Alitalia. Toto contro Benetton. Il governo spera di salvare il salvabile

di redazione 26/04/2019 ECONOMIA E WELFARE
img

Sul tavolo di Alitalia  ritorna il nome di Toto, imprenditori giù impegnati con alterne fortune nel settore dei voli commerciali. Sono approggiati, forse, dal governo e togliere il posto che a quei Benetton che non avevano molta voglia di occuparlo.

Alitalia torna nei radar della famiglia Toto e il piano del governo, in particolare del ministro Luigi Di Maio, svelato da Repubblica dissotterra una vecchia storia di continuità (e contenziosi) tra gli imprenditori abruzzesi e la ex compagnia di bandiera. Una storia non certo rose e fiori, se è vero che negli anni passati le cronache hanno parlato di "eredità scomoda" di Toto ai vecchi soci di Alitalia, quantificata da un collegio arbitrale con un risarcimento da 60 milioni di euro da parte della holding della famiglia agli azionisti della Cai.

 

Si chiama Riccardo Toto, è il figlio di Carlo, il patron di quella Air One che confluì in Alitalia nel 2008 sotto la regia di Banca Intesa consentendo, con la valutazione di 450 milioni, alla famiglia abruzzese di liberarsi del vettore oberato da 600 milioni di debiti.

Con Klm la frattura si consuma sulla diversità di idee circa lo sfruttamento degli scali lombardi di Linate e Malpensa. Le trattative naufragano fino a sfociare in un contezioso che nel 2002 dà ragione agli italiani. Intanto, però, le Torri gemelle e il terrorismo hanno mandato in crisi le compagnie e Alitalia non sfugge al trend globale. Air France fa capolino nel capitale con uno scambio azionario del 2 per cento.

Nella prima metà degli anni Duemila la salute finanziaria della compagnia non migliora certo. Si cercano altre vie per risanarla, ma lontano dalla Borsa. Ancora un governo Prodi gioca la carta dell'abbandono del controllo, pensando di cedere il 39 per cento del capitale. Ancora Air France sembra l'interlocutore giusto, è pronta a entrare in massa fin poco sotto il 50%. Sembra la trattativa possa andare a buon fine, ma le scedenze elettorali cambiano le carte in tavola: Silvio Berlusconi, nel 2008, brandisce l'italianità della compagnia come un argomento da giocare nelle urne. Ci riesce, i francesi capiscono che il nuovo governo non sarebbe loro alleato e tornano oltre le Alpi.

La situazione finanziaria di Alitalia, però, precipita. Serve un fallimento controllato, il titolo saluta Piazza Affari con danno dei risparmiatori. Arrivano i "capitani coraggiosi", la cordata messa in fila da Intesa Sanpaolo, allora nelle mani del banchiere Corrado Passera, guidata da Roberto Colaninno con nomi illustri dell'industria come Benetton, Riva, Ligresti, Marcegaglia e Caltagirone. La parte sana dell'azienda va a loro, quella cattiva sul groppone dello Stato che si accolla debiti e paga la cassa integrazione. Air France torna in pista: partner strategico al 25% del capitale. E qui rientra anche la Toto Holding, che fonde la malmessa AirOne nella nuova Alitalia (che di fatto la salva) e si ritrova ad essere azionista, nonché "prestatore" di aerei in leasing alla compagnia di bandiera. Operazioni con valutazioni incerte, che daranno luogo proprio a quel contenzioso verso la Cai che ha portato gli arbitri a fissare il risarcimento. "Toto ha lasciato un buco in Alitalia", commentano i quotidiani dell'epoca.

Con la nascita della CAI Toto (padre) con 60 milioni era socio della cordata ma anche suo fornitore per gli aerei in leasing di Air One. Tali contratti generarono contenziosi per centinaia di milioni di euro. Nel 2011 Riccardo Toto, figlio del fondatore Carlo, era tornato nel settore aereo rilevando la Livingston che smise di volare nel 2014 e fallì nel 2015. Adesso è pronto a fare il bis con Alitalia, scrive Repubblica, sotto l’attenta regia di Luigi Di Maio:

Il primo contatto concreto c’è stato a fine marzo. Negli Stati Uniti. Durante il viaggio che Luigi Di Maio ha compiuto a New York e Washington. Da quel momento il dialogo è andato sempre più avanti. E ora è a un passo dalla formalizzazione dell’intesa. Il socio italiano in grado di chiudere il cerchio di Alitalia è Riccardo Toto. […]

 

La trattativa è stata condotta in prima persona dal vicepremier e ministro dello Sviluppo economico. La vicenda della compagnia di bandiera è stata trasformata dal capo politico del Movimento 5 Stelle in una sorta di battaglia personale. Non riuscire a risolvere questa grana equivarrebbe dunque ad una sconfitta personale. Si tratta di una telenovela che ormai somma da anni infinite puntate. Ma perdere la Compagnia di bandiera a un passo dal vero e proprio fallimento sarebbe un colpo all’immagine del governo sovranista gialloverde.

 Il governo Renzi suggerisce di "allacciare le cinture" per la nuova ripartenza, ma poco dopo l'ad Cassano si dimette e ripartono le frizioni col nuovo socio. Il piano di tagli non passa, sugli slot londinesi di Alitalia acquistati dalla compagnia emiratina si scatena una nuova guerra di valutazioni. Si aprono le porte dell'amministrazione straordinaria, arrivano i commissari. Lufthansa, Delta, easyJet, i cinesi: tutti potenziali interessati alla compagnia, via via sfilatisi (fatta salva la compagnia americana, ancora in pista). La mano la tende ancora il pubblico, che oltre al prestito ponte di sopravvivenza (900 milioni più interessi) mette in pista le Ferrovie dello Stato, Poste, il Tesoro stesso per l'ennesima ripartenza. Ora si affaccia Toto. L'ennesimo ritorno.

Ecco quindi che Riccardo Toto consente di definire il quadro del futuro assetto azionario, se non dovessero intervenire ostacoli improvvisi — sempre all’ordine del giorno con Alitalia — o ripensamenti. Lo Stato sarebbe di fatto il socio di riferimento, in grado di mantenere il controllo. Le Ferrovie hanno già dato la disponibilità ad acquisire il 30 per cento di Alitalia, il ministero del Tesoro — come ufficializzato nel decreto crescita — entrerebbe con il 15 per cento


Tags:




Ti potrebbero interessare

Speciali