Maldive. Cinque sub italiani muoioniono in una immersione. L'incidente è avvenuto al largo dell'atollo di Vaavu, tra le cause la "tossicità" da ossigeno

di redazione 15/05/2026 TUTTI
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Sono iniziate le operazioni di recupero dei sub deceduti alle Maldive, i cinque italiani morti durante un’immersione alle Maldive. 

Erano scesi nelle acque del mare fino a una profondità di 50 metri dopo essersi tuffati dalla Safari boat Duke of York. Tra loro Monica Montefalcone, 51anni, docente in Ecologia all’Università di Genova. Assieme a lei la figlia, Giorgia Sommacal, 23 anni, la ricercatrice Muriel Oddenino di Poirino (Torino) e gli istruttori subacquei Gianluca Benedetti di Padova e Federico Gualtieri di Borgomanero (Novara) (leggi qui). Il fatto è avvenuto durante un’escursione sull’atollo di Vaavu. La scomparsa dei subacquei è stata segnalata intorno alle 13.45 ora locale (le 10.45 in Italia).

Per le autorità locali si tratta del peggior incidente subacqueo nella Repubblica delle Maldive, composta da 1.192 isole coralline sparse nell’Oceano Indiano per circa 800 chilometri attraverso l’Equatore.

Quattro i corpi ancora nella grotta

Finora è stato recuperato un solo corpo. Il recupero degli altri è considerata un’operazione ad alto rischio anche per le condizioni meteo avverse, che ha portato a emettere un allarme giallo per le imbarcazioni di passeggeri e pescatori. Nonostante ciò le attività dei sommozzatori della forza di difesa nazionale maldiviana proseguono ininterrottamente, anche di notte.

Si ritiene che anche gli altri quattro subacquei si trovino all’interno della stessa grotta, lunga probabilmente 260 metri e che si estende fino a una profondità di circa 60 metri. Tra le cause che avrebbero impedito la risalita delle vittime potrebbero esserci un problema alla miscela di ossigeno nella bombola, le condizioni meteo, le improvvise correnti ascensionali o la perdita di orientamento all’interno della grotta. Ma per ora si tratta soltanto di ipotesi suggerite dagli esperti.

La “tossicità da ossigeno” possibile causa della morte

Tra le ipotesi avanzate da alcuni esperti di immersioni c’è quella della cosiddetta “tossicità da ossigeno” o iperossia, una condizione che può verificarsi con un’esposizione prolungata o ad alta pressione ad elevate concentrazioni di ossigeno durante immersioni profonde. Il fenomeno può provocare danni ai tessuti e colpire il sistema nervoso centrale, causando perdita di coscienza, convulsioni e altri gravi effetti neurologici. Al momento tuttavia si tratta soltanto di una possibilità non confermata dalle autorità.

La Farnesina in una nota scrive che “i subacquei sarebbero deceduti per aver provato l’esplorazione di alcune grotte a 50 metri di profondità”, aggiungendo che “la ricostruzione dell’incidente è ancora in corso da parte delle autorità delle Maldive”.

Nella nota si legge ancora: “La Farnesina e l'ambasciata d’Italia a Colombo seguono il caso con la massima attenzione sin dalla prima segnalazione; la sede sta provvedendo a prendere contatto con i familiari delle vittime per fornire ogni necessaria assistenza consolare”.

Le autorità delle Maldive ricordano che le immersioni ricreative nel Paese sono consentite fino a una profondità massima di 30 metri.

 

La missione alla scoperta dell’atollo di Vaavu

L’immersione in cui i cinque italiani hanno perso la vita, in località Alimathaa, faceva parte di una visita turistico-scientifica dedicata alla flora e alla fauna subacquea delle grotte dell’atollo di Vaavu, come quelle promosse dall’agenzia Albatros Top Boat, di cui Benedetti era top operation manager.

La professoressa dell’Università di Genova, definita dai suoi colleghi un’esperta di livello internazionale, in passato era stata anche responsabile della campagna di monitoraggio delle Maldive e nei giorni precedenti era stata impegnata ad Alimathaa nell'ambito di programmi di ricerca universitari.

I cinque erano partiti per l’Oceano Indiano a bordo del lussuoso yacht “Duke of York”, un panfilo di proprietà della “Luxury Yacht Maldives” con sede a Malè, la capitale dello Stato insulare, ma con una filiale a Verbania, in Piemonte. La nave, costruita nel 2010, è utilizzata per il trasporto all’interno delle Maldive di turisti cui piacciono esperienze estreme come le immersioni subacquee, per una quota di poco più di duemila euro a crociera della durata di una settimana.

