Casapound. Rimossa la scritta sullo stabile.

di redazione Roma 06/08/2019 ROMA
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Lo sgombero ancora è fermo. Ma intanto viene rimossa la scritta CasaPound dal palazzo di via Napoleone III all'Esquilino. Le nove lettere che campeggiavano sull'edificio occupato sono state infatti tolte. Sono stati gli stessi esponenti di CasaPound a "cancellare" la scritta in marmo che campeggiava sulla facciata dello stabile occupato dal 2003 dal movimento di estrema destra. E poco dopo hanno steso un telo bianco per coprire il vuoto lasciato: uno striscione ironico: "Questo è il problema di Roma".
Il Campidoglio aveva dato dieci giorni di tempo per "togliere la scritta abusiva". "Non vogliamo far fare una passerella alla sindaca di Roma - hanno spiegato i militanti di CasaPound - che domani sarebbe venuta qui per farla rimuovere. La colla però rimane, così passato domani la rimetteremo". E così i sedicenti "fascisti del terzo millennio", che non hanno voluto vivere l'affronto dei tecnici del Comune, promettono: "La scritta tornerà quando Raggi cadrà, ovvero a breve".
 
La decisione arriva dopo la notifica della sanzione da parte del Campidoglio, che aveva chiesto di togliere la scritta in quanto abusiva. Se il movimento non avesse provveduto da solo sarebbe scattata la rimozione coatta da parte degli agenti della Polizia locale.
 
Sul posto è arrivata anche la sindaca Virginia Raggi che ha ingaggiato una discussione con alcuni militanti del gruppo di estrema destra: "Non accetto lezioni di legalità: dovete pagare. Voi sapete quante persone aspettano una casa da tempo e sono in lista di attesa" ha ribattuto Raggi sfidando i militanti di CasaPound. In un tweet la sindaca poco prima aveva commentato: "È solo inizio. Ora va sgomberato l'immobile e deve essere restituito alle famiglie che ne hanno davvero diritto. Va ripristinata la legalità. Fino in fondo". E una volta recata di persona a via Napoleone III ha chiesto ai responsabili di CasaPound di ritirare lo striscione aggiungendo: "libereremo tutto ciò che c'è da liberare in questa città".


Già lo scorso 25 luglio la sindaca Raggi si è recata presso lo stabile occupato da CasaPound in via Napoleone III insieme ad alcuni agenti della Digos che erano andati per notificare il provvedimento che impone di eliminare la scritta CasaPound incise all'entrata dello stabile. Raggi era giunta accompagnata anche da agenti della Polizia di Roma Capitale. Un atto amministrativo quello della Raggi dal forte sapore politico, soprattutto alla luce del fatto che lo stabile non compare tra quelli da sgomberare prioritariamente secondo la lista stilata in prefettura e che ha già portato a due sgomberi e relative polemiche con il Campidoglio.

Su CasaPound pende la procedura di sgombero avviata il 19 luglio dall'Agenzia del Demanio con tanto di denuncia alla Procura di Roma e il danno erariale calcolato dalla  Corte dei Conti di ben 4 milioni e 600mila euro per omessa disponibilità del bene e mancata riscossione dei canoni da parte di alcuni dirigenti dell'Agenzia del Demanio e del Miur. Anche l'Anpi, l'Associazione partigiani d'Italia, si è mossa e  due mesi fa ha presentato un esposto in procura allegando un dossier sulle aggressioni compiute da militanti di CasaPound in città per chiedere lo scioglimento dell'organizzazione e lo sgombero dello stabile di via Nappleone III.
 
 



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