’opera poco convincente ed assai confusa che vuole parlare di tutto e finisce con il non dire nulla.

Tuttavia siamo convinti che la confezione tanto elegante quanto sostanzialmente innocua di The choral convinceranno più di uno spettatore.

EMILIANO BAGLIO


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