Mazzola, l'essenza del romanticismo calcistico
Mazzola ha rappresentato l'essenza del romanticismo calcistico, legando la sua intera carriera professionistica a un solo colore: il nerazzurro. Dal suo debutto nel 1960 fino al ritiro nel 1977, ha collezionato 565 presenze e 160 gol, diventando l'alfiere sul campo della celeberrima Grande Inter di Helenio Herrera.
Memorabile la finale di Coppa dei Campioni del 1964 a Vienna, in cui una sua straordinaria doppietta stese il Real Madrid di Ferenc Puskás e Alfredo Di Stéfano, i suoi idoli d'infanzia. Nel 1971, la sua classe cristallina lo portò a un passo dal massimo riconoscimento individuale, classificandosi secondo nel Pallone d'Oro dietro solo al "profeta" Johan Cruijff.
Con la maglia della Nazionale (70 presenze e 22 reti), Mazzola ha scritto pagine altrettanto indelebili. È stato tra i protagonisti del trionfo europeo ai Campioni d'Europa del 1968. La sua epopea in azzurro resta però indissolubilmente legata ai Mondiali di Messico 1970 e alla mitica "staffetta" con Gianni Rivera. Un dualismo tecnico e giornalistico che divise l'Italia intera tra i sostenitori del genio del Milan e i cultori del dinamismo e dell'intelligenza tattica del fuoriclasse dell'Inter, culminato con la storica finale persa contro il Brasile di Pelé.
Altobelli: "Era il mio idolo, fu lui a volermi all'Inter"
"Sandro Mazzola è stato il mio idolo da ragazzino, lo guardavo in tv e sognavo un giorno di vestire anch'io la maglia nerazzurra. In più fu lui a volermi all'Inter quando era dirigente. Venne a seguirmi più volte quando giocavo a Brescia e con lui firmai il mio primo contratto con il club della mia vita. Gli devo tanto''. Così Alessandro Altobelli, ex centravanti dell'Inter e della nazionale, ricorda il campione scomparso all'età di 83 anni. ''Mazzola è stato uno dei simboli della grande Inter, forse il più grande - ha aggiunto Altobelli -. Era un giocatore straordinario, un centrocampista che segnava come un attaccante. Un calciatore completo come pochissimi altri. Alle doti tecniche aggiungeva quelle umane che erano forse ancora più grandi''.
Lautaro Martinez pubblica nelle storie di Instagram una foto con Mazzola
Roma-Inter, entrambe le squadre giocheranno col lutto al braccio
Non solo l'Inter, ma anche la Roma scenderà in campo con il lutto al braccio per rendere omaggio a Sandro Mazzola nella partita in programma oggi pomeriggio allo Stadio Olimpico, con il calcio d'inizio fissato alle 18.
Lutto per Mazzola: 1' di silenzio prima di tutte le partite, anche nell'Eurovolley
Un minuto di raccoglimento in memoria di Sandro Mazzola sarà osservato in occasione di tutte le gare delle competizioni Figc in programma nel fine settimana. Bandiere a mezz'asta nella sede della Figc a Roma e al Centro tecnico federale di Coverciano. Un minuto di silenzio sarà osservato anche prima delle due sfide di EuroVolley 2026 in programma domani a Torino: Finlandia-Grecia alle 16 e Italia-Danimarca alle 21.05.
AIC: "La presenza di Mazzola tra i fondatori è parte fondamentale della nostra storia"
L'Associazione Italiana Calciatori piange la scomparsa di Sandro Mazzola, uno dei più grandi protagonisti della storia del calcio italiano. Il 3 luglio 1968 Mazzola fu tra i calciatori che, capitanati da Sergio Campana, firmarono a Milano l'atto costitutivo dell'Associazione". Questa la nota dell'Aic sulla scomparsa della bandiera dell'Inter e della Nazionale.
"Mazzola ha legato tutta la sua carriera da calciatore all'Inter, diventandone uno dei simboli", ricorda l'Aic, "alla grandezza del campione, Mazzola ha unito una profonda consapevolezza del ruolo sociale e professionale del calciatore. La sua presenza tra i fondatori resta parte fondamentale della storia di Aic. Tutta l'Aic si stringe con affetto alla famiglia di Sandro, ricordandone il talento, la personalità e il contributo fondamentale dato alla nascita dell'Associazione".
