Caso Cucchi. LA Cassazione: due condanne, tre prescrizioni e tre assoluzioni.

di redazione Roma 05/03/2026 ROMA
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La Corte di Cassazione chiude il filone dei depistaggi seguiti alla morte di Stefano Cucchi, il geometra romano spentosi in un letto d’ospedale nel 2009.

Una decisione che ridisegna il quadro delle responsabilità all’interno dell’Arma dei Carabinieri e che lascia un bilancio complesso: due condanne definitive, tre posizioni prescritte e tre assoluzioni.

Una conclusione che conferma l’esistenza di tentativi di depistaggio ma che, allo stesso tempo, vede gran parte delle pene cancellate dal trascorrere del tempo.

La decisione della Cassazione

Con la sentenza pronunciata a piazza Cavour, i giudici hanno parzialmente modificato quanto stabilito nei precedenti gradi di giudizio.

Il verdetto di primo grado, che aveva portato alla condanna di tutti gli otto imputati, è stato così rimodellato.

Alla fine del percorso giudiziario restano due condanne definitive:

  • Francesco Di Sano, condannato a 10 mesi di reclusione.

  • Luca De Cianni, condannato a 2 anni e 6 mesi.

Per altri tre imputati — tra cui il generale Alessandro Casarsa, insieme a Luciano Soligo e Francesco Cavallo — la Corte ha rigettato i ricorsi nel merito, confermando quindi la responsabilità.

Tuttavia le pene risultano ormai estinte per prescrizione, rendendo impossibile l’esecuzione delle condanne.

Stefano Cucchi

Tra gli esiti più significativi della sentenza c’è l’assoluzione del colonnello dei carabinieri Lorenzo Sabatino.

L’ufficiale, condannato in appello a un anno e tre mesi, aveva scelto di rinunciare alla prescrizione per ottenere un pronunciamento nel merito.

Una scelta che ha portato al risultato sperato: la Cassazione lo ha assolto con formula piena perché “il fatto non sussiste”.

Con lui escono definitivamente dal processo anche Massimiliano Colombo Labriola e Tiziano Testarmata, anch’essi assolti.

Al di là delle conseguenze penali, la sentenza rende definitive anche le motivazioni della Corte d’Appello, oltre duecento pagine che descrivono quello che i magistrati definiscono un tentativo di costruire una “realtà di comodo” attorno alla morte di Cucchi.

Secondo i giudici, nel corso delle indagini sarebbe stato alimentato un quadro alternativo volto a spiegare il decesso del giovane con presunte patologie personali piuttosto che con le violenze subite.

Nelle ricostruzioni processuali vengono citate ipotesi mediche mai dimostrate — dalla sieropositività all’epilessia fino a presunti disturbi alimentari — utilizzate per orientare i sospetti lontano dalle percosse.

Una vicenda lunga oltre quindici anni

Una storia durata oltre quindici anni, che ha segnato profondamente il rapporto tra istituzioni, giustizia e opinione pubblica e che, pur arrivata alla sua conclusione processuale, continua a rappresentare uno dei casi simbolo della cronaca italiana.



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