Tunisia. Legge contro la violenza sulle donne. Passaggio storico per l'affermazione dei diritti civili e la parità di genere

di redazione 28/07/2017 ESTERI
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Voto storico a Tunisi. Dopo un iter parlamentare accidentato e ostacolato da rinvii che avevano fatto temere un fallimento, il parlamento tunisino ha approvato all'unanimità con 146 voti a favore la legge organica contro la violenza e i maltrattamenti sulle donne e per la parità di genere. Quarantatrè articoli divisi in 5 capitoli per fornire misure efficaci per lottare contro ogni forma di violenza o sopruso basato sul genere. Il testo ha l'obiettivo di garantire alla donna il rispetto della dignità e assicurare l'uguaglianza tra i sessi, garantita dalla Costituzione, attraverso un approccio globale basato sulla prevenzione, la punizione dei colpevoli e la protezione delle vittime.

La legge punta inoltre ad eliminare ogni forma di disuguaglianza tra i sessi anche sul lavoro. Tra le novità rilevanti, l'abrogazione dell'articolo 227 bis del codice penale che prevedeva una sorta di "perdono" per gli stupratori di una minorenne in caso di matrimonio con la vittima. Il nuovo dettato legislativo prevede invece pene molto severe per gli stupratori senza più alcuna possibilità per loro di sfuggire alla legge. "La versione del testo votato in parlamento risponde alle attese delle donne e della società civile che si sono mobilitati per due decenni per l'ottenimento di questo risultato" ha dichiarato la deputata indipendente Bochra Bel Haj Hmida a votazione avvenuta.

Verranno anche istituite misure preventive tra cui la creazione di programmi di formazione per gli operatori sanitari e scolastici nel dare assistenza alle vittime e unità dedicate ai casi di violenza domestica all’interno delle forze di sicurezza nazionale. Viene inoltre criminalizzato l’impiego di minori come lavoratori domestici e i datori di lavoro che non rispettano la parità salariale tra sessi saranno soggetti a sanzioni

Ora, per legge, casi come quello dello scorso dicembre, in cui la società civile si era mobilitata contro un tribunale del Kef che aveva autorizzato un uomo a sposare la ragazza di 13 anni che aveva violentato, non dovranno più verificarsi. Inoltre, secondo il nuovo articolo 227 bis, chiunque abbia rapporti con una minore di 16 anni senza il suo consenso sarà punito con sei anni di reclusione.
Altro divieto introdotto, quello di impiegare ragazze minorenni come collaboratrici domestiche: la pratica sarà punita con pene fino a sei mesi di detenzione. L’età del consenso, infine, è stata portata da 13 a 16 anni.

La strada è comunque in salita. La violenza domestica è un problema diffuso in Tunisia: il 47 per cento delle donne dice di aver subito abusi secondo un sondaggio nazionale del 2010. La legge tunisina rimane discriminatoria in ambito familiare dato che solo gli uomini posso essere considerati capofamiglia e nel ricevere un’eredità i membri femminili non hanno diritto a una quota pari a quella dei loro fratelli. L’associazione per la difesa dei diritti umani Human rights watch dichiara che, benché l’approvazione della legge sia un traguardo storico, “il governo deve ora stanziare i fondi e dare sostegno alle istituzioni per tradurre la legge in protezione vera per le donne”, nelle parole di Amna Guellali, direttore nazionale dell’ong.

Nel mondo arabo la Tunisia è uno dei paesi più all’avanguardia per quanto riguarda l’uguaglianza tra sessi. L’auspicio è che i suoi progressi non si fermino qui e che siano di esempio per gli altri stati.

 


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