Ella & John. The leisure seeker. Un film di desolante banalità, privo di idee, piatto e con una retorica desolanti.

di Emiliano Baglio 04/02/2018 ARTE E SPETTACOLO
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Ella (Hellen Mirren) e John (Donald Sutherland) si amano da una vita intera. Lui sta perdendo inesorabilmente la memoria (forse a causa dell’alzheimer), lei è divorata dal cancro. Così una mattina, di nascosto, salgono sul loro camper (il leisure seeker del titolo) e decidono di compiere un ultimo viaggio insieme.

 La recensione del nuovo film di Virzì potrebbe tranquillamente concludersi così, con questa breve sinossi.

Perché veramente non c’è nient’altro a parte questo spunto.

Il primo film girato in America, in inglese e con interpreti internazionali, del regista livornese è anche il primo vero e proprio passo falso della sua carriera. E va detto che, per chi scrive, Virzì è uno dei migliori registi italiani, uno dei pochi che abbia saputo rinverdire i fasti della grande commedia all’italiana e che abbia saputo leggere, attraverso questa lente, il nostro paese.

In realtà i primi segnali di cedimento si erano già visti nel precedente La pazza gioia, un film salvato da due interpreti straordinarie ma la cui sceneggiatura lasciava molto a desiderare.

Stavolta invece la sceneggiatura se la sono proprio dimenticata a casa, nonostante si siano messi in quattro a scrivere questa roba (compresa la regista Francesca Archibugi e lo scrittore e sceneggiatore Francesco Piccolo).

Ella & John è un film sconfortante sotto ogni punto di vista, quasi due ore di pellicola in cui, di fatto, non succede praticamente nulla di significativo ed importante e che si trascina stancamente risolvendosi, la maggior parte del tempo, nei dialoghi tra i due protagonisti a bordo del camper.

Neanche i due grandi protagonisti riescono a salvare l’opera e sembrano veramente impegnarsi a livelli minimi sindacali (naturalmente parliamo della versione originale con sottotitoli).

L’ultima fatica di Virzì è girata svogliatamente con uno stile piatto e televisivo, qualsiasi barlume di idea latita ed anche le poche buone intuizioni annegano in un  mare di desolante mediocrità.

Una vera occasione sprecata perché il materiale di base ci sarebbe tutto.

Nelle intenzioni Virzì vorrebbe raccontarci la storia di un grande amore capace di superare tutto, persino la malattia, e di due persone che continuano a stare insieme teneramente (ed addirittura a fare sesso) sino alla fine sfidando l’età e le sue ingiurie.

La dimensione del road movie (già approcciata altre volte dal regista) dovrebbe essere l’occasione per ripercorrere un’intera vita, mentre l’espediente della perdita di memoria da parte di John, il mezzo attraverso il quale scoprire anche verità tenute nascoste, il tutto sullo sfondo di un’America sempre più volgare.

Buone intenzioni che rimangono sulla carta perché il risultato è un prodotto banale e noioso con momenti francamente imbarazzanti.

Uno tra tutti è quando Virzì, per dimostrare di essere un bravo regista di sinistra, fa finire John ad una manifestazione di sostenitori di Trump.

Il simpatico vecchietto, ovviamente fervente democratico, a causa della sua memoria fallace neanche si rende conto di dove sia e, di conseguenza, si diverte un mondo. La fine metafora è servita, i sostenitori di Trump sono tutti dei rincoglioniti. Che tristezza.

Non c’è uno straccio di idea che sia una in questo film, compresa la scontatissima trasformazione della casa di Hemingway in un’attrazione da baraccone piena di turisti rozzi ed ignoranti. Perché si sa che gli americani sono così mentre noi europei siamo tutti civili e raffinati.

Insomma una sfilza di luoghi comuni da far venire i brividi immersa nel nulla più assoluto.

Persino la colonna sonora a base di hit anni ’60 e ’70 è quanto di più scontato si possa immaginare anche se, in mezzo a tanta desolazione, Carole King e Janis Joplin fanno sempre piacere.

Da parte nostra speriamo si tratti solo di un incidente di percorso ma il nostro consiglio è di evitare come la peste questo film.


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