Disclosure day

Il ritorno di Spielberg ai suoi amati alieni.

di EMILIANO BAGLIO 30/06/2026 ARTE E SPETTACOLO
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Cominciamo dai difetti, così ci togliamo il pensiero.

Disclosure day ha una sceneggiatura che fa acqua da molte parti ed ha alcuni momenti francamente imbarazzanti e ridicoli.

Basti pensare alla scena in cui Margaret (Emily Blunt) ed il suo compagno Jackson (Wyatt Russell) cercano di distruggere il telefono della donna passandoci sopra con l’automobile senza riuscirci.

Ancora peggio la scena in cui i soldati della Wardex assaltano la “casa” in cui ci sono i nostri eroi, resa momentaneamente invisibile da Margaret tramite l’uso di un congegno alieno.

La stessa Wardex, ovvero i “cattivi”, sembrano un’organizzazione assolutamente sgangherata e la contrapposizione tra il loro capo Noah (Colin Firth) ed il ribelle Hugo (Colman Domingo) è resa in maniera assai schematica.

Lasciamo infine perdere i momenti finali in cui Margaret fa tornare la corrente grazie ai suoi “poteri”, l’improvvisa comparsa di un alieno, tenuto prigioniero dalla Wardex, praticamente in sedia a rotelle e via dicendo.

D’altronde riesce anche difficile capire perché Margaret vada in cerca di Daniel Kellner (Josh O’Connor), il dipendente della Wardex che ha rubato i file segreti dell’organizzazione, per mezza America, salvo poi tornare al punto di partenza.

Insomma va bene, Disclosure day non è sicuramente il miglior film di Spielberg.

Detto questo basterebbe la sequenza di apertura per far tacere coloro che liquidano frettolosamente l’opera.

Quello che interessa è la sostanza del nuovo lungometraggio del regista americano che torna, dopo tanti anni, ai suoi amati alieni.

Tutti hanno giustamente ricordato i precedenti; E.T. (1982) ed ancora di più Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977) che molto ha in comune con Disclosure day, dimenticando però A.I. Intelligenza artificiale (2001) che, invece, a nostro avviso può aiutare a comprendere meglio il nuovo film del regista.

La nostra impressione è che, come per il precedente The Fabelmans ci si trovi di fronte ad una sorta di opera testamentaria.

Nel primo l’autore rievocava la sua infanzia e l’innamoramento nei confronti del cinema, qui invece sembra più preoccupato di dire la sua, in particolare sulla religione.

Gli alieni nel cinema di Spielberg hanno sempre avuto una componente messianica che trova il suo apice proprio nel finale di A.I.

Proprio questo loro ruolo è al centro di Disclosure day, che si pone due domande.

La prima è come reagiremmo alla scoperta di non essere soli nell’universo e la seconda riguarda che fine farebbero le nostre credenze religiose dinnanzi a questa notizia e se c’è la possibilità di considerare gli alieni come divinità.

In tal senso non ci pare un caso che l’unico credo presente nel film sia quello cristiana, che ha conosciuto l’avvento del Messia, mentre l’unica citazione della Bibbia sia tratta dal Vecchio Testamento, testo sacro anche all’ebraismo, che è la religione di Spielberg, nella quale l’avvento del Messia, di natura umana, deve ancora realizzarsi.

Insomma il problema di che fine farebbero le religioni dinnanzi alla scoperta degli extraterrestri pare non porsi per il regista che lo dice anche chiaro e tondo nel film tramite le parole di sorella Maura (Elizabeth Marvel).

Spielberg ribadisce che non siamo soli e che non dobbiamo preoccuparci di un’eventuale divinizzazione di altre entità, e che anzi queste ultime potrebbero tranquillamente essere il divino che attendiamo e che ci liberi, esattamente come accadeva al piccolo David in A.I.

Ne è talmente convinto che sul più bello, quando finalmente Margaret sta per svelarci il messaggio degli alieni, chiude il suo film dopo un finale bellissimo e commovente in cui tutto il mondo ha finalmente aperto (veramente) gli occhi.

Chi vuol capire capisca.

EMILIANO BAGLIO


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