Non solo il governo spagnolo sta accelerando sul rimpatrio dei migranti ancora presenti a Ceuta, ma il tribunale dell’Audiencia Nacional ha anche chiesto alla polizia di indagare sull’«ingresso irregolare massiccio» avvenuto nei giorni scorsi, per accertare se, nella crisi migratoria che ha scosso l’enclave spagnola in Nord Africa, vi sia stata «un’azione coordinata e diretta» da parte di gruppi criminali.
La magistrata María Tardón ha, infatti, aperto un’inchiesta preliminare dopo la denuncia presentata dal partito Iustitia Europa, che, secondo quanto riporta l’agenzia Efe, ipotizza reati tra cui il favoreggiamento dell’immigrazione illegale, la tratta di esseri umani, l’organizzazione criminale e l’omissione del dovere di perseguire i reati. Nel provvedimento, Tardón segnala che i fatti presentano elementi che «fanno presumere la possibile esistenza di un illecito penale».
Anche la ministra spagnola della Difesa, Margarita Robles, ha chiesto oggi al Marocco di fare piena luce sulla massiccia ondata migratoria verso Ceuta e di indagare «fino in fondo per sapere che cosa è accaduto». «Chiedo al governo del Marocco di indagare su chi c’è dietro queste reti, chi ha la responsabilità, chi ha organizzato tutto attraverso le mafie e chi ha ingannato queste persone», ha detto ai media: «Non può essere che si utilizzino minori, come sono stati utilizzati, o altre persone, mandandoli a morire in mare», senza che vi siano conseguenze.
Le lettere all’Ue
Ma l’impegno spagnolo per risolvere la crisi dei migranti di Ceuta e capire che cosa vi sia dietro non basta a spegnere la polemica scoppiata negli ultimi giorni in Europa, dopo che la presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, aveva annunciato la reintroduzione temporanea dei controlli di frontiera sui collegamenti aerei e marittimi con la Spagna, definendola una «sospensione di Schengen». Madrid ha convocato l’ambasciatore italiano per chiedere chiarimenti.
Per il 4 agosto è stata convocata una videoconferenza informale straordinaria dei ministri dell’Interno europei. La riunione era stata chiesta sia dal premier spagnolo Pedro Sánchez sia da 22 leader europei, attraverso due lettere distinte inviate alle istituzioni dell’Unione. L’iniziativa della lettera dei 22 è stata promossa da Italia e Danimarca e chiedeva una risposta europea coordinata, il rafforzamento della protezione delle frontiere esterne, un maggiore sostegno di Frontex e una verifica dell’efficacia della cooperazione con il Marocco.
Anche Sánchez ha inviato una lettera ai vertici dell’Unione, nella quale ha contestato le reazioni di alcuni governi europei, giudicate «egoistiche, polarizzanti e illegali» e fondate, secondo il premier, su pregiudizi, disinformazione o interessi politici. Sánchez ha anche rivendicato il lavoro svolto dalla Spagna per riprendere il controllo della situazione, favorire il ritorno in Marocco della grande maggioranza delle persone entrate irregolarmente e impedire spostamenti non autorizzati verso l’Europa continentale.
Lo scontro Italia-Spagna
L’intervento dell’Ue non è però bastato a far scendere la tensione, anzi. In un’intervista all’emittente televisiva Rtve, il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha attaccato direttamente il governo italiano per la gestione della crisi e per la decisione di reintrodurre i controlli sui collegamenti con la Spagna. «Ci sono stati Paesi, Stati e governi che non si sono dimostrati all’altezza. Il governo italiano è stato uno di questi», ha detto.
