Dazi. Dopo l'accordo USA e UE sembrano avere idee differenti. Manca ancora un testo scritto. Francia boccia l'accordo. Le opposizioni a Montecitorio "Un disastro"
Le conclusioni di Usa e Ue sono diverse su digitale, fitosanitari, acciaio, semiconduttori e prodotti farmaceutici
L'Unione europea e gli Stati Uniti hanno pubblicato le proprie rispettive dichiarazioni riepilogative dei termini dell'accordo commerciale raggiunto domenica 27 luglio, ma tra le due note ci sono grandi discrepanze .
Sul digitale, secondo la Casa Bianca, "gli Stati Uniti e l'Unione europea intendono affrontare le barriere commerciali digitali ingiustificate. A tale riguardo, l'Unione europea conferma che non adottera' ne' manterra' tariffe di utilizzo della rete", impegno assente nella nota dell'Ue.
Sugli standard fitosanitari, per Washington le due parti "collaboreranno per affrontare le barriere non tariffarie che incidono sul commercio dei prodotti alimentari e agricoli, compresa la semplificazione dei requisiti relativi ai certificati sanitari per i prodotti lattiero-caseari e suini statunitensi", mentre Bruxelles parla di "cooperazione in materia di norme automobilistiche e misure sanitarie e fitosanitarie" e di "facilitazione del riconoscimento reciproco delle valutazioni di conformita' in ulteriori settori industriali".
Sull'acciaio, l'esecutivo europeo afferma che "l'Ue e gli Stati Uniti stabiliranno contingenti tariffari per le esportazioni dell'Ue a livelli storici, riducendo le attuali tariffe del 50% e garantendo congiuntamente una concorrenza globale equa": impegno assente per la Casa Bianca, secondo cui: "le tariffe settoriali su acciaio, alluminio e rame rimarranno invariate: l'Ue continuera' a pagare il 50% e le parti discuteranno della sicurezza delle catene di approvvigionamento per questi prodotti".
Diverse interpretazioni infine anche per quanto riguarda semiconduttori e prodotti farmaceutici: per l'Ue "il limite massimo del 15% si applichera' anche a eventuali dazi futuri sui prodotti farmaceutici e sui semiconduttori, compresi quelli basati sulla Sezione 232. Fino a quando gli Stati Uniti non decideranno se imporre dazi aggiuntivi su questi prodotti ai sensi della Sezione 232, essi rimarranno soggetti solo ai dazi Mfn (nazione piu' favorita) statunitensi", mentre per gli Usa il 15% base si applichera' anche su tali prodotti.
11 Paesi Ue, tra cui l'Italia, chiedono protezione commerciale dall'acciaio extra UE. Import ridotto del 50% per tornare ai livelli 2012-2013
"Chiediamo alla Commissione di presentare al più presto una proposta per un nuovo quadro di protezione commerciale contro la sovraccapacità siderurgica, operativo dal 1 gennaio 2026". E' quanto vogliono 11 Paesi membri - tra i quali l'Italia - in un non-paper compilato su iniziativa della Francia. Il nuovo quadro di protezione dell'industria dell'acciaio - si legge nel documento - "dovrebbe mirare a riportare la quota delle importazioni agli stessi livelli del 2012-2013", ossia, per ogni segmento di prodotto: 15% per l'acciaio piatto, 5% per l'acciaio lungo e 15% per l'acciaio inossidabile" rispetto alla domanda in Ue. Sulla base della domanda europea di acciaio nel 2024, sarebbero dal 40 al 50% inferiori rispetto ai contingenti delle attuali misure di salvaguardia".
L'accordo e i dettagli ancora incerti, un'analisi dell'intesa UE-USA
Agroalimentare, vini, alcolici, acciaio, alluminio e derivati, ma anche le effettive modalità con cui avverrebbero gli aumenti di importazioni di energia Usa da parte dell'Europa, per centinaia di miliardi (750), strombazzati dal presidente Usa Donald Trump, così come gli aumenti non meno massicci di investimenti Ue verso gli Usa (600 mld). E poi chi entrerà, alla fine, nell'esclusivo "club privé" delle merci a dazi zero, preannunciato dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen? Sono numerosi, complessi e potenzialmente oggetto di ulteriori contenziosi - e pressioni da parte delle tante categorie coinvolte - i "dettagli" che restano da regolare e mettere nero su bianco nell'accordo tra Stati Uniti e Unione europea sui dazi commerciali.
