27 Giugno 1980. Il disastro di Ustica. 37 anni di non verità

di Matteo Lombardi 27/06/2017 CULTURA E SOCIETÀ
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Sono 37 anni che il giorno del 27 giugno non ha un sapore come gli altri per i parenti di 81 persone che una sera di inizio estate si imbarcarono su un volo DC9 dell’Itavia diretto da Bologna a Palermo. Un sapore amaro anche per la nostra Repubblica, le istituzioni e per tutti coloro i quali chiedono la verità su quanto è accaduto sui cieli del Tirreno.

Quella verità che sembra sempre rimandata, o rimbalzare su di un muro di gomma, come recita il titolo di un film che racconta la tragedia del DC 9 Itavia.

Dagli ultimi archivi desecretati è venuta fuori solo carta straccia. Niente che non si conoscesse già e soprattutto nessun documento dei giorni e dei mesi immediatamente successivi a quel 27 giugno 1980 quando "in uno scenario di guerra sul mar Mediterraneo" - come hanno accertato diverse sentenze - un aereo militare di non si sa quale nazione sparò un missile che, sul cielo di Ustica, colpì in pieno il Dc 9  in volo da Bologna a Palermo.

37 anni dalla strage e Daria Bonfietti, che partecipò assieme ad altri alla costituzione dell’Associazione Parenti delle Vittime della strage di Ustica dà voce, sulle colonne di Repubblica, alla rabbia e alla delusione dei familiari delle 81 vittime. "Avevamo molto sperato che la direttiva Renzi potesse davvero portare alla desecretazione di documenti che avrebbero potuto dirci chi c'era quella notte in cielo e in mare, consentirci finalmente di ricostruire uno scenario reale ma posso solo esprimere tutto il nostro sconcerto per un Paese che non è in grado di custodire la documentazione prodotta. Basta dire che - tre anni dopo la direttiva Renzi che dispone la desecretazione degli atti sulle stragi degli anni '60-'70-'80 - il ministero dei Trasporti non ha depositato nulla se non qualche atto già noto della commissione Luttazzi. Alle nostre pressanti richieste gli uffici hanno risposto che non c'è ombra di documentazione alcuna e che non hanno neanche idea di dove dovrebbero essere i loro archivi ".

È una vicenda paradossale quella per la quale ora l'associazione dei familiari delle vittime di Ustica chiede un intervento politico e della magistratura per individuare i responsabili della "sparizione" di tutti i documenti coevi alla strage, Denuncia ancora Daria Bonfietti: "Non c'è nulla dell'aviazione civile né del gabinetto del ministro dei Trasporti, lo Stato maggiore della Marina non porta nessun documento dal 1980 al 1986, in prefettura a Bologna non è stato depositato nulla. Per non parlare della beffa dei documenti dei Servizi segreti: solo un'enorme rassegna stampa e schede sui giornalisti che scrissero articoli sul caso. E con i nomi in chiaro. Invece di indagare su quel che accadde quella notte, i nostri Servizi indagarono sui giornalisti".

 Per i familiari delle vittime di quel disastro aereo, la direttiva Renzi è un fallimento. Che si aggiunge alla delusione per le mancate risposte alle rogatorie internazionali chieste negli ultimi anni dai pm italiani ai colleghi di diversi paesi. "Oggi - osserva Bonfietti - diverse sentenze definitive sia penali che civili hanno messo nero su bianco che il Dc9 fu abbattuto da un missile in uno scenario di guerra e hanno condannato i ministeri italiani a risarcire i familiari delle vittime per non aver saputo garantire la loro sicurezza e aver nascosto la verità. Resta un grande vulnus nelle indagini, quello di riuscire a mettere una targa a quegli aerei".

In questo giorno così difficile occorre ricordare che oltre agli 81 morti precipitati nel Tirreno, alcuni corpi mai ritrovati, sarebbe giusto aggiungere alla lista delle persone scomparse a causa dell’esplosione dell’aereo, anche i tredici deceduti negli anni successivi, tutti legati, per un verso o l’altro, alla strage di Ustica. Sono forse questi morti i tasselli mancanti della verità?