Per la Lega, gli attacchi del governo Sánchez all’Italia sono «folli». «Chi oggi punta il dito contro il nostro Paese è lo stesso governo che si è reso complice di un’immigrazione di massa che sta provocando enormi danni alla Spagna e a tutto il continente. Ci auguriamo che questo problema venga presto risolto democraticamente dal voto dei cittadini spagnoli: l’amico Santiago Abascal e gli amici di Vox, alleati della Lega in Europa, metteranno fine a un’immigrazione di massa voluta e organizzata», scrive il partito di Matteo Salvini in una nota. Mentre il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, sostiene invece che le iniziative della maggioranza di governo sulla crisi migratoria spagnola non siano altro che propaganda per nascondere i problemi che l’Italia dovrebbe affrontare, come il carovita, l’aumento del costo dei carburanti e la vicenda delle chat di Delmastro.
«Siamo di fronte, con tutta evidenza, non a una generica crisi migratoria, ma a un attacco pianificato a tavolino contro la Spagna e di cui, con quella reazione indecente e ridicola, anche il nostro governo si è reso responsabile. Di questo Giorgia Meloni, non qualcun altro, dovrebbe venire a riferire in Parlamento», commenta invece il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni.
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, intanto, in una lettera a Sánchez, ha sottolineato che la Spagna può contare sull’appoggio della Commissione: «La migrazione è una sfida europea che richiede una risposta europea. Per questo la solidarietà è fondamentale». Secondo von der Leyen, occorre raddoppiare gli sforzi in cinque aree chiave: prevenire gli arrivi irregolari attraverso la cooperazione con i Paesi terzi, rafforzare le frontiere esterne, attuare i sistemi di allerta, smantellare le reti dei trafficanti, rafforzare i rimpatri.
Le testimonianze contro la polizia marocchina
Le autorità marocchine continuano a negare di aver favorito l'ingresso di migliaia di migranti nell'enclave spagnola di Ceuta, attribuendo l'accaduto esclusivamente all'azione delle reti di trafficanti di esseri umani. Tuttavia, alcune testimonianze raccolte dal Guardian descrivono una dinamica diversa e alimentano i sospetti che Rabat abbia deliberatamente allentato i controlli alla frontiera.
Il giallo di Ceuta: la marea umana che ha beffato il governo spagnolo
Tra queste c'è quella di Youssef El Abbas, 44enne marocchino residente per anni a Bilbao prima di essere rimpatriato nel 2019 dopo aver perso il lavoro. L'uomo racconta di aver deciso di raggiungere la zona di confine dopo aver letto sui social network e sui media locali che le autorità marocchine stavano lasciando passare le persone dirette a Ceuta. Una volta arrivato a Fnideq, la città che confina con l'enclave spagnola, avrebbe trovato una situazione inedita: i consueti posti di blocco, normalmente utilizzati per impedire ai cittadini privi di documenti europei di avvicinarsi alla frontiera, erano stati rimossi.
Secondo il suo racconto, gli agenti marocchini avrebbero addirittura invitato la folla a dirigersi verso il confine gridando: "Andate, correte in Spagna". El Abbas sostiene inoltre di aver notato un trattamento diverso tra i migranti: mentre ai cittadini marocchini sarebbe stato consentito di raggiungere il mare senza ostacoli, i migranti provenienti dall'Africa subsahariana venivano respinti con la forza. In pochi minuti, racconta, è riuscito a raggiungere a nuoto il territorio spagnolo.
Gli appelli sui social e le altre testimonianze
Le dichiarazioni di El Abbas non costituiscono una prova definitiva di un coinvolgimento delle autorità di Rabat, ma si inseriscono in un contesto che ha alimentato il confronto politico tra Spagna e Marocco. Madrid ha parlato di una grave violazione della propria integrità territoriale, mentre diversi osservatori hanno ipotizzato che l'allentamento dei controlli possa essere stato utilizzato come strumento di pressione diplomatica.
Ad alimentare i sospetti sul comportamento delle forze di sicurezza marocchine c'è anche la stampa spagnola. El País ha raccontato come molti migranti si siano messi in viaggio dopo aver appreso che i controlli alla frontiera erano stati allentati. Testimonianze analoghe sono state raccolte anche dal Corriere della Sera, che riporta i racconti di alcuni cittadini marocchini convinti di essere stati utilizzati come vere e proprie "pedine" dalle autorità del loro Paese. Secondo queste ricostruzioni, alcuni agenti avrebbero persino indicato la strada da seguire per raggiungere Ceuta.