De Sisti: "Con Mazzola e Rivera demmo vita all'Assocalciatori"
Anche Giancarlo De Sisti, ricorda Sandro Mazzola. "La famosa staffetta tra lui e Rivera in Messico? Mi sarei fatto da parte per farli giocare entrambi - ha detto il grande ex di Roma e Fiorentina all'Adnkronos - ma di certo sono stato io a beneficiare di questo dualismo. Ero un altro tipo di giocatore, legavo a metà campo, avevo caratteristiche diverse ed è stata la mia fortuna".
Nel 1968, proprio con Mazzola e altri campioni De Sisti si impegnò per la nascita dell'Assocalciatori. "Rivera e Mazzola iniziarono a chiamare i capitani delle varie squadre, per far fronte comune. In quel periodo, io ero il capitano della Fiorentina. Ci venne in mente perché al tavolo delle discussioni sul gioco del calcio c'erano tutti meno che i calciatori, quindi cominciammo a fare una serie di riunioni per concordare progetti a lunga scadenza, con versamenti per garantire una pensione ai giocatori, ma anche un'assistenza in caso di malattia. Cose di cui non si era mai parlato fino a quel momento".
Rivera: "Eravamo grandi amici, la staffetta non l'abbiamo mai capita"
"Giocavamo insieme in nazionale, c'è stato un periodo che hanno preferito farci giocare nel modo alternativo e non l'abbiamo capito nessuno dei due". Gianni Rivera - raggiunto da Radio1 Rai - ha parlato della scomparsa di Sandro Mazzola, ricordando la staffetta tra lui e l'interista durante i Mondiali di Messico '70. "Prima di tutto era un avversario importante perché giocava nell'altra squadra di Milano e poi perché invece avevamo un grande rapporto di amicizia", ha spiegato l'ex del Milan.
Sollecitato su quei miseri 6 minuti passati insieme in campo nella finale di Città del Messico, nella finale persa contro il Brasile, Rivera ha detto: "Quando è entrato negli spogliatoi alla fine del primo tempo Mazzola si stava togliendo le scarpe e Valcareggi gli ha detto di no, di tenerle, che andava in campo ancora lui".
Eppure, sempre in quei Mondiali, i due giocarono insieme un tempo: contro Israele il ct Ferruccio Valcareggi fece uscire Domenghini per mettere in campo proprio Rivera al fianco di Mazzola: "In Nazionale - ha ribadito Rivera - abbiamo sempre giocato insieme, ma in Messico pareva fosse impossibile. Perché? E chi lo sa, vai a capire la testa. Però avevamo caratteristiche talmente diverse che potevamo benissimo giocare insieme. Abbiamo giocato insieme i Mondiali precedenti e quelli successivi, in Messico sembrava non fosse proprio possibile".
L'ex Golden Boy ha sottolineato anche come insieme abbiano contribuito a cambiare radicalmente il calcio italiano fuori dal campo: "Abbiamo istituito l'Associazione Calciatori, abbiamo preparato il terreno per migliorare la vita dei calciatori. Avevamo un grande rispetto l'uno per l'altro".
Il sindaco Sala: "Milano saluta Mazzola, simbolo di fedeltà a una sola maglia"
"Milano saluta Sandro Mazzola. Bandiera nerazzurra, campione d'Europa nel '68, simbolo di talento e fedeltà a una sola maglia". Così il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, in un post sul suo profilo social. "La nostra città - prosegue il post del primo cittadino - lo ricorda con gratitudine e abbraccia la sua famiglia. Ciao Sandro".
Il cordoglio del Torino: "Tantissimi ricordi lo legano a noi"
Anche il Torino ricorda Sandro Mazzola con un post sui suoi canali social ufficiali. “Il presidente Urbano Cairo e tutto il Torino Football Club, addolorati per la triste notizia, si stringono con affetto alla famiglia Mazzola nel ricordo di Sandro, calciatore simbolo dell'Inter e della Nazionale, poi dirigente con un'esperienza anche in granata dal 2000 al 2003. Di ricordi che legano Sandro Mazzola al Toro ce ne sarebbero tantissimi. Per salutarlo vogliamo rivivere insieme le emozioni e la gioia provate il 26 gennaio 2019, nel giorno del centenario dalla nascita di Valentino Mazzola, leggendario capitano del Grande Torino, di cui Sandro era il figlio primogenito: ''Quando ero piccolo mi aggrappavo a lui quando entravo qui al Filadelfia. Poi mentre lui si cambiava io stavo fuori dallo spogliatoio e giocavo a pallone. E poi entravo in campo tenendo per mano mio papà".
