Medio Oriente. Israele bombarda il sud del Libano e si prepara a invadere Rafah. ONU "Invadere Rafah sarebbe una tragedia terrificante per i civili"

di redazione 14/02/2024 ESTERI
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Israele ha "bombardato ampiamente" il sud del Libano, a seguito del lancio di razzi verso il nord del Paese, in particolare verso Safed. Lo riferiscono le Idf su X. I raid libanesi hanno portato alla morte di una donna israeliana e al ferimento di altre otto persone, oltre a colpire una base dell'esercito a Safed.


Il ministro israeliano della Sicurezza nazionale, e leader dell’estrema destra, Itamar Ben Gvir, ha poi affermato che l’attacco contro la base di Safed è da considerarsi come una dichiarazione di guerra, esortando a smettere di trattare la situazione del confine nord in modo diverso da Gaza. “Questi non sono singoli attacchi, è una guerra“, ha scritto Ben Gvir su X.

L'emittente israeliana Channel 12 riporta che Ben Gvir ha chiesto un incontro urgente con il premier Benjamin Netanyahu per discutere dell'escalation nel nord. Per quanto nessun gruppo abbia rivendicato la responsabilità degli attacchi di questa mattina, la maggior parte ha puntato il dito contro i miliziani di Hezbollah, ritenuti gli unici in Libano con la capacità di attaccare Safed.


Secondo il quotidiano libanese Al-Meyadeen una donna e i suoi due figli sarebbero stati uccisi nel raid israeliano nella città libanese di Souaneh. Al-Manar, che come al-Meyadeen è legato a Hezbollah, riferisce che anche una persona è stata uccisa ad Adchit. Lo riporta il Times of Israel.

Nel frattempo il bilancio delle vittime nella Striscia di Gaza continua a salire a seguito degli attacchi israeliani. Dall’inizio del conflitto dopo il 7 ottobre sono stati uccisi 28.576 palestinesi, secondo il locale ministero della Sanità gestito da Hamas, citato da al Jazeera. I feriti totali sono, al momento, 68.291. Nelle ultime 24 ore sono 103 palestinesi uccisi e 145 feriti.

Anche il Ministro degli Esteri Antonio Tajani è intervenuto: "Abbiamo sostenuto il diritto di Israele a difendersi e a colpire le centrali di Hamas", ha ricordato il capo della Farnesina. Quello che è accaduto il 7 ottobre "è stata una caccia all’ebreo. Ho visto immagini che non avrei mai voluto vedere in vita mia: profanazione di cadaveri, seni amputati e usati per giocare a pallone, madri costrette a vedere i loro figli uccisi nel forno mentre venivano violentate da decine di terroristi di Hamas. Scene che hanno provocato una giusta reazione. Noi però abbiamo come obiettivo la pace", ha aggiunto Tajani.

Quasi un milione e mezzo di palestinesi è intrappolato a Rafah, il distretto più a sud della Striscia di Gaza, vicino al confine con l'Egitto. E proprio in questo territorio l'esercito israeliano sta preparando un'invasione di terra, che secondo Benjamin Netanyahu porterà alla "vittoria totale" contro Hamas. Si rischia una vera e propria carneficina: la popolazione civile è letteralmente intrappolata a Rafah e non c'è più alcun luogo verso cui scappare e rifugiarsi.

Dove si trova Rafah?

Rafah è un territorio che si trova nell'estremità più meridionale della Striscia di Gaza, al confine con l'Egitto: proprio qui si trova il valico di Rafah, cioè l'unico punto di attraversamento tra Palestina ed Egitto. Parliamo di un territorio poco più esteso di una sessantina di chilometri quadrati, dove negli ultimi mesi si sono concentrati migliaia e migliaia di profughi palestinesi, in fuga dai bombardamenti israeliani che inizialmente avevano interessato in particolare le zone a nord della Striscia.

Al momento ci sarebbero circa 1,4 milioni di persone a Rafah. Vivono in condizioni estremamente precarie, contando unicamente sul sostegno dall'Agenzia Onu per i Rifugiati palestinesi (Unrwa), messo però a rischio dallo stop degli aiuti da parte di diversi Paesi occidentali – Italia compresa – che hanno sospeso i fondi dopo le accuse ad alcuni membri dello staff di aver in qualche modo partecipato agli attacchi del 7 ottobre.

Perché l'esercito israeliano vuole invadere Rafah?

Secondo Israele ci sarebbero quattro battaglioni di Hamas a Rafah. Per questa ragione ha annunciato un'invasione di terra. Già negli ultimi giorni l'esercito israeliano ha intensificato i bombardamenti in questo territorio, affermando appunto di voler colpire i miliziani di Hamas. Nella notte tra l'11 e il 12 febbraio 2024 le forze israeliane hanno condotto un'operazione speciale per liberare due ostaggi rapiti lo scorso 7 ottobre. Secondo il ministero della Salute palestinese i raid perpetrati quella notte hanno ucciso almeno 100 civili.