A questo si sarebbero aggiunte anche le false informazioni diffuse attraverso i social network, secondo cui la Spagna avrebbe aperto le frontiere con il Marocco. La disinformazione digitale, dunque, potrebbe aver contribuito ad alimentare un esodo dalle dimensioni eccezionali che, giorno dopo giorno, assume sempre più i contorni di un giallo diplomatico.
Accordo tra Spagna e Marocco
Di fronte all'emergenza, Madrid e Rabat hanno raggiunto rapidamente un accordo per accelerare i rimpatri. Le autorità dei due Paesi hanno attribuito l'ondata migratoria alla diffusione di false informazioni sui social, secondo cui una sentenza della Corte Suprema spagnola avrebbe impedito i respingimenti immediati, e all'azione delle reti di trafficanti di esseri umani.
Nessuna delle due parti ha spiegato in modo convincente perché, secondo le cronache della zona, le forze di sicurezza marocchine abbiano inizialmente permesso che gruppi numerosi avanzassero senza ostacoli verso la frontiera, né come migliaia di persone provenienti da Casablanca, Rabat, Tangeri e Marrakech abbiano potuto spostarsi verso nord senza che venissero chiusi accessi e vie di comunicazione.
L'atteggiamento iniziale degli agenti marocchini, che hanno fermato il flusso ore dopo con una decisione apparentemente politica, ha alimentato il sospetto di un'operazione coordinata dall'interno. La valanga è cominciata il 30 luglio, giorno in cui si celebra l'incoronazione di Mohammed VI e festa nazionale nel Paese.
Anche il New York Times ha riportato le testimonianze di alcuni giovani marocchini che sostengono di essere stati indirizzati verso il confine dagli stessi agenti di polizia marocchini.
"Alaoui, 26 anni, ha raccontato che, quando il suo gruppo si avvicinava alla frontiera giovedì, alcuni agenti della polizia marocchina gli hanno indicato la direzione giusta. Non smettevano di dire: 'vai di là, vai di là'", riferisce il quotidiano statunitense.
La Guardia Civil ha individuato agenti dell'intelligence marocchina tra i migranti
Al di là delle versioni ufficiali, l'analisi delle telecamere termiche e ad alta definizione installate sui moli e lungo il perimetro di frontiera di Ceuta ha fornito un elemento decisivo.
Secondo il quotidiano spagnolo El Español, l'analisi delle immagini raccolte dalle telecamere della Guardia Civil avrebbe individuato agenti dei servizi d'intelligence marocchini in abiti civili tra i gruppi di migranti. Gli investigatori ritengono che alcuni di loro abbiano svolto attività di coordinamento e osservazione durante gli attraversamenti.
Se confermata, questa ricostruzione metterebbe in discussione la versione secondo cui la crisi sarebbe stata esclusivamente il risultato di false informazioni diffuse online.
I servizi d'intelligence spagnoli avevano inoltre avvertito il governo di una possibile crisi migratoria nei giorni precedenti alla Festa del Trono marocchina. Il ministro dell'Interno Fernando Grande-Marlaska ha però continuato a definire Rabat "un partner affidabile".
Chi ha mosso i fili all'interno del Marocco?
Secondo il quotidiano spagnolo The Objective, che cita fonti marocchine a conoscenza delle strutture di potere del regno, l'uomo indicato come possibile mente dell'operazione è Fouad Ali El Himma, noto in alcuni ambienti come il "viceré" del Marocco.
Consigliere e amico personale del re Mohammed VI sin dai tempi del Colegio Real, ex alto dirigente del Ministero dell'Interno e fondatore nel 2008 del Partito Autenticità e Modernità (PAM), El Himma avrebbe sfruttato il caos migratorio con un duplice obiettivo: indebolire il Governo di Aziz Akhannouch, che non si presenterà alle elezioni di settembre, e rafforzare la posizione del PAM in vista del voto del 23 settembre.
