Da qui le domande dei commissari che si sono incentrate proprio sulle tratte delle navi umanitarie. "Credo che sia accaduto, ma lo hanno ammesso anche loro, che qualche volta - ma sempre in raccordo con la centrale operativa della Guardia costiera - siano andate al di là del limite delle acque libiche. Normalmente tutti operano con i transponder accesi, il che non significa escludere che se qualcuno vuole fare attività criminali possa spegnerli. Ma questo vale per tutti". Il comandante Marzano ha riferito che dall'inizio dell'anno ad oggi le motovedette libiche sono intervenute dodici volte salvando circa 1500 migranti. Ed è questa, secondo l'ammiraglio Marzano, la strada d seguire per il futuro.

Zuccaro, oltre a relazionare alla commissione sullo stato dell'inchiesta conoscitiva avviata da oltre tre mesi dalla Procura di Catania sulla base di informazioni riservate e non utilizzabili processualmente fornite da Frontex, offrirà ai commissari alcune proposte per regolamentare l'azione delle organizzazioni umanitarie nelle operazioni di soccorso dei migranti. Dalla creazione di una sorta di white list delle Ong che presentano requisiti di trasparenza all'obbligo di tracciabilità di tutte le rotte.
 
 
Il Report di Amnesty International 
 

L’anno scorso, nel Mediterraneo centrale, le navi delle Ong hanno soccorso 46.796 persone su un totale di 178.415 arrivi. Nei primi tre mesi dell’anno hanno soccorso 7.632 persone su un totale di 23.832 arrivi e il numero è considerevolmente salito ad aprile. Le loro attività sono svolte in collegamento con il Centro di coordinamento per il soccorso marittimo della Guardia costiera, a Roma, e nel rispetto della legge del mare. A riportarlo una nota ufficiale diffusa a seguito delle insinuazioni sul ruolo di queste organizzazioni.

LE INSINUAZIONI SUL RUOLO DELLE ONG

L’Europa dovrebbe essere orgogliosa di un successo del genere ottenuto dalla sua società civile ed essere riconoscente per il fatto che così tante vite umane siano state salvate da morte certa.

Al contrario, le Ong in questione sono diventate il bersaglio di insinuazioni – che restano prive di sostanza – da parte di rappresentanti delle istituzioni, esponenti politici e commentatori i quali sostengono che proprio la vicinanza delle loro navi alle acque territoriali libiche e il loro metodo operativo stanno incoraggiando le partenze dalla Libia, dunque alimentando il traffico di esseri umani e, in definitiva, contribuendo all’aumento delle morti in mare. Sono stati avanzati sospetti circa contatti diretti tra le Ong e le reti di trafficanti e si è speculato circa l’origine dei fondi con cui finanziano le attività di ricerca e soccorso.

Il 27 aprile, conversando con giornalisti italiani, il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro ha sostenuto che alcune Ong potrebbero avere persino l’obiettivo di destabilizzare l’economia italiana traendone in qualche modo vantaggio. Ha aggiunto di essere a conoscenza di contatti tra alcune Ong e i trafficanti, ma di non averne le prove e che, mentre le Ong sono estremamente attive, gli stati che dovrebbero fornire risposte sono “inattivi”, in particolare Malta che non risponderebbe alle richieste di ricerca e soccorso.

LE ACCUSE

Dichiarazioni che sollevano dubbi sul ruolo delle Ong possono essere rintracciate già alla fine del 2016 in documenti confidenziali di Frontex resi noti dal Financial Times a dicembre dello scorso anno.

In quei documenti, Frontex elencava una serie di considerazioni relative al metodo operativo delle Ong che faciliterebbe l’azione dei trafficanti:

  • le Ong operano molto vicino alle acque territoriali libiche;
  • quando, nel giugno 2016, le operazioni di soccorso delle Ong si sono intensificate, ciò ha coinciso con la diminuzione delle richieste di soccorso provenienti da telefoni satellitari a bordo delle imbarcazioni e dirette alla Guardia costiera italiana;
  • ai migranti verrebbero date istruzioni precise sulla rotta da seguire per raggiungere le navi delle Ong;
  • le persone soccorse dalle Ong non intendono collaborare alle indagini per il contrasto al traffico di esseri umani e le stesse Ong non raccolgono testimonianze significative dai migranti e dai rifugiati soccorsi.

