Mosche e robot in laboratorio
Per esplorare il rapporto tra sonno e salute, il laboratorio di Gilestro ha sviluppato strumenti robotici che permettono di interrompere il sonno delle mosche solo quando effettivamente dormono, limitando al minimo lo stress. “A differenza dei metodi tradizionali (vibrazioni, tapis roulant, persino scosse elettriche nei ratti), questi sistemi consentono di distinguere l’effetto della privazione di sonno da quello dello stress indotto dall’esperimento”, spiega il ricercatore. Con questa tecnologia, ha avviato la deprivazione del sonno in mosche di tre giorni di vita, proseguendo per tutta la loro esistenza. Il risultato ha sorpreso: la longevità non cambia. Dormire pochissimo per tutta la vita non ha ridotto l’aspettativa di vita degli insetti.
Un altro studio, pubblicato dal gruppo del professore dell’Imperial College, ha messo in discussione il concetto di omeostasi del sonno, cioè la tendenza a recuperare il sonno perduto. Nelle mosche maschio, per esempio, durante il corteggiamento si osservano giornate intere di veglia, senza alcun sonno. Ma quando la femmina viene rimossa, il maschio non sente il bisogno di “recuperare” le ore perse. Se invece il sonno viene interrotto artificialmente dai robot o da altri maschi con cui combattere, allora sì, si osserva un forte rimbalzo.
Le associazioni tra poco sonno e malattie
«Questo dimostra che non è la quantità di sonno perduto a determinare il recupero, ma la qualità e il contesto in cui viene perso - afferma il ricercatore italiano - Molte delle associazioni tra poco sonno e malattie potrebbero essere spiegate proprio dallo stress cronico, che è esso stesso causa di infiammazione, squilibri metabolici e vulnerabilità psicologica. Il sonno disturbato diventa così un sintomo dello stress, più che la sua causa».
In termini di salute pubblica, ricorda Giorgio Gilestro, le terapie dovrebbero puntare a ridurre lo stress più che a inseguire un numero fisso di ore dormite; e nella comunicazione, è necessario evitare messaggi allarmistici che rischiano di alimentare ansia e peggiorare i problemi di insonnia, mentre nelle politiche sanitarie, ha più senso lavorare su fattori che riducono lo stress lavorativo, sociale e ambientale, promuovendo routine regolari e stabili, che riducano lo stress biologico e psicologico legato a ritmi alterati e favorendo indirettamente anche un sonno migliore.
«Il sonno resta un bisogno biologico fondamentale, ma non va separato dal quadro complessivo di salute mentale e condizioni di vita». A fare la differenza è la qualità del sonno e, soprattutto, il modo in cui impariamo a gestire lo stress.