Mata Hari. La Magnifica spia del Novecento, fucilata cento anni fa

di Rosanna Pilolli 11/10/2017 CULTURA E SOCIETÀ
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Il nuovo secolo, quel 1900 che prometteva pace, progresso e benessere per l’umanità,cominciava invece a mandare bagliori di guerra. La “bèlle Epoque” era terminata ma un esercito di magnifiche avventuriere cercava con ogni mezzo di accaparrarsi i favori di duchi e marajà o quelli più attuali degli ufficiali di Francia e di Germania. Tra queste ragazze affascinanti si impose come mito Margaret Gertrude Zelle, Mata Hari “Occhio di giorno”.

Tra le varie fantasie delle quali si era ammantata in realtà era arrivata a Parigi nel 1903 a ventisette anni  già con un passato e senza un soldo. Tuttavia si era presentata nella sala d’ingresso del prestigioso Hotel Palace con cinque valigie una delle quali piene di marrons glacée da offrire agli ospiti dell’albergo, soprattutto ai begli ufficiali le cui uniformi, i cui letti  e i  portafogli l’appassionavano. L’avventura che l’avrebbe portata davanti al plotone di esecuzione era iniziata.

“cinica creatura seduttrice della nuova arte” “troppo sciocca e smemorata per fare parte di qualsiasi  organizzazione spionistica” Questi i giudizi su quella che era diventata nonostante tutto la spia del secolo . Era nata  nel 1876  a Leeuwarden nell’Olanda del Nord bella, occhi a mandorla neri come la notte, corpo senza risparmio, pigra, ignorante e baronessa per via di un padre cappellaio fallito. Giovanissima aveva risposto all’annuncio matrimoniale di un capitano in partenza  per le Indie, un quarantenne inadatto che offriva  una vita monotona e mediocre economicamente all’esuberanza e ai desideri grandiosi della giovane fidanzata. Si sposarono e partirono per l’isola di Giava nella quale Margaret affascinata dalle danze del luogo si sarebbe sforzata di imitarle una volta giunta a Parigi. Intanto le era piombata addosso la tragedia dei due figli avvelenati dalla bambinaia . I guai non erano finiti: la giovane signora si consolava con gli amici del marito che ovviamente  la buttava fuori di casa.

E lei se ne va a Parigi che ha appena dimenticato il can-can e Toulouse Lautrec in cambio di un lentissimo e languido spogliarello. Margaret ormai  diventata Mata Hari  in una girandola di amanti sceglie pur restando “una mantenuta” di  darsi all’arte esotica, dimenarsi  poco, con garbo immettendo nei suoi movimenti  un   richiamo erotico e religioso. Un mix che farà furore prima nei salotti privati della nobiltà e poi sul palcoscenico. Quando scoppia la guerra Mata Hari ha trentotto anni e si annoia. Le piace l’avventura, dovunque sia. Si fa spia per i tedeschi. In seguito Il capitano Ledoux del controspionaggio francese  le chiede chiaramente:”Signora per caso non passa informazioni al nemico? Vorrebbe farlo per noi?”  Per un milione di franchi che non arriveranno mai Mata Hari accetta. Pensa di poter reggere agevolmente un doppio gioco pericolosissimo in un’ora storica tanto grave. D’altro canto i tedeschi per i quali è l’agente H21 la considerano preziosa per la causa. La doppia parte finisce con l’essere scoperta. Mata Hari viene arrestata dai francesi.

Il processo dura un giorno e mezzo e non sono ammessi testimoni. I giornali  scrivono  che lei ha la pretesa di fare il bagno nel latte mentre tanti bambini francesi muoiono i fame. La condanna è a morte Così il 15 ottobre 1917 alle cinque del mattino la informano che la sua domanda di grazia è stata respinta. Mata Hari ha un sussulto di dignità. Si avvia alla fucilazione con decoro ed eleganza: un soprabito grigio, un velo viola, scarpe quasi nuove e guanti “mordorè”. Non dice una parola, non piange sull’auto che la porta al forte di Vincennes. Rifiuta la benda nera mormorando che non è necessario. E sono state le sue ultime parole.

Non ebbe funerali, nessuno venne reclamarla. “Giutizia è fatta” scrissero i giornali francesi. Intanto la Rivoluzione sovietica in Russia aveva vinto.  Il prussiano von Belov stava per sfondare il fronte italiano a Caporetto. 



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