"Solo una costante pressione militare, fino alla vittoria totale, ci porterà alla rilascio di tutti i nostri ostaggi. Non perderemo nessuna occasione per riportarli a casa", ha commentato il premier israeliano Netanyahu.

Quasi un milione e mezzo di palestinesi, circa la metà della popolazione di Gaza, si trova a Rafah proprio perché, nell'immediato susseguirsi al 7 ottobre, il governo israeliano aveva intimato ai civili di spostarsi a Sud per sfuggire ai pesanti bombardamenti che si erano inizialmente concentrati nel nord della Striscia. Tel Aviv ha fatto sapere di voler garantire l'evacuazione dei civili, ma i dettagli di questo piano non sono stati comunicati e non è chiaro come e dove si intendano spostare così tante persone.


A sud di Rafah c'è l'Egitto, a ovest il Mar Mediterraneo e a est Israele. A nord si snoda il resto della Striscia di Gaza, ma gran parte del territorio è andato distrutto.

In un'intervista con l'emittente statunitense ABC, il premier israeliano ha commentato le critiche di Washington all'annuncio di invasione, affermando che "la faremo garantendo un passaggio sicuro alla popolazione civile, così se ne potranno andare". Alla domanda su dove dovrebbero rifugiarsi i profughi palestinesi, Netanyahu ha semplicemente risposto che "stiamo ancora lavorando ai dettagli del piano".

Le reazioni della comunità internazionale
Diversi attori internazionali – a partire dalle Nazioni Unite – hanno espresso forti preoccupazioni sulla possibilità di un'offensiva israeliana a Rafah: "Una potenziale incursione militare a tutti gli effetti a Rafah, dove circa 1,5 milioni di palestinesi sono ammassati contro il confine egiziano senza nessun altro posto in cui fuggire, è terrificante, data la prospettiva che un numero estremamente elevato di civili, ancora una volta per lo più bambini e donne, saranno probabilmente uccisi e feriti", ha commentato l'Alto commissariato dell'Onu per i Diritti Umani.


Il presidente statunitense Joe Biden ha lanciato un appello al governo israeliano, parlando direttamente al telefono con Netanyahu e chiedendogli di desistere da un'invasione di terra, ribadendo che nessuna grande operazione militare dovrebbe essere condotta in quella zona senza un piano per garantire la sicurezza dei profughi che si sono rifugiati a Rafah.

L'Alto rappresentante per gli Affari esteri dell'Unione europea, Josep Borrell, ha avvertito che un'offensiva israeliana su Rafah comporterebbe una "indicibile catastrofe umanitaria" e peggiorerebbe le tensioni con l'Egitto. Commentando poi le dichiarazioni del premier israeliano sul piano di evacuazione per i civili, ha aggiunto: "Dove faranno evacuare queste persone? Sulla Luna? Dove?"

La prospettiva di una "vera" offensiva da parte dell'esercito israeliano a Rafah, nell'estremo sud della Striscia di Gaza, dove milioni di palestinesi sono rifugiati, è "terrificante". Lo ha affermato l'Alto commissario dell'Onu per i diritti umani, Volker Türk. "Considerando la carneficina che ha avuto luogo finora a Gaza, possiamo immaginare perfettamente cosa accadrà a Rafah", ha dichiarato Türk in una nota.


"Una potenziale incursione militare a tutti gli effetti a Rafah – dove circa 1,5 milioni di palestinesi sono ammassati contro il confine egiziano senza nessun altro posto in cui fuggire – è terrificante, data la prospettiva che un numero estremamente elevato di civili, ancora una volta per lo più bambini e donne, saranno probabilmente uccisi e feriti", si può leggere sul sito dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani.

Nella nota Volker Türk ha aggiunto: "Non molto tempo fa, avevo segnalato la sofferenza inimmaginabile affrontata dai palestinesi a Gaza. Oggi, purtroppo, data la carneficina finora compiuta, è del tutto immaginabile cosa accadrà a Rafah. Al di là del dolore e della sofferenza provocati dalle bombe e dai proiettili, un'incursione a Rafah potrebbe anche significare la fine dei magri aiuti umanitari che sono entrati e sono stati distribuiti, con enormi implicazioni per tutta Gaza, comprese le centinaia di migliaia di persone a grave rischio di fame e di povertà. Il mio Ufficio ha ripetutamente messo in guardia contro azioni che violano le leggi di guerra. La prospettiva di un’operazione del genere a Rafah, allo stato attuale delle circostanze, rischia di commettere ulteriori atrocità".


Per finire Türk ha chiesto a Israele di rispettare "gli ordini giuridicamente vincolanti emessi dalla Corte Internazionale di Giustizia e l’intero ambito del diritto umanitario internazionale. Coloro che sfidano il diritto internazionale sono stati messi in guardia". "Il mondo – ha concluso il funzionario ONU – non deve permettere che ciò accada. Coloro che hanno influenza devono frenare piuttosto che consentire. Occorre un cessate il fuoco immediato. Tutti gli ostaggi rimanenti devono essere rilasciati. E ci deve essere una rinnovata determinazione collettiva per raggiungere una soluzione politica".

 

 

 

 



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