Il sentiero azzurro

Arriva nelle nostre sale il film vincitore dell'Orso d'argento Gran premio della Giuria all'ultimo festival di Berlino.

di EMILIANO BAGLIO 01/11/2025 ARTE E SPETTACOLO
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Gli alberi solcano il cielo del Brasile diffondendo gli slogan governativi riguardo i provvedimenti in favore della la terza età.

Pochi giorni dopo la 77enne Tereza (Denise Weinberg) tornando dal lavoro trova degli impiegati intenti ad ornargli la porta di casa con una bella corona alla quale segue la consegna di una medaglia.

La realtà però si rivelerà ben diversa dalla propaganda.

Gabriel Mascaro nel suo nuovo Il sentiero azzurro dà vita ad una distopia potente e cruda.

Il suo Brasile, dietro la facciata delle politiche sociali, è una realtà in cui non c’è posto per gli anziani.

Così Tereza, da un giorno all’altro, viene costretta al pensionamento ed è messa sotto la tutela della figlia, alla quale sembra non importare nulla dell’anziana madre.

Da quel momento in poi, nulla le sarà più concesso senza l’autorizzazione della figlia e di fatto le verrà impedito qualsiasi movimento.

Il suo destino è quello di finire in una delle tante colonie sparse per il paese e dalle quali non è più tornato nessuno.

Il viaggio però ha più l’aspetto di una vera e propria deportazione con gli anziani caricati a forza sugli autobus e soprattutto spogliati di ogni dignità in quanto costretti ad indossare un pannolone.

Per nostra fortuna, più che l’evidente metafora politica, al regista interessa altro.

Proprio l’umiliazione fisica alla quale è costretta la nostra protagonista è una delle lenti attraverso le quali leggere quest’opera composita e stratificata.

Il sentiero azzurro infatti è innanzitutto la storia di un viaggio verso una libertà forse mai avuta sino a quel momento.

Tereza rifiuta di sottostare al suo destino e comincia a navigare clandestinamente il fiume.

Strada facendo incontra una galleria di personaggi altrettanto marginali e fuori dallo status quo imposto.

Il primo è Cadu (Rodrigo Santoro), il capitano del battello che gli dà un passaggio; un uomo che ha perso il suo grande amore e al quale ora non rimane altro che il fiume.

Segue Ludemir (Adanilo), proprietario di un ultraleggero intento più che altro a sperperare i soldi che gli dà Tereza in scommesse d’azzardo.

Infine Roberta (Miriam Socarras), che campa vendendo Bibbie digitali lungo il fiume.

Sarà proprio grazie a questo incontro che Tereza conquisterà quella libertà che probabilmente non aveva mai avuto nella sua vita.

Roberta è una donna fiera ed indipendente che si è letteralmente comprata l’indipendenza, acquistando la barca sulla quale vive; finché è lì il governo non può toccarla

Un luogo che diviene il rifugio per le due donne in una relazione che si carica anche di accenti omoerotici.

Quel corpo prima umiliato improvvisamente torna vivo e riscopre persino il desiderio.

Tereza attraversa altrettante tappe simboliche, dal ballo sul ponte, all’avventura finale in una bisca clandestina nella quale si gioca tutto il suo futuro ed appare persino fisicamente trasformata.

Il sentiero azzurro è un film sfuggente.

Da un lato è un’opera di fantascienza distopica che è anche pamphlet politico, dall’altra un’avventura picaresca che mischia il percorso di presa di coscienza della protagonista con momenti intimamente legati alle pratiche magico esoteriche tradizionali, come l’assunzione della bava blu di una lumaca capace di far vedere il futuro.

Mascaro, dal canto suo, riesce ad evitare le trappole del genere; si concentra sui personaggi prediligendo i primi piani piuttosto che i meravigliosi panorami del Brasile e ci lascia con un film che riesce ad attraversare i generi con la stessa naturalezza del fiume sul quale si svolge gran parte della vicenda.

EMILIANO BAGLIO


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