Rapporto Censis. "Italia paese che invecchia in bilico fra ripresa e odio sociale"

di redazione 02/12/2017 CULTURA E SOCIETÀ
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L'Italia? Un Paese che sta vivendo gradualmente la ripresa - gli indicatori economici lo certificano, i consumi stanno tornando ad essere il primato dello stile di vita degli italiani - ma è anche un Paese che si trascina dietro pesanti scorie derivanti da una lunga stagnazione socio-economica. Scorie che originano in chi è rimasto ancora indietro e non coinvolto nella ripresa, specie nel ceto popolare, una sorta di rancore ed anche nostalgia della politica di un tempo, sfiduciando così tutti, istituzioni - dal governo centrale  agli enti locali - comprese. Un Paese che guarda anche preoccupato ai flussi migratori da parte di chi è ancora indietro, un'Italia dove la paura del declassamento è diventato il fantasma sociale dei giorni nostri. In sintesi, un Paese invecchiato che fatica ad affacciarsi sullo stesso mare di un continente di giovani. E per l'appunto con una politica dal fiato corto, la cui unica preoccupazione sembra essere solo quella di inseguire senza sosta il quotidiano "mi piace", dove a farsi strada è unicamente la "personale verticalizzazione della presenza mediatica".

Con il rischio molto concreto che la stessa politica e quindi i decisori restino imprigionati nella trappola del muoversi a tentoni, senza metodo e obiettivi, senza ascoltare e prevedere il lento, silenzioso, progredire del corpo sociale.     E' quasi impietosa l'analisi del Censis nel suo 51ˆ Rapporto sulla situazione sociale del Paese, che appare e si mostra "impotente di fronte a cambiamenti climatici e a eventi catastrofici che chiedono grandi risorse e grande impegno collettivo". Un'Italia ferita dai crolli di scuole, ponti, abitazioni: ma non a causa della sola 'rivincita' della natura spesso violata ma per "una scarsa cultura della manutenzione", quindi per responsabilità diretta dell'uomo.   Un Paese che il Censis descrive anche come "incerto" sulla concreta possibilità di offrire pari opportunità al lavoro e all'imprenditoria femminile, immigrata, nelle aree a minore sviluppo. Ed inoltre è un'Italia "ambigua" di fronte al diffondersi, anzi al dilagare - usa questo termine il Censis per dare il senso della portata - di nuove tecnologie che spazzano via lavoro e redditi. Ed è un Paese che ancora si rivela "incapace di vedere nel Mezzogiorno una riserva di ricchezza preziosa per tutti". Viene sottolineato che il futuro si è "incollato al presente", quando invece è proprio lo spazio divisorio tra presente e futuro a rappresentare il luogo della crescita, quel margine serve per immaginare come avanzare. Il prezzo pagato dall'Italia, dagli italiani, a questo decennio di progresso "sottotraccia" è proprio il consumo, senza che subentrasse altro, di quella che dev'essere sempre la "passione per il futuro", una passione "che esorta, sospinge, sprona ad affrettarsi, senza volgersi indietro". E adesso siamo a doverci misurare con un futuro basato sulla coesistenza di tecnologia e territorio: sulla preparazione alla tecnologia con solidi sistemi di formazione e sulla valorizzazione del territorio con adeguate funzioni di rappresentanza politica ed economica. Il Censis ricorre all'immagine dell'esploratore per esplicitare ancor più questo concetto, perché dire di un Paese esploratore in procinto di avviare un nuovo cammino significa dire che possiede già un'intensa preparazione tecnica: degli uomini, dei mezzi di trasporto, delle attrezzature, delle alleanze necessarie a finanziarie l'impresa. Soprattutto, ha dentro di se' l'immaginazione del suo viaggio, "di quel nuovo mondo che è quasi una promessa di futuro. Immaginare e preparare sono per il viaggiatore le azioni costitutive. Nella stessa misura, i gruppi sociali e i singoli individui hanno bisogno di immaginare il futuro, di riconoscersi in cammino verso un miglioramento delle proprie condizioni economiche e sociali”.  Una società che oggi appare "sconnessa, disintermediata, a scarsa capacità di interazione", fatta di granuli via via piu' fini. E la ripresa economica registrata in questi ultimi mesi, più che l'avvio di un nuovo ciclo di sviluppo sembra indicare il completamento del precedente ciclo.  

 Un Paese che il Censis descrive anche come "incerto" sulla concreta possibilità di offrire pari opportunità al lavoro e all'imprenditoria femminile, immigrata, nelle aree a minore sviluppo. Ed inoltre e' un'Italia "ambigua" di fronte al diffondersi, anzi al dilagare - usa questo termine il Censis per dare il senso della portata - di nuove tecnologie che spazzano via lavoro e redditi. Ed è un Paese che ancora si rivela "incapace di vedere nel Mezzogiorno una riserva di ricchezza preziosa per tutti". Viene sottolineato che il futuro si è "incollato al presente", quando invece è proprio lo spazio divisorio tra presente e futuro a rappresentare il luogo della crescita, quel margine serve per immaginare come avanzare. Il prezzo pagato dall'Italia, dagli italiani, a questo decennio di progresso "sottotraccia" è proprio il consumo, senza che subentrasse altro, di quella che dev'essere sempre la "passione per il futuro", una passione "che esorta, sospinge, sprona ad affrettarsi, senza volgersi indietro". E adesso siamo a doverci misurare con un futuro basato sulla coesistenza di tecnologia e territorio: sulla preparazione alla tecnologia con solidi sistemi di formazione e sulla valorizzazione del territorio con adeguate funzioni di rappresentanza politica ed economica. Il Censis ricorre all'immagine dell'esploratore per esplicitare ancor più questo concetto, perché dire di un Paese esploratore in procinto di avviare un nuovo cammino significa dire che possiede già un'intensa preparazione tecnica: degli uomini, dei mezzi di trasporto, delle attrezzature, delle alleanze necessarie a finanziarie l'impresa. Soprattutto, ha dentro di se' l'immaginazione del suo viaggio, "di quel nuovo mondo che e' quasi una promessa di futuro. Immaginare e preparare sono per il viaggiatore le azioni costitutive. Nella stessa misura, i gruppi sociali e i singoli individui hanno bisogno di immaginare il futuro, di riconoscersi in cammino verso un miglioramento delle proprie condizioni economiche e sociali". Ed e' accaduto che senza un ordine sistemico, la societa' ha compiuto uno sviluppo senza espansione economica. Una societa' che oggi appare "sconnessa, disintermediata, a scarsa capacita' di interazione", fatta di granuli via via piu' fini. E la ripresa economica registrata in questi ultimi mesi, piu' che l'avvio di un nuovo ciclo di sviluppo sembra indicare il completamento del precedente ciclo.


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