Come spiega il sito dell’azienda, a disposizione dell’equipaggio dello yacht ci sarebbero anche il nitrox, una miscela respiratoria per immersioni subacquee composta da azoto e ossigeno, e una piccola imbarcazione utilizzata per avvicinarsi in superficie ai punti delle esplorazioni.

Resta ancora da chiarire quante persone fossero rimaste a bordo della Duke of York. Potrebbero essere state proprio loro a lanciare l’allarme non vedendo tornare i sub. Nel gruppo c’era anche il trentunenne piemontese Federico Gualtieri, che si era laureato a marzo scorso all’università di Genova con la professoressa Montefalcone, e che all’inizio della sua tesi le aveva dedicato queste parole: “Da quando l’ho conosciuta è sempre stata la mia guida, incentivandomi a seguire i miei sogni e le mie passioni, anche se la strada da percorrere sarebbe stata lunga o difficile”.

Tra le vittime invece il capobarca Gianluca Benedetti, padovano, che dopo una lunga esperienza nel settore finanziario, aveva deciso di “esplorare nuove strade e di trasformare la subacquea, passione di lunga data”, in un’attività a tempo pieno. E poi Muriel Oddenino, trentunenne di Poirino (Torino), ricercatrice che nel capoluogo ligure era assegnista di ricerca del dipartimento delle Scienza della terra, dell’ambiente e della vita.

 
 
 

L'isola di Alimathaa

L'isola di Alimathaa una piccola isola situata nell'Atollo Vaavu,  ed è considerata una delle mete più apprezzate delle Maldive per gli appassionati di immersioni subacquee. Raggiungibile in circa un'ora di motoscafo da Malè, l'isola offre accesso diretto ad alcuni dei fondali più spettacolari dell'Oceano Indiano. L'Atollo Vaavu, noto anche come Felidhoo Atoll, è celebre tra i sub per i cosiddetti "kandu", i canali naturali che collegano la laguna interna al mare aperto e che generano correnti capaci di attirare una ricchissima fauna marina.

In queste acque è frequente incontrare squali grigi di barriera, squali pinna bianca, squali nutrice, aquile di mare, barracuda, tonni e, in alcune stagioni, anche mante e squali martello. Le “grotte di Alimathà” non sono cavità terrestri, ma grandi anfratti corallini, tunnel e passaggi naturali presenti soprattutto nei siti di immersione dell'atollo. Il più famoso è Fotteyo Kandu, considerato da molti uno dei migliori dive site delle Maldive grazie alle sue pareti ricoperte di coralli molli, canyon e cavità popolate da una straordinaria varietà di pesci tropicali. Le immersioni sono possibili durante tutto l'anno, ma il periodo compreso tra novembre e aprile è generalmente considerato il migliore per visibilità e condizioni del mare.

Non sono ancora chiare le cause della morte dei cinque sub alle Maldive ma secondo i media locali, a causarne il decesso sarebbe stata "la tossicità dell'ossigeno". "È un fenomeno che puo' succedere quando si scende molto in profondità", spiega all'AGI l'esperto Maurizio Uras dive master di lungo corso e titolare del dive center 'L'Argonauta' in Sardegna, a Cala Gonone. "Se la miscela della bombola non è adeguata, l'ossigeno a certe profondità diventa tossico" afferma Uras. In sostanza, ogni 10 metri aumenta la percentuale di ossigeno che si respira tramite l'erogatore.

"Normalmente le immersioni vengono fatte con le bombole e 1,4-1,6 bar, ossia con precise percentuali di ossigeno - continua - e ciò significa che se si scende molto oltre il limite dei 18 metri, che sarebbe quello previsto per chi consegue il brevetto di primo livello, la percentuale di ossigeno contenuta nella bombola deve essere ridotta". A quel punto, bisognerebbe diminuire la percentuale nella bombola di ossigeno e di azoto e aumentare quella di un altro gas, come l'elio. "E' un punto molto importante" in quanto il rischio di calarsi così in profondità con una miscela sbagliata è quello di "avere crampi, e di mandare in sofferenza tutti i muscoli e quindi anche il cuore". Prima di immergersi, quindi, un sub esperto deve controllare con l'ossimetro la miscela contenuta nella bombola e ovviamente valutare prima la profondità che si vuole raggiungere.

"Il fatto che mi stupisce - osserva Uras -è che si possano essere sentiti male tutti e cinque assieme nello stesso momento. Ma consideriamo anche che non sappiamo cosa sia successo. Certo, se erano esperti mi sembra strano che non si siano accertati prima di queste importanti variabili".   Poi c'è un altro fattore di rischio: "Le condizioni meteorologiche sono importanti e bisogna considerare anche che l'Oceano Indiano non è il Mediterraneo che tutto sommato è un mare tranquillo. Lì ci sono correnti fortissime che, immagino, possano tirare da una parte all'altra. Un vero pericolo".



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