I documenti di Frontex indicano chiaramente (e lo fanno ancora di più in un testo ri-editato che però è stato omesso dalle copie che Amnesty International è stata in grado di ottenere) che le operazioni di soccorso vengono condotte direttamente dalle Ong in assenza di collaborazione con la Guardia costiera italiana e dunque possono potenzialmente essere preparate tramite accordi tra le Ong e i trafficanti.

In seguito, quest’accusa è stata mossa pubblicamente a vari livelli contro le Ong che operano nel Mediterraneo centrale.

Nel febbraio 2017 Fabrice Leggeri, direttore di Frontex, ha dichiarato in un’intervista che le Ong costituiscono un fattore di attrazione per le persone che si trovano in Libia e che esse non collaborano in modo sufficiente al contrasto del traffico di esseri umani.

Sempre nel febbraio 2017, il procuratore di Catania ha confermato ai giornalisti che il suo ufficio non aveva aperto un’inchiesta penale bensì un’indagine conoscitiva – non riferita ad alcun sospetto né ad alcuna specifica condotta criminale – sui metodi operativi delle molte nuove Ong comparse di recente in alto mare e sulle loro fonti di finanziamento, in quanto sospettava possibili collusioni con i trafficanti.

Da allora esponenti politici del Movimento 5 Stelle e della Lega Nord, così come vari editorialisti, hanno iniziato a mettere in discussione il ruolo e i reali obiettivi delle Ong che operano in mare.

Le Ong coinvolte nelle attività di ricerca e soccorso hanno negato vigorosamente tutte le accuse offrendo numerosi elementi di spiegazione sulle loro modalità operative e fonti di finanziamento.

Il procuratore di Catania, l’ammiraglio Enrico Credendino – responsabile dell’operazione Sophia – e rappresentanti di una delle Ong coinvolte, Proactiva Open Arms, sono stati ascoltati in una una serie di audizioni parlamentari.

Nel marzo 2017 Amnesty International ha incontrato la Guardia costiera al Centro di coordinamento di Roma. Nelle settimane precedenti, l’organizzazione per i diritti umani aveva esaminato numerose informazioni presentate durante le audizioni parlamentari, documenti ufficiali, informazioni pubbliche e articoli e servizi dei mezzi d’informazione.

Alla luce di quanto emerso da queste fonti e sulla base dell’esperienza maturata nello studio e nel monitoraggio delle attività di ricerca di migranti e rifugiati in mare, temiamo che una campagna di sospetti e insinuazioni circa rapporti criminali con le reti dei trafficanti non basata su alcuna prova stia mettendo a rischio attività di cruciale importanza nel salvataggio di vite in mare da parte di organizzazioni della società civile che si sono attivate volontariamente laddove sarebbe stato compito dei governi destinare risorse e navi per salvare vite umane.

Inoltre, la denigrazione delle Ong che salvano le persone in mare e cercano di assicurare loro l’accesso alla protezione che spetta ai rifugiati può deteriorare ulteriormente il dibattito sull’asilo e l’immigrazione, legittimando la stigmatizzazione, la ricerca di capri espiatori e la discriminazione e contribuisca in definitiva a favorire violazioni dei diritti umani e violenze contro migranti e rifugiati.

Mentre constatiamo che il procuratore di Catania ha ripetutamente detto di non avere finora alcuna prova di attività criminali da parte delle Ong, dal Centro di coordinamento della Guardia costiera che è tenuto a informare le autorità inquirenti su ogni sospetto o prova di attività illegali non è mai partita alcuna azione contro le Ong.

Sostegno e apprezzamento per l’opera delle Ong che salvano vite in mare sono stati espressi, tra gli altri, dal primo ministro italiano Paolo Gentiloni e da Federica Mogherini, Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione europea nonché vicepresidente della Commissione europea.

Frontex ha a sua volta rivisto la sua posizione sul ruolo delle Ong e il 27 aprile il suo portavoce ha affermato che Frontex non ha mai accusato le Ong limitandosi a considerare che sono i trafficanti a trarre vantaggio dalla loro azione, ciò che ha definito una “involontaria conseguenza” della presenza delle Ong in mare.Mentre il dibattito pubblico si concentra intorno alle congetture sul ruolo delle Ong che continuano a salvare vite in mare, i leader europei proseguono a negoziare forme di cooperazione con la Libia per fermare i migranti e i rifugiati. Sono in corso diverse iniziative per mettere la Guardia costiera locale in condizioni di pattugliare le acque territoriali, intercettare in mare i migranti e i rifugiati e riportarli sulla terraferma libica.