Le incognite sono di una portata tale da fare apparire il passaggio di ieri come un atto squisitamente politico, una intesa "quadro", ad essere ottimisti, su cui resta moltissimo da definire prima di poter ritenere di avere un trattato commerciale vero e proprio. "E' il migliore accordo possibile ottenibile in circostanze molto difficili", ha rivendicato il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, che ha supervisionato le trattative tecniche in questi lunghi mesi. "Noi siamo sicuri al 100% che questo accordo sia migliore di una guerra commerciale aperta con la gli Usa e se foste stati nella sala ieri dovete sapere che si era partiti con dazi al 30% dal primo agosto". Alla fine è stato convenuto un livellamento al 15% sui dazi che verranno praticati sulla maggior parte delle esportazioni Ue verso gli Usa. Ma appunto con una lista rilevante di categorie ancora da regolare. Tra queste, sui beni agroalimentari si continua a negoziare in particolare sui prodotti Usa che verranno esentati da dazi nell'Ue, hanno riferito fonti Ue qualificate, mentre per tutti i "prodotti sensibili" europei (come carne di manzo e pollame, riso, etanolo, zucchero) verrà mantenuta la situazione attuale che li protegge sul mercato interno. E si sta negoziando sul trattamento che verrà riservato alle esportazioni Ue di vini e alcolici: "le discussioni sono ancora in corso e non abbiamo la sfera di cristallo", dicono da Bruxelles. Su acciaio, alluminio e derivati esportati dall'Ue, che oggi sono colpiti da dazi Usa del 50%, l'accordo prevede che siano fissate delle quote in base ai dati degli anni scorsi. A quel punto saranno sottoposti a dazi del 15% per le suddette quote "collegate ai livelli storici di commercio".
L'export di auto Ue verso gli Usa entra invece diretto nell'aliquota generale al 15%. "So che per alcuni magari un altro risultato poteva essere interessante, ma non hanno analizzato i numeri dell'impatto che una guerra commerciale avrebbe creato, noi lo abbiamo fatto e sono sicuro al 100% che questo accordo sia migliore di una guerra aperta", ha detto ancora Sefcovic, che ha elogiato le doti negoziali di Von der Leyen. Poi c'è la partita tutta da capire su chi godrà del maxi sconto di zero dazi. L'accordo "prevede un elenco significativo di merci su cui entrambe le parti applicheranno un dazio zero - ha detto Sefcovic - un elenco che rimarrà aperto con possibili ulteriori aggiunte". (Quasi un invito alle varie industrie a iniziare una gara di lobby per infilarcisi).
Sempre secondo le fonti Ue, nell'agroalimentare i prodotti Usa su cui si sta ancora discutendo eventuali dazi zero - "o molti bassi" e su quote predefinite - sono "pochi" e comunque senza aggirare gli standard di sicurezza Ue. Vi compaiono alcuni prodotti ittici, pesce crudo, trasformati, frutta a guscio, aragoste, formaggi, alcuni latticini, semi e olio soia e mangimi per animali domestici. Insomma pochi ma non pochissimi. Il punto più importante, hanno sottolineato le fonti della Commissione, è che non è stata fatta alcuna concessione sui prodotti agricoli "sensibili", per i quali i nostri dazi rimangono invariati e non rientrano nemmeno nei negoziati. Inoltre vengono drasticamente smentite da Bruxelles le indiscrezioni di stampa secondo cui l'Ue avrebbe accettato di capitolare sulla cosiddetta "web tax" e sulle nuove regole per il digitale (Dsa e Dma).
"Non c'è assolutamente alcun impegno sulla regolamentazione digitale, sulle tasse digitali che tra l'altro non sono di competenza della Ue". Quanto alle reazioni di alcuni Stati Ue a volte non entusiastiche, tra cui la Germania e ancor più la Francia: "sono sempre stati tenuti costantemente aggiornati in ogni fase dei negoziati - ha rimarcato Sefcovic - abbiamo sempre spiegato la complessità della situazione. Il mondo di prima del 2 aprile è alle nostre spalle, quel mondo lì è scomparso e dobbiamo affrontare questa nuova realtà. Un'aperta guerra commerciale, come ho già detto, con dazi al 30% avrebbe creato una pressione drammatica sulle Pmi, con una perdita potenziale di milioni di posti di lavoro. Ecco perché il compito che ci siamo dati era quello di lavorare assieme per evitare questo e trovare un accordo".
Usa: “Da Ue nessuna tassa sulle reti digitali”
"Gli Stati Uniti e l'Unione europea intendono affrontare le barriere ingiustificate al commercio digitale. A tal proposito, l'Unione europea conferma che non adotterà né manterrà tariffe per l'uso delle reti. Inoltre, gli Stati Uniti e l'Unione europea manterranno dazi doganali pari a zero sulle trasmissioni elettroniche". Lo si legge nella scheda informativa diffusa dalla Casa Bianca sull'accordo commerciale tra Usa e Ue.
Usa: "Ue investirà 600 miliardi, oltre ai 100 già investiti delle aziende"
“L''Ue investirà 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti durante il mandato del presidente Trump. Questo investimento si aggiunge agli oltre 100 miliardi di dollari l'anno che le aziende dell'Ue già investono in Usa”. È uno dei passaggi della scheda informativa diffusa dalla Casa Bianca sull'accordo commerciale raggiunto ieri tra Usa e Ue.