La scelta del momento non sarebbe casuale. Mohammed VI ha pronunciato il suo discorso per il 27esimo anniversario della sua ascesa al trono la sera di mercoledì, presentando un'immagine di stabilità e progresso. Poche ore dopo, migliaia di marocchini cercavano di lasciare il Paese attraverso Ceuta. Il contrasto tra il discorso ufficiale e le immagini alla frontiera sarebbe, secondo questa lettura, il vero messaggio dell'operazione.
Il precedente del 2021 rafforza questa ipotesi. Allora, circa 10mila persone entrarono a Ceuta dopo che le forze marocchine avevano allentato la vigilanza durante la crisi diplomatica innescata dal ricovero in Spagna del leader del Fronte Polisario Brahim Ghali. Quell'episodio ha dimostrato che Rabat può aprire e chiudere la pressione migratoria come strumento politico.
L'immigrazione come moneta di scambio
La Spagna ha alle spalle una lunga storia di tensioni migratorie alla sua frontiera sud, ma la crisi di Ceuta non può essere compresa senza la storia condivisa di favori e attriti tra Madrid e Rabat, né senza considerare gli scontri tra il Governo di Pedro Sánchez e i suoi partner europei in materia di immigrazione.
La regolarizzazione massiccia dei migranti promossa dal Governo spagnolo ha inoltre aperto un conflitto con 22 Paesi dell'Unione europea, i cui leader hanno firmato una lettera che collega esplicitamente questa politica al cosiddetto effetto richiamo e alla crisi di Ceuta.
Dall'Italia, la premier Giorgia Meloni ha giustificato la lettera collettiva affermando che "la difesa delle frontiere è una responsabilità comune". Proprio l'Italia ha avviato la settimana scorsa controlli Schengen più rigidi per i cittadini extracomunitari provenienti dalla Spagna.
Va sottolineato che l'Unione europea ha offerto di dispiegare l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Fontrex) a Ceuta, vista la gravità della situazione, ma l'offerta è stata respinta dal Governo spagnolo.
Da parte sua, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha accolto con favore il ritorno in Marocco della maggior parte di coloro che avevano attraversato la frontiera, ma la tensione tra Madrid e Bruxelles resta alta.
Pedro Sánchez ha inviato una lettera a Bruxelles criticando la "mancanza di solidarietà" di alcuni partner dell'UE. Nella missiva non vi era alcun riferimento alla responsabilità del Marocco nella crisi. Il leader socialista ha chiesto anche una videoconferenza urgente dei ministri dell'Interno degli Stati membri.
l ruolo degli Stati Uniti nella crisi di Ceuta
Pochi giorni prima della crisi di Ceuta, il presidente Donald Trump ha inviato un messaggio a Mohammed VI in occasione del Giorno del Trono, in cui ha ribadito il riconoscimento statunitense della sovranità marocchina sul Sahara occidentale e ha definito la proposta di autonomia marocchina "l'unica base per raggiungere una soluzione giusta e duratura". Il messaggio è arrivato pochi giorni dopo che il Marocco aveva dedicato una delle sue principali autostrade al presidente statunitense.
L'ex deputata Marjorie Taylor Greene è stata ancora più diretta: "I repubblicani hanno pagato 40 milioni di dollari di tasse al Marocco per invadere la Spagna. E poi hanno fatto finta che le frontiere fossero una loro priorità".
Nel frattempo, dal 2018 il Governo di Pedro Sánchez è diventato un alleato scomodo per Washington, segnato da scontri ricorrenti su temi come il conflitto a Gaza, la spesa per la NATO o il riconoscimento della Palestina.
Secondo Alandete, nessuno a Washington dubita che il Marocco utilizzi periodicamente l'immigrazione irregolare come strumento di pressione, ma non c'è volontà politica di sostenere Sánchez contro Rabat.
