Siria. La comunità internazionale condanna l'uso delle armi chimiche ma la Russia pone il veto sulle risoluzioni Onu contro Assad. Il Libano al collasso per i profughi siriani. Amnesty International "quale giustizia per le vittime?"

di redazione 05/04/2017 NON SOLO OCCIDENTE
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La condanna della comunità internazionale all’attacco all’arma chimica arriva dalla Conferenza per il sostegno al futuro della Siria che proprio in questi giorni si tiene a Bruxelles. Ad esprimere lo sgomento delle 70 delegazioni, l’alta rappresentante della politica estera europea Federica Mogherini. “Non ci deve essere alcun dubbio che i responsabili delle violazioni del diritto umanitario e dei diritti umani, di chiunque si tratti, dovranno rendere conto delle loro azioni. In particolare condanniamo l’uso di armi chimiche riportato nell’attacco di ieri, ed esigiamo che tali attacchi abbiano fine e che le responsabilità siano definite attraverso i meccanismi appropriati. Una pace sostenibile ed inclusiva in Siria, per i siriani, rimane l’obiettivo di tutto il nostro lavoro comune”.

Per il ministro degli esteri britannico Boris Johnson non ci sono dubbi su chi sia il colpevole dell’attacco. L’occasione per ribadire la posizione dell’Europa sul dopoguerra: “Tutte le prove che ho visto puntano alla responsabilità del regime di Assad. Se vogliamo procedere alla ricostruzione della Siria deve esserci una transizione che escluda il regime di Assad”.

Dichiarazioni che per il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres sono importanti e indicano unità in seno alla comunità internazionale: “Questi eventi dimostrano quanto sia importante questa conferenza, quanto sia importante riunire la comunità internazionale per poter essere in grado di fare pressione sulle parti in conflitto e sui paesi che hanno un’influenza sulle parti in conflitto”.

Pressione tutta da verificare, vista l’assenza alla conferenza della Turchia e di rappresentanti di peso di diversi paesi coinvolti nel conflitto.

La Russia difende Assad e per bocca delle gerarchi militari di Mosca, afferma che le armi chimiche esplose a seguito di un raid delle forze governative sono di produzione e proprietà dei ribelli Anti Assad.

 “Vengono tutti a Bruxelles a rilasciare dichiarazioni. Sfortunatamente nessuno ha il coraggio di fare niente contro questo regime” siriano guidato da Bashar Al-Assad. Sono invece le parole del primo ministro libanese, Saad al-Hariri, al suo arrivo per la conferenza di aiuti alla Siria, mette a nudo i limiti della comunità internazionale e le complessità della questione. Sintetizza i motivi di una crisi che il Libano non sarà più in grado di gestire. Ci sono 1,5 milioni di rifugiati siriani nel Paese dei cedri, e “non siamo in grado sostenere ancora questo fenomeno”. Un problema per l’Europa da sempre divisa sui migranti: se il Libano mette un tetto alle accoglienze, l’onere dovrà essere inevitabilmente sostenuto da qualcun altro. Se collassa, può essere anche peggio. “La comunità internazionale deve investire in Libano”.

La conferenza di sostegno alla Siria ospitata a Bruxelles può rispondere alle richieste economiche (sono attesi impegni), ma non è la sede per rispondere alle necessità politiche chieste duramente dai libanesi. Si tratta di confermare gli aiuti economici per la popolazione civile e gestire la crisi umanitaria, il summit è concentrato su questo. Il nodo politico è comunque presente, e non potrebbe essere altrimenti. Gli attacchi sferrati con armi chimiche ripropongono la questione e rilanciano la necessità di soluzioni. Ma la comunità internazionale è divisa. I ministri degli Esteri di Francia e Regno Unito sono convinti: Assad è responsabile di quanto avvenuto ieri. “Non c’è dubbio”, secondo Jean-Marc Ayrault. “Il regime siriano ha usato in piena consapevolezza armi illegali”, sostiene Boris Johnson. Le Nazioni unite non mostrano la stessa certezza. “Serve un’inchiesta chiara per fugare tutti i dubbi”, le parole del segretario generale dell’Onu, consapevole della spaccatura in seno al Consiglio di sicurezza. La Russia continua a sostenere Assad, e a porre veti.

I soggetti internazionali chiave hanno disertato l’appuntamento a livello ministeriale. La Turchia non ha partecipato perché in rotta con la Germania per i divieti di tenere comizi in terra tedesca sul referendum costituzionale turco. Neppure Stati uniti e Russia hanno inviato i loro ministri a Bruxelles. La Germania, ha ammesso il ministro degli esteri Sigmar Gabriel, teme che Washington “focalizzi la propria attenzione solo sulla lotta al terrorismo e attenda che il regime di Assad si stabilizzi”. Quello che nessuno vuole in Europa. Su questo i Ventisette più uno sono uniti davvero. Sul resto non si sa che fare. Si ripete che non c’è soluzione militare in Siria. E allora? Si continua con colloqui di pace che però sembrano non condurre da alcuna parte. Almeno finora. A domande, la comunità internazionale risponde con impegni finanziari. Il Libano ha detto chiaramente che ha bisogno di altro. Tutto ha un prezzo, ma non tutto può essere comprato.

Secono Amnesty International è fondamentale assicurare la verità, riparare alle violazioni perpetrate e alle vittime causate nel corso del conflitto siriano.

A intervenire è la direttrice dell’ufficio di Amnesty International presso le Istituzioni Europee, Iverna McGowan.

“Se si vuole arrivare a una pace giusta e sostenibile per la Siria – ha dichiarato –, coloro che prenderanno parte alla conferenza di Bruxelles dovranno assicurare che al centro della loro discussione vi sia il tema dell’accertamento delle responsabilità.

Le vittime e i sopravvissuti alle atrocità di massa commesse durante il conflitto hanno il diritto alla verità, alla riparazione e alla giustizia. Questo conflitto è in corso ormai da troppi anni e tanto le forze governative quanto i gruppi armati si comportano come se non vi fosse alcuna linea rossa. Continuano a essere commessi crimini di guerra e contro l’umanità, le popolazioni civili sotto assedio sono alla fame e i convogli umanitari bloccati, i centri abitati vengono colpiti dagli attacchi aerei e migliaia di prigionieri sono stati torturati e fatti sparire.

La comunità internazionale ha il dovere di assicurare che gli autori di questi crimini saranno chiamati a risponderne”.


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