La Cina alla conquista, economica e commerciale, dell'Africa

di redazione 04/09/2018 NON SOLO OCCIDENTE
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I leader di 53 nazioni africane sono riuniti a Pechino per il Focac (Forum on China-Africa Cooperation). Lunedì il presidente Xi Jinping li ha arringati parlando della costruzione di «una comunità del destino condiviso tra Cina e Africa». E subito ha concretizzato l’offerta: altri 60 miliardi di aiuti ai Paesi africani dopo i 60 promessi (e spesi o in via di spesa) nel 2015. La cifra notevolissima è così composta: 15 miliardi di dollari in prestiti senza interesse; 20 miliardi in linee di credito; 10 miliardi in un fondo speciale per lo sviluppo; 5 miliardi per sostenere le importazioni cinesi dal continente nero. In più, le industrie cinesi saranno «incoraggiate» da Pechino a investire 10 miliardi almeno nei prossimi tre anni. Sul tavolo c'è da parte cinese la Belt & Road, la Nuova Via della Seta con le sue infrastrutture, i porti e le ferrovie, che porteranno «prosperità comune per entrambi, in un’epoca in cui l’economica globale affronta la sfida del protezionismo», dice Xi.

Ma dalla parte africana del tavolo c'è anche il debito che rischia di soffocare le economie in via di sviluppo: e a questo Xi ha cercato di rispondere sostenendo che i progetti finanziati dai cinesi non sono «vanità» ma necessità di creare infrastrutture essenziali visto che l’Occidente si è ritirato. Al centro del dibattito c’è la richiesta africana di creare posti di lavoro nei loro Paesi e di trasferivi competenze e tecnologie. E questo potrebbe interessare l’Italia, che spera nei cinesi per arrestare l’esodo dei migranti economici disperati.

A Pechino c’è il sottosegretario allo sviluppo economico Michele Geraci il quale sostiene «la Cina può dare una soluzione e l’Italia può aiutarla», collaborando alla costruzione di infrastrutture per esempio. Sui giornali di Pechino le foto, se si guarda senza fare attenzione, sembrano tutte uguali. Xi Jinping sempre con lo stesso sorriso compiaciuto al centro della Grande Sala del Popolo. Sullo sfondo un grande arazzo della Grande Muraglia, al suo fianco un leader africano. In ogni foto cambiano solo i nomi degli ospiti: il presidente Masisi del Botswana; Kabore del Burkina Faso; Bio della Sierra Leone, ecc. ecc. La Cina ha invitato tutti i partner del continente africano al vertice che dura fino a martedì. Interi alberghi requisiti e transennati, un reggimento di quasi mille giornalisti arrivati dall’Africa a coprire l’evento. 


La Cina dal 2009 è diventata il primo partner commerciale degli africani, 170 miliardi di dollari di interscambio nel 2018. Ma sbilanciato, c0n una ventina di miliardi di surplus sul fronte cinese. Per esempio, materie prime africane in cambio di prodotti finiti dell’industria cinese, compreso il vestiario iper economico che si è fatto conoscere in tutto il mondo. Tutto made in China. 
E poi c’è il problema del debito. È vero che i cinesi stanno costruendo le infrastrutture, come la ferrovia per l’Etiopia, ma il debito sta diventando una montagna dalla quale sarà difficile scendere per gli africani, avvertono gli studi di sostenibilità occidentali. Però, in un’intervista alla Xinhua, il presidente Paul Kagame del Ruanda, che presiede anche l’Unione Africana, sostiene che la formula “trappola del debito” è un tentativo occidentale per scoraggiare la relazione sino-africana. “Un’altra prospettiva del problema è che chi critica la Cina per il nostro debito, dà troppo poco”. La stampa cinese scrive che i dubbi occidentali sono un tentativo di contenere l’ascesa di Pechino.



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