Un richiamo storico utile: nel 1967 il dittatore Francisco Franco avvertì in una lettera al presidente statunitense Lyndon B. Johnson dei rischi di riarmare il Marocco, descrivendolo come una nazione "aggressiva e destabilizzatrice". Decenni dopo, Adolfo Suárez rispose alle minacce marocchine di annessione di Ceuta e Melilla con un avvertimento diretto: "Sai che possiamo bombardare Rabat in 48 ore". Due stili di gestione della pressione del vicino del sud che contrastano con la posizione dell'attuale governo spagnolo.
La posizione strategica di Gibilterra e l'ipotesi geopolitica
Diversi analisti hanno avanzato interpretazioni più ampie, collegando la crisi all'importanza strategica dello Stretto di Gibilterra in una fase di forte instabilità internazionale. Secondo questa tesi, il controllo delle principali rotte marittime verso il Mediterraneo starebbe assumendo un peso crescente dopo le tensioni nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz.
Secondo questa interpretazione, Stati Uniti e Israele cercherebbero di garantirsi un corridoio alternativo attraverso il Marocco che non dipenda dalla Spagna né, per estensione, dall'architettura di alleanze europea. Ceuta, in questo scenario, sarebbe un tassello chiave: il suo controllo permetterebbe a Rabat, agendo come potenza delegata dell'asse Washington-Tel Aviv, di contendere alla Spagna il dominio sull'accesso al Mediterraneo.
I partiti europei di destra anti-immigrazione starebbero, consapevolmente o meno, contribuendo a isolare la Spagna, concentrando il dibattito esclusivamente sulla sua politica migratoria senza inquadrare l'interesse collettivo europeo nel mantenimento della sovranità spagnola su Ceuta.
Questa ipotesi, tuttavia, che circola con forza in determinati ambienti geopolitici europei, non dispone al momento di documentazione ufficiale che la sostenga. Va letta come un quadro interpretativo proposto da analisti.
Ciò che è certo è che il Marocco sta investendo miliardi di euro nella costruzione di stadi per i Mondiali di calcio del 2030, a cui la Spagna, con Sánchez come promotore, lo ha invitato a partecipare come co-organizzatore, mentre gran parte della sua popolazione è costretta a lanciarsi verso frontiere straniere per "ottenere una vita migliore".
Una crisi chiusa ma non conclusa
La crisi di Ceuta non è un episodio isolato. È l'ultimo anello di una catena che comprende il precedente del 2021, la resa spagnola sul Sahara, lo spionaggio con il software Pegasus sui telefoni del Governo spagnolo dall'interno del Marocco, gli allarmi ignorati del CNI, la regolarizzazione massiccia dei migranti e il progressivo deterioramento della posizione della Spagna nelle sue relazioni con Washington e Bruxelles.
era stato avvertito e non è intervenuto; che almeno 88 persone hanno perso la vita tentando di attraversare il mare e che centinaia si trovano ancora a Ceuta senza che si profili una soluzione a breve termine.
Numerosi cittadini hanno espresso il proprio malcontento per la risposta del Governo di fronte a una situazione che non è nuova e hanno detto di sentirsi insicuri e privi di protezione.
Anche il re Felipe VI ha voluto inviare un messaggio di sostegno ai cittadini di Ceuta e ha espresso la sua "indignazione" ricordando che "lo Stato deve vigilare sulla sicurezza di Ceuta e Melilla".
La domanda che rimane aperta – e a cui i prossimi mesi dovranno dare una risposta – è se la Spagna abbia ancora la capacità, e la volontà politica, di gestire la propria frontiera sud senza dipendere dalla buona volontà del Marocco e se il blocco europeo riuscirà a mantenersi unito quando crisi come quella di Ceuta si ripeteranno, in Spagna o in qualsiasi altro punto caldo del continente.
La storia recente suggerisce che questa dipendenza si è andata consolidando, elezione dopo elezione, concessione dopo concessione.


Un migrante che ha attraversato in Spagna dal Marocco beve l'acqua distribuita dai soldati spagnoli nell'enclave spagnola di Ceuta, domenica 2 agosto 2026. Foto AP/Antonio Sempere