Merz: “Insoddisfatto, danno considerevole a nostra economia”
"Non sono soddisfatto di questo risultato, ma penso che non fosse possibile ottenere di più tenendo presente la posizione di partenza che avevamo con gli Stati Uniti. Sappiamo che l'economia tedesca subirà un danno considerevole a causa di queste tariffe", così il cancelliere Friedrich Merz incontrando la stampa.
Šefčovič: “Senza intesa, scambi Ue-Usa sarebbero crollati. La tariffa del 15% comprende tutto”
“Fermiamoci per un momento e consideriamo l'alternativa” all'intesa sui dazi raggiunta con Washington: “una guerra commerciale può sembrare allettante per alcuni, ma comporta gravi conseguenze. Con i dazi almeno al 30%, il nostro commercio transatlantico si sarebbe arrestato, mettendo a grave rischio quasi 5 milioni di posti di lavoro, compresi quelli nelle pmi in Europa”. Lo ha detto il commissario Ue per il commercio, Maroš Šefčovič, durante un punto stampa. “Le nostre aziende ci hanno inviato un messaggio unanime: evitare l'escalation e lavorare verso una soluzione che fornisca risultati immediati”, ha aggiunto.
“Per noi era molto chiaro che il 15% fosse accettabile, a condizione che fosse considerato come una soglia inclusiva, quindi senza cumulo” dei dazi dell'era pre-Trump, “e che coprisse anche l'indagine in corso - ha aggiunto relativa alla Sezione 232” che permette agli Usa di imporre dazi su alcuni prodotti sensibili per la sicurezza nazionale. “Credo che con i nostri omologhi americani stiamo aprendo un nuovo capitolo: abbiamo trascorso molto tempo insieme, ci conosciamo molto meglio di prima, comprendiamo le rispettive sensibilità e prospettive, e ci informeremo anche molto più frequentemente riguardo a tutte le importazioni e alle decisioni prese. Quindi ritengo che questo impegno verrà mantenuto e rispettato anche in questo caso”, ha concluso.
“I 750 miliardi di commodities energetiche che la Ue dovrebbe acquistare dagli Usa non sono vincolanti”
I 750 miliardi di euro di commodities energetiche, “petrolio, gas e nucleare”, che gli Usa dovrebbero vendere all'Unione Europea in tre anni, di cui ha parlato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, non costituiscono un “impegno” dell'Ue, perché non sarà la Commissione Europea ad acquistarle, bensì “le compagnie” private europee. Lo spiega un alto funzionario Ue, a Bruxelles all'indomani dell'accordo tra Usa e Ue in materia commerciale. Si tratta, continua, di una stima su quello che è realistico attendersi, sulla base di un'analisi che si fonda anche sulla necessità dell'Unione di porre fine all'importazione di commodities energetiche dalla Russia: “Siamo fiduciosi che questi dati non siano irrealistici e che siano raggiungibili, ma dipendono dalle infrastrutture e di quale tipo di commodity parliamo”, anche perché alcune sono vendute usando contratti a lungo termine, mentre altre vengono comprate sul mercato spot. In ogni caso, “non sono cifre campate in aria”, perché sono basate sull'analisi delle necessità dell'Unione Europea.
Cna: “Accordo al 15% molto pesante per l'Italia. Costantini: “Tassa ingiusta, necessari sostegni e compensazioni”
“Un livello dei dazi al 15% provocherà effetti comunque molto pesanti sull'export italiano che vanno a sommarsi all'apprezzamento degli ultimi mesi dell'euro sul dollaro di quasi il 15%”. È quanto afferma la Cna giudicando non soddisfacente l'intesa raggiunta tra l'amministrazione degli Stati Uniti e la Commissione UE. “L'Italia è uno dei principali esportatori negli Stati Uniti e quindi qualsiasi innalzamento dei dazi avrebbe riflessi molto negativi, in particolare sul sistema delle piccole imprese”. Ai 67 miliardi di euro di vendite dirette, occorre sommare circa 40 miliardi di flussi indiretti che in larga parte sono beni intermedi nei settori della meccanica e della moda dove è prevalente la presenza delle piccole imprese. “Si scrive 15 ma si legge 30% - commenta il presidente della Cna Dario Costantini - ed è una tassa ingiusta e sproporzionata che penalizza il Made in Italy ma avrà riflessi negativi anche sull'economia americana. Sono necessari sostegni e compensazioni e ci attendiamo a breve la riattivazione del tavolo sull'export a Palazzo Chigi per un confronto su strumenti e criteri per mettere a disposizione del sistema delle imprese i 25 miliardi assicurati dal governo”.
Fonti Ue: “Su esenzioni a dazi Usa per il vino negoziamo”, ma i progressi sono maggiori sul fronte dei distillati
“Le trattative” su possibili esenzioni per il vino “sono ancora in corso, al momento non c'è una tempistica precisa, ma sembrano esserci progressi più significativi sul fronte dei distillati”. Lo spiegano fonti Ue all'indomani dell'accordo sui dazi raggiunto con gli Stati Uniti che prevede una tariffa del 15% anche per l'agroalimentare europeo con alcune eccezioni da definire.

