Ostia. Verifiche sull'assegnazione degli alloggi popolari. La giornalista Angeli testimonia al processo contro il clan Spada

di redazione Roma 19/02/2018 ROMA
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Dopo il caso dell'alloggio popolare, per la cui assegnazione a Giuseppe Spada gli uffici comunali rilasciarono parere favorevole, sono in arrivo nuovi controlli da parte del Campidoglio.

L'amministrazione comunale, infatti, a quanto si apprende, ha disposto verifiche su eventuali altre assegnazioni di case popolari a Ostia. Si allarga, così, il campo delle verifiche avviate dal Campidoglio sul litorale romano, che si erano da subito concentrate sul caso dell'alloggio popolare destinato allo zio di Carmine e Roberto Spada, quest'ultimo autore dell'aggressione ad un cronista della Rai nel novembre scorso. Assegnazione, come sottolineato più volte dal Campidoglio, che non c'è mai stata. Per il capogruppo M5S in Campidoglio, Paolo Ferrara, "è inopportuno" assegnare la casa popolare a Giuseppe Spada, uno dei membri dell'omonimo clan che gestisce il malaffare ad Ostia. "Se la procedura va fermata la fermeremo".
  
La Dda di Roma avvierà lunedì le verifiche sui documenti acquisiti relativi all'assegnazione di un alloggio popolare ad Ostia a Giuseppe Spada, zio di Carmine e Roberto, quest'ultimo autore dell'aggressione ad un cronista della Rai nel novembre scorso. Su disposizione del pm Mario Palazzi i carabinieri del Comanda provinciale e gli uomini della Squadra mobile hanno provveduto ad acquisire presso gli uffici comunali l'intero incartamento. Le verifiche mireranno a individuare eventuali profili penali della vicenda.

Intanto a Piazzale Clodio la giornalista di Repubblica Federica Angeli che per prima aveva denunciato l'occupazione mafiosa del territorio del litorale da parte del clan Spada, ha testimoniato al processo a carico di Armando Spada, boss che aveva pubblicamente minacciato la giornalista. 

"Federica Angeli non è sola. E non va lasciata sola". Sono tanti a piazzale Clodio a a sostenere la cronista di Repubblica che testimonia in aula nel processo contro Armando Spada, imputato per minacce e violenza privata nei suoi confronti. Una mobilitazione lanciata dalla Federazione nazionale della Stampa italiana e dall’Ordine dei giornalisti d’intesa con Articolo 21, Usigrai, Rete NoBavaglio, Ordine dei giornalisti del Lazio e Associazione Stampa Romana, che ha visto crescere il numero di adesioni nelle ultime ore. Anche Mario Calabresi, direttore di Repubblica, si è unito al gruppo per esprimere la propria vicinanza alla giornalista.
 
Non soltanto colleghi, ma anche cittadini comuni hanno risposto all’appello “Mai più soli”, slogan del sit-in: una scorta mediatica “simbolica” per Federica che sotto scorta lo è per davvero dal luglio 2013, dopo le intimidazioni subite durante un’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose sul litorale romano e sul business delle concessioni demaniali che vede sotto accusa Spada. “Come in tutti i casi di aggressioni o minacce ad un cronista – scrivono in una nota congiunta gli organizzatori del sit-in - anche in questa volta siamo dalla ‘parte civile’ dei giornalisti e del diritto dei cittadini ad essere correttamente informati”.

"Ho pagato con la libertà personale ma credo sia servito a qualcosa. Con le mie denunce tutti adesso conoscono la realtà di Ostia. Quindi, io rifarei tutto. Oggi è giusto essere qui. In quell’aula io sarò al banco dei testimoni, ma con me ci saranno tutti i cittadini", ha detto Federica Angeli, poco prima di entrare al Palazzo di Giustizia.


 “Vicini a Federica Angeli che oggi depone al processo contro gli Spada. Siamo tutti con Federica. Avanti con coraggio e determinazione per la giustizia e la legalità”, scrive su Twitter il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.
 
“Oggi Federica Angeli, cronista che ha sfidato la mafia con la sua scrittura, testimonierà contro gli Spada in tribunale. Ho avuto l'opportunità di incontrare Federica qualche mese fa alla leopolda e di ascoltare le parole di una madre e una donna che lotta per la giustizia e per la libertà con una sola arma: la sua scrittura - scrive su Facebook la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi - ed è proprio grazie alle sue parole che oggi Federica compie un gesto che può sembrare piccolo ma che è straordinario: ribellarsi alle minacce e squarciare il silenzio omertoso e terrorizzante della mafia. Parlare è un gesto che fa paura. Ma combattere la mafia è possibile solo se lo si fa insieme”.

"Federica Angeli è costretta a vivere sotto scorta per aver fatto il suo lavoro di cronista con rigore e coraggio e aver raccontato mirabilmente gli intrecci mafiosi e corruttivi del litorale romano - ha detto Gianpiero Cioffredi, presidente Osservatorio per la sicurezza e la legalità della Regione - Non possiamo abituarci all’idea che ciò sia normale. Non possiamo lasciarla da sola davanti agli esponenti dei clan che ha avuto il coraggio di denunciare. È importante partecipare al sit-in  - ha sottolineato - perché gli spazi liberati a Ostia dalla straordinaria attività di contrasto alle mafie da parte delle forze di polizia e della magistratura - aggiunge - devono essere riempiti dal protagonismo dei cittadini e dal dolce sapore della libertà".

"Qualsiasi giornalista o cittadino minacciato che ha il coraggio di denunciare e di ingormare i cittadini, non può restare solo e deve avere il nostro sostegno - ha detto Paolo Borrometi, presidente di Articolo 21, anche lui da anni sotto scorta per le minacce ricevute dalla mafia - Altrimenti è a rischio la tenuta della democrazia".


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