Everytime

Vincitore miglior film Alice nella città

di EMILIANO BAGLIO 26/10/2026 ARTE E SPETTACOLO
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Ad un certo punto, mentre sta tornando a casa dopo una notte brava, Jessie (Carla Hüttermann) si ferma a fissare il vuoto.

Tempo dopo sua madre Ella (Birgit Minichmayr) compirà lo stesso identico gesto nello stesso punto.

Prima che Everytime deflagri nel suo finale, Melli (Lotte Shirin Keiling) si ferma attonita a guardare qualcosa che non può esistere; la sorella maggiore Jessie bambina che gioca con un camioncino.

Un’immagine che abbiamo già visto in un vecchio video di famiglia, realizzato durante una vacanza a Tenerife, fatta da Ella e Jessie quando Melli ancora non era nata.

Le direttrici dello sguardo sono fondamentali nel film di Sandra Wollner; fanno dialogare il presente ed il passato facendo confluire l’uno nell’altro sino a confonderli, sono dialoghi con i fantasmi ed infine, svelano il punto di vista della regista.

Esemplare, da questo punto di vista, la scena clou del film quando improvvisamente la macchina da presa abbandona la scena principale e si perde ad inseguire il volo degli uccelli lasciando sulla sfondo la tragedia, piccola macchia quasi invisibile; una scelta estetica certo ma anche etica.

Everytime cerca di raccontare il lutto, come ognuno lo affronta e come si prova a continuare a vivere.

Nella prima parte, giustamente, si prende il suo tempo, narrando una quotidianità apparentemente fatta di niente in cui sembra non accadere nulla.

Una narrazione lenta eppure efficace dalla quale improvvisamente emerge il dolore, attraverso crepe sottili.

Poi Ella decide di tornare a Tenerife, l’isola dove anni prima aveva passato una vacanza felice con il marito e la primogenita.

Si porta appresso Melli e Lux (Tristán López), ex fidanzato di Jessie.

Qui improvvisamente il film muta completamente pelle e scivola in un’atmosfera ipnotica che abbatte i confini del tempo e si apre verso una dimensione magica e sospesa, come quale sole quadrato contro il quale dei bambini sparano un razzo di segnalazione e che non si decide a tramontare.

Forse Sandra Wollner non sempre possiede la forza necessaria per far emergere completamente il potenziale delle sue stesse immagini, come se il film non riuscisse completamente a spiccare il volo verso quell’altra dimensione misterica suggerita, tuttavia Everytime è sicuramente un film interessante di una regista che deve solo affinare i mezzi ma che, grazie al cielo, possiede appunto un suo sguardo originale.

In ogni caso non può che fare piacere che una giuria di ragazzi tra i 16 ed i 19 anni abbia decido di premiare un film “difficile” e sicuramente lontano dalle logiche commerciali dei blockbuster.

EMILIANO BAGLIO


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