FESTA DEL CINEMA DI ROMA. Stefano Chiantini: Il ritorno. Alice nella città. Panorama Italia - Concorso

di EMILIANO BAGLIO 18/10/2022 ARTE E SPETTACOLO
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Teresa (Emma Marrone) torna a casa dopo dieci anni di carcere. Ad aspettarla ci sono il marito ed il figlio, ma il tempo ha cambiato per sempre questa famiglia.

 

Il pubblico dell’anteprima de Il ritorno sembra diviso in due. Da una parte chi è venuto per farsi vedere, com’è giusto che sia in un evento mondano, dall’altra le ragazzine che sono qui per Emma Marrone, protagonista del film di Stefano Chiantini.

Dopo un po’ queste ultime, almeno quelle intorno a me, cominciano a distrarsi. Il dramma che si svolge sullo schermo probabilmente non è proprio il film che si aspettavano.

Eppure affidare il ruolo della protagonista de Il ritorno ad Emma è stata sicuramente la scelta vincente.

Facile indovinare che il richiamo della star funzionerà anche quando il film uscirà nelle sale, almeno lo si spera perché, come ha giustamente ricordato anche la stessa Emma Marrone se si vuole che il cinema su grande schermo continui a vivere “ogni tanto è giusto pagarlo il prezzo del biglietto”.

Da parte sua la cantante regge letteralmente da sola tutto il film con un’interpretazione convincente e sorprendente soprattutto perché l’intera vicenda gioca di sottrazione ed il personaggio di Teresa è descritto attraverso le azioni quotidiane, il volto segnato, la fisicità della stessa Marrone ed i suoi silenzi.

Peccato che tutto il resto praticamente non esista.

Chiantini spinge brutalmente il piede sull’acceleratore del melodrammatico descrivendo una realtà povera e degradata fatta di anonimi palazzoni grigi, povertà, lavori precari e sfibranti e pianti disperati di bambini.

Teresa torna a casa e si trova costretta a fare i conti con affetti che non la riconoscono più e Chiantini vorrebbe restituirci un ritratto femminile intenso attraverso le giornate sempre uguali di Teresa.

Peccato che il ripetersi meccanico delle stesse scene, la quasi totale assenza di personaggi secondari, l’assurdità di un palazzo che pare disabitato, una sceneggiatura priva di veri colpi di scena in cui tutto è prevedibile, i dialoghi assenti e persino un finale un po’ troppo improvviso e sospeso invece di comporre il ritratto di una vita ai margini finiscano per annoiare e dare ragione alle ragazzine che si rifugiano nei propri telefonini giustamente disinteressate a questo melodramma eccessivo e pesante che procede per accumulo.

EMILIANO BAGLIO


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