Capello: "Sandro mi mancherà, è stato grande come calciatore e come persona"
Anche Fabio Capello ricorda Sandro Mazzola, che fu suo compagno di squadra. "Ho avuto la fortuna di giocare in Nazionale con Sandro - ha detto l'ex allenatore di Milan, Roma e Real Madrid - e tecnicamente aveva tutto, dribbling, velocità, una qualità che ho visto in pochi calciatori. Fu uno dei più grandi nel suo ruolo e in assoluto, uno fra i grandissimi del nostro calcio''. Calciatore sopraffino, ma anche grande uomo. ''Personalmente mi resta il ricordo di una persona di grandi valori, come ce ne sono state poche - ha aggiunto Capello - e con la quale ho condiviso una parte importantissima della mia vita. Mi mancherà".
I funerali lunedì alle 14.45 nella basilica di Sant'Ambrogio
Saranno celebrati lunedì 21 settembre alle 14.45, nella basilica di Sant'Ambrogio a Milano, i funerali di Sandro Mazzola. Nella stessa chiesa, lo scorso 4 agosto, erano stati celebrati i funerali di Franco Baresi, bandiera del Milan.
Uefa: "Leggenda dell'Inter e della nazionale italiana"
"A nome della comunità calcistica europea, esprimiamo profondo cordoglio per la scomparsa di Sandro Mazzola, leggenda dell'Inter e della Nazionale italiana, all'età di 83 anni". Lo scrive l'Uefa in una nota. "Mazzola ha conquistato quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali con l'Inter, oltre ad aver sollevato il trofeo di EURO 1968 con l'Italia. Il nostro pensiero va alla sua famiglia, agli amici e agli ex compagni di squadra in questo momento difficile", termina il comunicato.
Zenga: "Era un punto di riferimento, un idolo assoluto"
"Sandro per noi era un idolo assoluto. Quando lo vedevi, a noi giovani, veniva pure paura a salutarlo". Così, a Sky Sport, Walter Zenga, che da giovanissimo ha conosciuto Sandro Mazzola quando era dirigente dell'Inter. "Quando vedevi certe icone ti emozionavi. Lui era il punto di riferimento. Non potevi mai dirgli una bugia, perché lui capiva le cose prima che tu le dicessi. Ora i tempi sono cambiati e ci sono pochi esempi. Io ho passato tanto tempo nelle giovanili dell'Inter. Lui, come Facchetti, aveva indossato e onorato solo e sempre la maglia nerazzurra. Ha rappresentato l'Inter in campo prima e fuori dopo", ha detto ancora Zenga.
Abodi: "Di lui rimarrà ciò che ha saputo dare con esempio e parole"
Un velo di tristezza si dispiega sulla comunità degli amanti del calcio, quello che non ha tempo, che sopravvive al tempo e ai cambiamenti che porta. Sandro Mazzola ha terminato e vinto la partita della vita, per come l'ha vissuta, sul campo e fuori, contrastando lealmente, con stile, classe e carattere gli avversari, insieme ai suoi compagni di squadra e combattendo tenacemente da solo, circondato dall'affetto dei suoi cari, l'avversario più malefico, il male che alla fine l'ha portato via". Così Andrea Abodi, ministro per lo sport e i giovani, su X ricorda Sandro Mazzola. "Di lui rimarrà tutto quello che ha saputo dare, con l 'esempio, il comportamento e le parole, con le maglie della sua vita: l'azzurro e il nerazzurro. Una vita vissuta nel calcio, con il peso e l'orgoglio di un cognome importante, che Sandro ha saputo trasformare in una storia tutta sua, fatta di talento, passione e semplicità - prosegue il ministro -. Adesso facciamo nostro il suo sogno, di vederlo mano nella mano con suo padre Valentino, e un pensiero preso dalla sua ultima intervista, dedicate agli adulti del suo e nostro amato calcio: date le opportunità che furono date a me da ragazzo". "Ciao Sandro, grazie per tutto quello che hai rappresentato e rappresenti. Un pensiero commosso alla tua famiglia e a chi continua a volerti bene", conclude.
Marotta: "Era l'Inter, ne custodiremo il ricordo"
"Oggi se ne va un altro pezzo di leggenda nerazzurra". Beppe Marotta affida all'ANSA la testimonianza della sua tristezza per l'addio a Mazzola. "Sandro era l'Inter - spiega il presidente e ad dell'Inter - qui è entrato da ragazzo e qui ha scelto di restare per sempre: una sola maglia, diciassette stagioni, una vita intera. Con la Grande Inter di Herrera ha scritto pagine che nessuno cancellerà. Oggi il nostro dovere è custodirne il ricordo, perché un club è grande quanto la sua memoria. E quella di Sandro resterà con noi, per sempre".