La scorsa settimana il governo italiano ha fornito alla Guardia costiera libica due motovedette da pattugliamento e ha ribadito l’impegno a fornirne 10 entro giugno 2017. Vi è poi stato il vertice di Malta dei ministri della Difesa dell’Unione europea.

Siamo estremamente preoccupati per l’impatto di tali misure sui diritti umani dei migranti e dei rifugiati in Libia, dopo aver documentato detenzioni arbitrarie e torture, su scala massiccia e sistematica.  Uomini, donne e bambini intervistati dai nostri ricercatori hanno denunciato l’aumento dei maltrattamenti, degli stupri, dello sfruttamento e delle estorsioni nei centri di detenzione della Libia, compresi quelli ufficialmente sotto il controllo del ministero dell’Interno.

Abbiamo inoltre documentato violazioni dei diritti umani ai danni di migranti e rifugiati fuori dai centri di detenzione, favorite dall’assenza di legalità e da un diffuso razzismo. abbiamo infine ricevuto denunce di maltrattamenti di migranti e rifugiati ad opera di funzionari della Guardia costiera libica.

Decine di migliaia di persone sono attualmente intrappolate in Libia e cercano disperatamente il modo per fuggire e raggiungere l’Europa. Le agenzie dell’Onu, le organizzazioni non governative (Ong) e i mezzi d’informazione hanno ampiamente documentato le massicce, sistematiche e orribili violazioni dei diritti umani contro i migranti e i rifugiati che si trovano in Libia.

Intraprendere un viaggio sempre più pericoloso verso l’Italia rimane l’unico modo per fuggire a tale sofferenza. Lo hanno fatto circa 180.000 migranti e rifugiati nel 2016 e 37.000 finora nel 2017. Lo scorso anno sono morte o scomparse in mare oltre 4.500 persone, circa 900 quest’anno.

Le imbarcazioni su cui salgono migranti e rifugiati sono inadatte alla navigazione, stipate all’inverosimile, prive a bordo di marinai esperti così come di equipaggiamento di salvataggio, dotate di motori inadeguati e di carburante insufficiente. Inevitabilmente, finiscono in avaria.

Di fronte a questa tragica situazione, le attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale per prevenire la morte di migliaia di uomini, donne e bambine che continuano a partire dalla Libia in condizioni del genere restano indispensabili e dovrebbero essere viste come una priorità assoluta.

Invece, i leader europei hanno scelto di dare priorità ai tentativi di stroncare le reti dei trafficanti e cooperare con le autorità libiche per fermare le partenze.

I governi europei dovrebbero mettere a disposizione percorsi legali e sicuri verso l’Europa alle persone che hanno bisogno di protezione, e concentrare la cooperazione con la Libia sulle misure necessarie per proteggere i diritti umani dei migranti e dei rifugiati nel paese, a partire dalla fine delle detenzioni arbitrarie e della tortura.

Sebbene l’operazione militare dell’Unione europea denominata Eunavfor Med abbia contribuito in modo significativo alle attività di soccorso nel Mediterraneo centrale, la ricerca e il soccorso non sono il suo obiettivo principale. L’operazione Triton dell’agenzia europea per le frontiere Frontex ha a sua volta dato un contributo ma la sua missione effettiva è quella di pattugliare l’area nei pressi del confine marittimo meridionale dell’Italia.

Nel 2016 le Ong hanno aumentato le loro attività garantendo in questo modo assai maggiore sicurezza in mare in una zona del Mediterraneo che altrimenti sarebbe rimasta fondamentalmente priva di controlli.

  • Sollecitiamo tutte le persone coinvolte, compresi i rappresentanti del potere giudiziario, a parlare pubblicamente in modo responsabile su questioni riguardanti la vita e la morte come quella della ricerca e del soccorso;
  • Chiediamo ai leader europei di garantire che adeguate risorse e navi vengano messe a disposizione per le attività di ricerca e soccorso in mare lungo le rotte dei migranti e dei rifugiati in modo da assicurare il maggior livello possibile di sicurezza in mare per coloro che fuggono dalla Libia.