I giudici che hanno indagato in questi anni hanno avuto poca o scarsa collaborazione dalle autorità militari. Non c’è stato riscontro alle loro rogatorie da parte di Stati amici e alleati. C’è stata una prima apertura da parte della Francia qualche anno fa ma da lì non si è andati avanti. Sul piano giudiziario della vicenda mancano tasselli decisivi per ricomporre un puzzle certamente inquietante.

Tra ufficiali e sottoufficiali dell’Aeronautica altre vittime si sono annoverate aggiungendosi alle 81. Quelli che già qualcuno ha chiamato i “suicidati” di Ustica.

Mario Ciancarella, capitano dell’aeronautica, è sopravvisssuto. E’ l’unico ad essere rimasto in vita fra coloro che si sono occupati dell’esplosione in volo nel cielo di Ustica del DC 9 partito da Bologna alla volta di Palermo. Il maresciallo dell’aeronatica, Alberto Dettori, assistente controllore della difesa aerea, sui radar aveva visto ciò che era accaduto e la mattina successiva gli confidò ogni cosa. Ciancarella ne parlò con l’ufficiale Sandro Marcucci. Marcucci è morto in un incidente aereo con il suo Piper, Dettori si sarebbe impiccato ad un albero. Dopo di loro altre undici persone hanno perso la vita. O se la sono tolta o sono rimaste vittime di strani incidenti, come i piloti della pattuglia acrobatica italiana, che si sono scontrati in volo durante un’esibizione, i quali la notte del disastro di Ustica si erano alzati in volo dallo scalo aereo militare di Grosseto.
Ciancarella, il sopravvissuto, è stato radiato dall’Aeronautica e messo a tacere. Le sue rivelazioni sono state giudicate delle farneticazioni ed il suo comportamento scorretto, tanto da meritare l’espulsione. Ma il decreto con il quale è stato cacciato via dall’Aeronautica è risultato “falso”. Né Pertini, né Spadolini, allora Ministro della Difesa, l’hanno firmato. Misteri su misteri.

 Nel mirino dei parenti delle vittime di Ustica il comportamento dei ministeri interessati e delle forze armate che in tutto questo tempo non hanno depositato alcun documento valido. Tre anni dopo la direttiva Renzi che dispone la desecretazione degli atti sulle stragi degli anni '60-'70-'80 – il ministero dei Trasporti non ha depositato nulla se non qualche atto già noto della commissione Luttazzi. Alle pressanti richieste dei parenti gli uffici hanno risposto che non c'è ombra di documentazione alcuna e che non hanno neanche idea di dove dovrebbero essere i loro archivi.

Non c'è nulla dell'aviazione civile né del gabinetto del ministro dei Trasporti, lo Stato maggiore della Marina non porta nessun documento dal 1980 al 1986, in prefettura a Bologna non è stato depositato nulla. Invece di indagare su quel che accadde quella notte, i nostri Servizi indagarono sui giornalisti che cercarono la verità.

 "Sembra incredibile che al ministero dei Trasporti nessuno sia in grado di dire dove sia la documentazione della Marina e dell'Aviazione dal giugno 80 in poi. Loro si appellano alla sciatteria della tenuta degli archivi, ma le carte non si muovono da sole. Se sono sparite qualcuno deve averlo fatto. E oggi deve essere chiamato a risponderne. Per questo oggi chiediamo che il governo faccia dei passi politici. Si ordini un'ispezione interna e si individuino le responsabilità" è la richiesta di Bonfietti che conclude: "Sentenze definitive sia penali che civili hanno messo nero su bianco che il Dc9 fu abbattuto da un missile in uno scenario di guerra e hanno condannato i ministeri italiani a risarcire i familiari delle vittime per non aver saputo garantire la loro sicurezza e aver nascosto la verità. Resta un grande vulnus nelle indagini, quello di riuscire a mettere una targa a quegli aerei".


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