Marche. 2 miliardi i danni dell'alluvione. Le procure di Ancona e Urbino indagano per la mancata allerta meteo.

di redazione 21/09/2022 AMBIENTE
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L'alluvione di giovedì scorso nel centro-nord delle Marche ha prodotto almeno 2 miliardi di danni: si tratta di una stima ancora molto provvisoria, che lo stesso presidente della Regione non riesce ancora a quantificare con precisione.

"Non sarà un miliardo e forse non saranno nemmeno 10", ha risposto Francesco Acquaroli a chi gli chiedeva di dare delle cifre a cinque giorni dal disastro. Il conteggio non è facile per due ragioni: innanzitutto sono diversi gli imprenditori, specie quelli del commercio e dell'agricoltura, che ancora non riescono ad entrare nelle loro proprietà e capire cosa può essersi salvato dal fiume di acqua e fango. Inoltre, la catena delle informazioni passa attraverso comuni e associazioni di categoria e le cifre cambiano di ora in ora.

Ai 2 miliardi di presumibili danni andrebbero aggiunti altri 2 necessari per la messa in sicurezza di un territorio fragile, attraversato da 12 fiumi, che sono un pericolo costante quando si deve fare i conti con un cambiamento climatico che non à più una proiezione futura ma una realtà con la quale confrontarsi quotidianamente.

Proprio come è successo giovedì scorso, quando una gigantesca cella autorigenerante ha fatto crescere il Misa e il Nevola, i due corsi d'acqua che scorrono nell'area di Senigallia, da "una condizione di magra fino a 6 metri in poche ore", come ha raccontato Paolo Santoni, responsabile del Centro Funzionale Multirischi delle Marche, che si occupa di fare le previsioni meteo e traduce gli effetti calamitosi sul suolo con le allerta meteo nei codici di colore giallo, arancione, rosso.

"Servono risorse e un piano nazionale per la manutenzione", dice il governatore Acquaroli, consapevole che a cinque giorni dall'alluvione, con due persone ancora disperse, oltre un centinaio di sfollati, tanto fango ancora da spalare nei 19 comuni coinvolti e l'incubo di chiusura per diverse aziende, le risorse disponibili sono solo nell'ordine di alcuni milioni: 5 pronto cassa del governo, 1 proveniente da una linea attivata dalla camera di commercio regionale, 1 donato dalla famiglia Della Valle e poco altro. Risorse che, quando ci saranno, andranno spese bene e subito e qui torna in ballo l'irrisolto tema della burocrazia e della necessità di snellire le pratiche di ricostruzione: soldi e semplificazioni che viaggiano paralleli, esattamente come è stato negli ultimi due anni per le aree del terremoto 2016, anche se quelle 5 tonnellate di detriti ancora presenti nelle strade del Maceratese e del Piceno ancora più oggi rappresentano un simbolo funesto.

Intanto proseguono le operazioni di soccorso dei vigili del fuoco. Le squadre sono state impegnate in decine di interventi per la rimozione di fango e detriti, alberi abbattuti e allagamenti. Ancora in corso le ricerche del piccolo Mattia e della donna dispersi nel territorio del comune di Barbara. 390 i vigili del fuoco al lavoro con rinforzi provenienti anche da Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Basilicata, Puglia e Calabria.

Nella giornata di lunedì sono stati svolti 280 interventi: 160 nella provincia di Ancona, 100 a Pesaro Urbino e 20 nel fermano. 1450 gli interventi effettuati da inizio emergenza.

L'allerta mancata

"Dal punto di vista della dinamica degli eventi quello che si riscontra in questo momento è che non c'e' stata un'allerta da parte della regione Marche nei confronti dei Comuni" ha detto il procuratore capo di Ancona, Monica Garulli, secondo la quale "le indagini sono in una fase molto iniziale e tutte le ipotesi ricostruttive sono prese in considerazione". In merito ai tempi dell'inchiesta, Garulli ha spiegato che essi saranno "compatibili con l'accertamento dei fatti e anche con un'esigenza di risposta, cercheremo di fare del meglio in questo senso". 

Sull'allerta meteo e sulle esondazioni che, giovedì sera, hanno portato morti e distruzioni nelle Marche indagano due procure: quella di Ancona, che già venerdì mattina aveva aperto un fascicolo contro ignoti, in mano al procuratore aggiunto Valeria D'Agostino e la pm Valeria Cigliola, che hanno ipotizzato i reati di omicidio colposo plurimo e inondazione colposa, mentre il procuratore di Urbino, Andrea Boni, ha aperto un fascicolo per il solo reato di inondazione colposa, visto che nell'area di Cantiano, colpita dall'alluvione, non sono state registrate vittime ma solo gravissimi danni alle case e alla infrastrutture stradali.

È evidente che le due procure lavorano tenendosi in stretto contatto tra loro e che, con il passare dei giorni, i fascicoli si alimentano con il materiale messo a disposizione dai carabinieri e dai vigili del fuoco: non sequestri ma acquisizioni, almeno per ora, perché già nei prossimi giorni ci potrebbero essere, sia pure come atto dovuto, i primi indagati.

Uno dei filoni di indagine, quello più delicato, ruota intorno al sistema di allerta: la procuratrice di Ancona, Monica Garulli, ha detto chiaramente che "quello che si riscontra in questo momento è che non c'è stato un'allerta da parte della Regione Marche nei confronti dei comuni".

L'esatto contrario di quanto aveva dichiarato la responsabile della sala operativa della protezione civile della Regione, Susanna Balducci: "Giovedì sera era presente una persona perché l'allerta giallo non prevedeva più personale" e che "dopo le 22", visto l'evolversi della situazione di emergenza (segnalata da un igrometro sul fiume Misa, ndr.), questa persona "ha preferito fare le telefonate direttamente a tutti i comuni"; la responsabile non ha però chiarito se i destinatari fossero i sindaci, che dal canto loro hanno riferito ai carabinieri che non sarebbe arrivato alcun segnale di allarme.

Per chiarire se ci sono state effettivamente le telefonate, a chi sono state destinate e chi ha risposto, uno dei punti chiave dell'inchiesta, oggi i militari hanno acquisito i tabulati telefonici di coloro che sono stati parte attiva nella catena di allert.

Per il secondo reato, quello di inondazione colposa, le due procure sono invece alla ricerca soprattutto dei documenti relativi alle opere di manutenzione dei fiumi, in particolare il Misa e il Nevola, nella zona di Senigallia, e il Burano e del Cinisco nel territorio di Cantiano. 



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